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L’Ucraina avvia test missilistici al confine la Crimea. Mosca schiera la flotta del Mar Nero e allerta 60 mila uomini

 

di Eugenio Cipolla

 
Mentre l’ennesimo incontro dei ministri degli Esteri del quartetto di Normandia si è risolto con un nulla di fatto, con il capo della Diplomazia tedesca Steinmeier che ha fatto sapere come non ci siano stati progressi nelle trattative tra Russia e Ucraina, la tensione tra Mosca e Kiev, già precaria a causa della guerra in Donbass e della Crimea, è tornata farsi alta in campo militare. Stavolta al centro della contesa non c’è l’est Ucraina, martoriato da una guerra che dura da due anni e mezzo e che ha provocato oltre 10.000 morti, ma la penisola che si affaccia sul Mar Nero, che l’Ucraina considera ancora come propria. 


Oggi, infatti, l’esercito ucraino, nonostante i ripetuti avvertimenti di Mosca, ha avviato una due giorni di test missilistici nel sud del paese e più esattamente nella regione di Kherson, confine ovest della Crimea. Ieri, non appena appresa la notizia, il ministero della Difesa russo aveva convocato il responsabile militare ucraino di stanza nell’ambasciata di Kiev a Mosca, presentando una nota di protesta, sostenendo che i test missilistici in quella zona costituiscono «una violazione delle acque territoriali russe» e minacciando risposte adeguate in caso di scenari negativi. «Il Ministero della Difesa russo  - si legge nella missiva consegnata dai funzionari russi all’Ucraina – avverte che missili rilevati nella zona territoriale russa verranno distrutti dalle forze di difesa aerea della Federazione. E se i razzi lanciati verso il territorio della Federazione (a terra, in mare o in aria) saranno una minaccia, reagiremo in maniera adeguata». 


«Per quanto ci riguarda – aveva risposto qualche ora dopo Alexander Turchinov, Segretario del Consiglio di Sicurezza e Difesa dell’Ucraina – la Federazione russa finisce nel mezzo dello Stretto di Kerch. Dunque noi a ovest siamo liberi di fare ciò che vogliamo». Parola che a Mosca non sono state percepite come amichevoli e che alimentano il sospetto tra i funzionari di Putin che il Partito della Guerra di Kiev (così chiamano in Russia tutti coloro che in Ucraina si sono riuniti sotto l’egida della russofobia) stia cercando un causus belli per scatenare la reazione russa e provocare un conflitto nel quale la NATO si troverebbe inevitabilmente coinvolta.


Ad ogni modo, in Russia non si esclude alcun scenario ed è per questo che lo stato maggiore dell’esercito ha allertato le 60mila truppe presenti sulla penisola e schierato la flotta del Mar Nero vicino alle coste occidentali della Crimea, con il compito, secondo fonti militari citate dai media russi, «di fornire difesa aerea al territorio russo». 


Stamane, dunque, come previsto le operazioni militari ucraine sono iniziate.
«Tutto prosegue come previsto. Non c’è nessuna reazione da parte della Russia. I nostri militari sono preparati per qualsiasi eventuale sviluppo», ha detto Volodymyr Kryzhanovsky, portavoce del comando aereo sud dell’Ucraina parlando in tv. Per il rappresentante dell’esercito ucraino, i test di Kiev, a cui prendono parte aerei da trasporto, droni, sistemi di missili antiaerei (S-300) e unità di telecomunicazioni non rappresentano alcun pericolo per la Crimea. 


Ma sono in molti, soprattutto tra gli analisti politici e militari, a temere che qualcosa possa andare “storto”, evolvendosi nella situazione desiderata da molti falchi a  Kiev (come Turchinov, l’ex premier Yatsenyuk e il ministro dell’Interno Avakov), i quali per la prima volta da Maidan hanno una vera indipendenza (negli Usa c’è una nuova amministrazione e Francia e Germania sono in un periodo pre-elettorale). Per Ruslan Bortnik, analista ucraino, «non si possono escludere tentativi di sabotaggio. Immaginate se qualcosa durante l’esercitazione andasse storto ed esplodesse in Crimea, causando la morte di qualcuno. Sarà impossibile dimostrare che non siamo stati noi». 


«La situazione è stata aggravata intenzionalmente. Kiev è più a suo agio con il congelamento di Minsk e la posizione poco chiara degli Stati Uniti. Ma questo è un gioco molto pericoloso, perché tutti i conflitti gravi sorgono proprio a causa di tali situazioni», è l’opinione di Andrei Zolotarev, altro analista politico. E non a caso in questi giorni la rotta di tutti i voli aerei civili da e per Turchia, Georgia, Armenia, Cina, Kazakhstan e altri paesi di Asia e M.O sarà deviata sulla Moldavia. Chissà che non si tratti di un segnale premonitore.
 
 
 
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