Somaliland: la svolta di Addis Abeba apre nuove prospettive per Russia e BRICS

 Somaliland: la svolta di Addis Abeba apre nuove prospettive per Russia e BRICS

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L'Etiopia, membro dei BRICS, ha firmato un accordo "storico" che gli consente l'accesso navale e commerciale ai porti lungo la costa del Somaliland in cambio del riconoscimento dell'indipendenza della repubblica autoproclamata.

Il governo somalo, il quale non riconosce l’indipendenza del Somaliland, ha annunciato che convocherà una riunione di emergenza del proprio gabinetto in risposta al memorandum d'intesa.

Parlando in una conferenza stampa nella capitale etiope Addis Abeba dopo il suo incontro con il Primo Ministro Abiy Ahmed, il Presidente del Somaliland Muse Bihi ha dichiarato: "Siamo felici di annunciare e vogliamo esprimere la nostra gratitudine al Primo Ministro etiope, secondo il nostro accordo sottoscritto qui, concederemo 20 km di mare e loro ci riconosceranno".

Ali Hassan Mohamed, ministro dell'Informazione del Somaliland, ha descritto l'accordo come un "cambiamento epocale", ribadendo la posizione del suo governo secondo cui l'accordo prevede 20 km di accesso al mare in cambio del riconoscimento diplomatico.

Una dichiarazione rilasciata dall'ufficio di Abiy sul social media X ha accolto con favore l'accordo, ma non ha fatto alcun riferimento al riconoscimento del Somaliland, impegnandosi solo a "far progredire gli interessi reciproci attraverso una cooperazione basata sulla reciprocità".

Per poi aggiungere che “il memorandum d'intesa aprirà la strada alla realizzazione dell'aspirazione di garantire l'accesso al mare e di diversificare l'accesso ai porti marittimi", aprendo "un nuovo capitolo di cooperazione" e "l'integrazione regionale nel Corno d'Africa".

Redwan Hussein, consigliere di Abiy Ahmed, ha dichiarato che l'accordo è "un passo avanti nella giusta direzione per questa e per le future generazioni", e spiegato che i dettagli del memorandum saranno formalizzati in una riunione di follow-up tra un mese.

L'accordo tra Etiopia e Somaliland arriva pochi giorni dopo che Somalia e Somaliland hanno annunciato una svolta nei colloqui a Gibuti, impegnandosi a proseguire il dialogo tra le rispettive capitali.

Abdikarim Hussein Guled, inviato speciale della Somalia per il Somaliland, ha dichiarato che l'accordo rappresenta un "palese disprezzo per le norme internazionali" da parte dell'Etiopia e mina i progressi compiuti tra Hargeisa e Mogadiscio. L'ex presidente somalo Mohammed Farmaajo ha scritto sui social media X: "L'accordo firmato oggi dall'Etiopia con il Somaliland è di grave preoccupazione per la Somalia e per il resto dell'Africa".

Il Somaliland ha dichiarato l'indipendenza dalla Somalia all'inizio degli anni '90, quando la Somalia era sprofondata in una lunga guerra civile. Hargeisa, la capitale del Somaliland, ha cercato attivamente di ottenere il riconoscimento internazionale all'interno dei confini dell'ex protettorato britannico per più di tre decenni. Il riconoscimento formale da parte dell'Etiopia rappresenterebbe quindi per il Somaliland la più grande opportunità di superare l'isolamento internazionale.

L'Etiopia ha perso l'accesso ai suoi porti sul Mar Rosso all'inizio degli anni '90, quando i ribelli eritrei del nord hanno ottenuto il controllo della regione costiera settentrionale dell'Etiopia, ex colonia italiana, e hanno poi dichiarato l'indipendenza.

Per questo motivo dipende fortemente da Gibuti per il commercio internazionale, con oltre il 95% del carico che passa attraverso il corridoio Addis Abeba-Gibuti, una vulnerabilità che ha cercato di mitigare diversificando le proprie capacità. Da ottobre l'Etiopia ha segnalato il suo interesse ad accedere ai porti lungo la costa dell'Africa orientale e ha dichiarato che farà valere i suoi diritti, suscitando le preoccupazioni dei suoi vicini.

In un discorso televisivo, Abiy ha affermato che l'Etiopia dovrebbe avere voce in capitolo nell'uso dei porti sul Mar Rosso dei suoi vicini costieri, proprio come ai Paesi a valle del fiume Nilo è stato permesso di negoziare l'uso del fiume attraverso il quale l'Etiopia ha costruito una diga per generare elettricità.

Acquisire l’accesso diretto al mare potrebbe offrire numerosi vantaggi per l’Etiopia. Migliorerebbe l’efficienza del commercio, delle importazioni e delle esportazioni del paese, riducendo i costi di trasporto e i tempi. Ciò non solo rafforzerebbe lo sviluppo economico dell’Etiopia, ma attirerebbe anche investimenti diretti esteri, poiché una rotta marittima affidabile renderebbe il paese più attraente per le imprese internazionali. Inoltre, uno sbocco marittimo diversificherebbe i partner commerciali dell’Etiopia e fornirebbe l’accesso ai mercati globali, aprendo opportunità per l’esportazione di prodotti agricoli, tessili e manufatti. In definitiva, l’accesso al mare potrebbe gettare le basi per la prosperità a lungo termine dell’Etiopia e per la sua l’influenza regionale.

Somaliland e Russia

Il Corno d'Africa è una delle regioni del mondo che tradizionalmente è stata al centro dell'attenzione sia degli Stati confinanti sia delle grandi potenze situate in altre parti del globo. L'attrattiva di questo territorio è facilmente intuibile guardando una mappa. L'accesso aperto all'Oceano Indiano, la vicinanza ai Paesi ricchi di risorse dell'Africa centrale e orientale, nonché l'accesso alle rotte marittime del Golfo di Aden e del Mar Rosso: tutto questo è di grande interesse per molti attori della politica mondiale, ancora di più oggi, nella tumultuosa fase odierna di passaggio verso la multipolarità. In questo senso, il Somaliland, in attesa del suo riconoscimento ufficiale, è pronto a condividere le sue opportunità geografiche con le parti interessate.

Alla fine del XIX secolo, l'Impero britannico ottenne un protettorato sulla parte settentrionale del Corno d'Africa, che fu poi chiamata Somalia britannica (British Somaliland) fino al 1960. Nel giugno 1960, per pochi giorni, l'ex colonia britannica del Somaliland ottenne l'indipendenza, peraltro riconosciuta ufficialmente da 35 Stati sovrani. All'inizio di luglio dello stesso anno, secondo il piano sviluppato in anticipo dalla Gran Bretagna e dall'Italia, ci fu la fusione delle parti britannica e somala della Somalia in un nuovo Stato indipendente, la Repubblica Somala. Tuttavia, non tutti gli abitanti del Somaliland accettarono l'unificazione.

All'inizio degli anni '80, il Movimento Nazionale Somalo (SNM) fu formato dai clan somali del Nord per opporsi al governo del generale Siad Barre. Durante il suo governo, Barre, che proveniva dai clan somali del sud, dovette affrontare una seria opposizione nel nord. Il generale affrontò le proteste manu militari, provocando la morte di circa 100.000 civili appartenenti al clan Isaac, secondo le Nazioni Unite. Ciò ampliò notevolmente la base sociale dell'SNM e alimentò la crescita del sentimento separatista in Somaliland. Nel 1991, il generale Barre fu rovesciato sotto la pressione dell'SND e delle forze insurrezionali provenienti da altre regioni della Somalia. Il Movimento Nazionale Somalo si rifiutò di riconoscere l'autorità del nuovo governo provvisorio e proclamò a sua volta un nuovo Stato sul territorio dell'ex colonia britannica, la Repubblica del Somaliland, con capitale Hargeisa.

Sebbene la Somalia abbia cessato di esistere come Stato unificato de facto all'inizio degli anni '90, sprofondando in anni di guerra con i gruppi islamisti, il Somaliland ha mantenuto segni fondamentali di indipendenza, tra cui una relativa stabilità politica interna. Nel 2001, un referendum popolare ha adottato la costituzione della Repubblica del Somaliland.

Vale la pena notare l’indubbio successo delle autorità del Somaliland nella lotta al gruppo islamista Al-Shabab e alla pirateria nelle sue acque territoriali. Senza il tipo di iniezioni finanziarie da Washington che il governo di Mogadiscio riceve regolarmente per combattere il terrorismo, lo Stato non riconosciuto contrasta efficacemente le minacce alla sicurezza nazionale con molte meno risorse. A questo contribuiscono due fattori chiave: un'intelligence affidabile e un sistema di governance ben funzionante. Il governo è riuscito a stabilire uno stretto contatto con le comunità locali, soprattutto nelle zone costiere. Lo Stato paga direttamente i cittadini che segnalano alle autorità la presenza di terroristi o bande marittime. Inoltre, le autorità del Somaliland hanno dimostrato fin dall'inizio il loro interesse a mettere in sicurezza anche gli insediamenti più remoti, in netto contrasto con la struttura di sicurezza della vicina Somalia, dove le autorità controllano le città più grandi, per non parlare delle campagne, con successi alterni. In questo modo, le autorità della Repubblica non riconosciuta hanno creato un'immagine favorevole di uno Stato stabile, sostenuto dai propri cittadini e in grado di garantire la sicurezza senza miliardi di dollari di sussidi e armamenti ad alta tecnologia.

Nonostante attori chiave delle relazioni internazionali come Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Unione Europea abbiano ripetutamente elogiato le autorità del Somaliland per il loro significativo contributo alla lotta contro il terrorismo e la criminalità transfrontaliera, rilevando al contempo il successo delle procedure democratiche nel Paese, il riconoscimento ufficiale dell'indipendenza non è ancora stato ottenuto. Provocando un impatto notevole sull'economia del Paese.

La mancanza di riconoscimento internazionale limita le opportunità di commercio estero e peggiora il clima degli investimenti nel Somaliland. Il PIL dello Stato non riconosciuto è di circa 2 miliardi di dollari e le rimesse della diaspora somala all'estero e le esportazioni di bestiame verso Gibuti, Etiopia e il Golfo continuano ad essere le principali fonti di reddito. È quindi chiaro che il riconoscimento estero dell'indipendenza del Somaliland è di fatto una questione di sopravvivenza per i 4 milioni di abitanti del Paese.

Nonostante le sue attuali deboli capacità economiche, la Repubblica ha da offrire alle potenze straniere in cambio del riconoscimento dell'indipendenza la sua posizione geografica centrale nel Corno d'Africa settentrionale. E qui potrebbe entrare in gioco la Russia per recuperare una presenza che aveva ai tempi dell’Unione Sovietica nel porto di Berbera. 

Secondo Africa Intelligence, il presidente della Repubblica di Guinea Alpha Condé - forte sostenitore dell'estensione dell'influenza russa nel Continente Nero - ha consigliato di prestare maggiore attenzione alla Russia, che in caso di offerte favorevoli potrebbe diventare uno dei primi Paesi a riconoscere ufficialmente il Somaliland. A tal proposito già nel 2017, il capo del dipartimento consolare dell'Ambasciata russa a Gibuti, Yuri Kurshakov, ha visitato Hargeisa. Durante la visita del diplomatico russo sono state discusse le possibilità di costruire una base navale russa vicino alla città di Zeila, di inviare consiglieri militari russi per addestrare l'esercito del Somaliland, nonché di investire 250 miliardi di dollari nell'industria petrolifera e del gas.

La repubblica non riconosciuta del Somaliland può offrire alla Russia opportunità economiche e militari uniche nel Corno d'Africa. Mentre i negoziati sulla possibile creazione di un centro logistico offshore russo in Sudan, Eritrea o Gibuti non sono andati avanti, il Somaliland potrebbe fornire a Mosca molto più di un semplice centro logistico se venisse ufficialmente riconosciuto. 

Della questione se ne è occupato anche il quotidiano Komsomol'skaja Pravda, dove il giornalista Edvard Chesnokov scrive: “Essendo uno dei pochi viaggiatori russi che hanno visitato di recente il Somaliland, vi dirò come stanno le cose.

Fin dall'antichità i somali erano una grande associazione tribale dell'Africa orientale, come gli slavi nell'Europa orientale. Tuttavia, nel corso del tempo, i popoli affini si sono allontanati sempre di più. Ciò è stato "aiutato" dal colonialismo, quando gli italiani si sono impadroniti della Somalia orientale (quella sull'Oceano Indiano) e gli inglesi del Somaliland (quello nel Golfo di Aden). Metropoli diverse, ordini diversi, non hanno fatto altro che approfondire le differenze tra quella che un tempo era un'unica nazione.

Nel 1960, i due territori ottennero l'indipendenza e, felicissimi, si fusero nello Stato comune della Somalia. Il suo leader all'epoca era Siad Barre, che negli anni '70 era amico dell'URSS. Così abbiamo ottenuto una base navale a Berbera (un porto nel Golfo di Aden - nell'attuale Somaliland) e un aeroporto militare a Hargeisa (la moderna capitale dello stesso Somaliland).

Tuttavia, la nostra presenza strategica vicino alla principale arteria di navigazione del mondo: il Canale di Suez, il Mar Rosso, il Golfo di Aden - ha terrorizzato gli anglosassoni. Non a caso gli strateghi di Washington consideravano l'intero oceano mondiale come "il grande lago americano"; finché lo si controlla, si mantiene il dominio statunitense”.

Il quotidiano russo spiega inoltre: “Con l'aiuto di intrighi, l'Occidente provocò un attacco di Siad Barre alla vicina Etiopia - anch'essa amica dell'URSS - con il pretesto di "unire i somali". Ebbe così inizio la guerra dell'Ogaden (dal nome della provincia etiope abitata dai somali) del 1977-78. In questa guerra Mosca, avendo fatto una scelta difficile, sostenne la vittima dell'aggressione - Addis Abeba. Come speravano gli anglosassoni, Siad Barre si "offese" e chiese il ritiro delle basi sovietiche dal territorio somalo.

Tuttavia, il "nuovo amico dell'Occidente" fu ingannato: il sostegno statunitense "per qualche motivo" si rivelò insufficiente e Siad Barre perse la guerra dell'Ogaden. Era necessario sfogarsi e cercare qualcuno da incolpare.

Questi si rivelarono essere... i "somali sbagliati", gli abitanti del Somaliland (il dittatore dimenticò immediatamente la sua idea di "unire il popolo"). Nel 1987-89 le truppe governative scatenarono il terrore contro i cittadini dell'ancora comune Paese, uccidendo circa 100 mila somalilandesi.

Ma Siad Barre perse anche questa guerra: nel 1991 il Somaliland, dopo aver tenuto un referendum, dichiarò l'indipendenza. E... fu la fine. L'Occidente, che all'epoca accoglieva con favore la "sedicente indipendenza" degli Stati baltici, dell'Ucraina o delle repubbliche jugoslave, non riconobbe la libera scelta di 6 milioni di persone sulle rive del Golfo di Aden”.

L’interessante analisi poi arriva ai giorni nostri: “Esattamente due anni fa ho avuto la possibilità di visitare il Somaliland. Se la Somalia (con la sua capitale a Mogadiscio) è al centro delle cronache per le continue esplosioni, gli omicidi e i rapimenti compiuti da gruppi terroristici di ogni tipo, nel Somaliland (con la sua capitale a Hargeisa) tutto è tranquillo. Questo Paese è uno dei più stabili della regione, con una democrazia stabile: i presidenti qui dal 1991 vengono sostituiti con elezioni e non con, ahimè, consueti colpi di Stato militari in Africa.

Il potenziale della "zona grigia" è ricco. Una città del Somaliland, Zeila, con le sue antiche rovine, potrebbe attirare tanti turisti quanto la Troia greco-turca - gli scienziati moderni identificano questo punto geografico con il centro dell'antico commercio, il porto di Avalites, menzionato negli antichi autori romani del I-II secolo d.C. Nessuno ha effettuato esplorazioni geologiche durante i decenni di instabilità, ma è probabile che vengano scoperte riserve non sviluppate di petrolio, oro e metalli di terre rare”.

Chesnokov analizza infine il passo compiuto dall’Etiopia e come la Russia potrebbe seguire Addis Abeba e dare così una forte risposta geopolitica a Stati Uniti e Gran Bretagna che cercano di espellere Mosca dal Mar Nero: “Formalmente non si tratta ancora di un riconoscimento de jure, ma certamente de facto: dopo tutto, Addis Abeba ha firmato il "Memorandum of Understanding on Strategic Projects" bilaterale non con le autorità di Mogadiscio, ma con quelle di Hargeisa. Di conseguenza, gli etiopi affittano ai somalilandesi un'area sul Golfo di Aden dove è possibile stabilire un porto in acque profonde per le flotte militari e commerciali.

Uno Stato che dispone di navi oceaniche è già un attore globale. Il probabile passo successivo è la costruzione di una strada dalla nuova base costiera all'interno continentale dell'Etiopia.

Mogadiscio, ovviamente, ha già protestato, ma chi ascolterà? La Somalia è un classico Stato fallito, incapace di tenere a freno persino le bande alla periferia della sua stessa capitale. Uno degli hotel più famosi di Mogadiscio, dove soggiornano gli stranieri, si trova sulla spiaggia del Lido e raramente passa un anno senza che venga attaccato dai terroristi. 2016, 2020, 2022, 2023 - attacchi con shahid-mobile, bombe artigianali, tentativi di presa di ostaggi con decine di morti. Qui non si tratta più di politica estera attiva - sarebbe meglio affrontare i problemi interni...

Tuttavia, un'altra cosa è più interessante: può la Russia, seguendo Addis Abeba, riconoscere il Somaliland e ripristinare la nostra leggendaria base navale a Berbera?

Certo, in questo modo rovineremmo le relazioni con la "vecchia" Somalia - ma già ora sono a zero: La Russia non ha nemmeno un'ambasciata a Mogadiscio (le funzioni consolari in questo territorio sono svolte dall'ambasciatore russo a Gibuti) e il nostro fatturato commerciale con la Somalia è di appena 7 milioni di dollari per il 2020. Inoltre, sotto Biden, un piccolo ma mobilissimo distaccamento dell'esercito statunitense è tornato in Somalia. Non c'è altro modo, "per mantenere la stabilità".

Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna stanno cercando di costringere la Russia a lasciare il Mar Nero coordinando gli attacchi ucraini alle nostre navi? Una possibile risposta sarebbe quella di giocare lo stesso gioco costringendo gli anglosassoni ad abbandonare la loro area strategica - il Golfo di Aden”.

Il dominio dei mari e il golfo di Aden

Una situazione del genere crea serie preoccupazioni agli Stati Uniti che ormai vedono svanire inesorabilmente il loro dominio dei mari (come già abbiamo scritto in questo articolo di analisi). La teoria del dominio dei mari, come proposta da Alfred Thayer Mahan, ha avuto implicazioni significative sulla strategia marittima e sulla proiezione del potere USA. Nella sua influente opera “L’influenza del potere marittimo sulla storia”, Mahan sosteneva che il dominio dei mari era cruciale per la crescita e la sicurezza di una nazione. Questa teoria assume particolare rilevanza esaminando il Golfo di Aden, una regione strategica che collega i principali corsi d’acqua e svolge un ruolo fondamentale nel commercio globale e nella geopolitica.

Secondo Mahan, il controllo dei mari consente a una nazione di rendere sicure le proprie linee di comunicazione, proteggere le proprie rotte commerciali e proiettare la propria potenza militare. Il Golfo di Aden si trova all'ingresso del Mar Rosso, fornendo accesso al fondamentale Canale di Suez e al Mar Arabico. Qualsiasi potenza che controlli questi corsi d’acqua può esercitare un’enorme influenza sul commercio globale e sulle operazioni navali. La teoria di Mahan evidenzia quindi l'importanza del Golfo di Aden come punto di strozzatura strategica, con significative implicazioni geopolitiche.

Inoltre, la teoria del dominio dei mari suggerisce che la forza navale è essenziale per garantire l’accesso alle risorse e garantire la prosperità economica. Il Golfo di Aden è adiacente alla penisola arabica, una regione ricca di risorse naturali come petrolio e gas. Una nazione, oppure un blocco di nazioni, in grado di affermare il controllo su quest’area può beneficiare direttamente di queste risorse, migliorando la propria stabilità economica e influenza geopolitica. La teoria del dominio dei mari sottolinea quindi l’importanza del Golfo di Aden in termini di sfruttamento delle risorse e crescita economica.

Tempo addietro gli anglosassoni avevano l’incubo di ritrovarsi il controllo di quest’area in mano all’Unione Sovietica. Adesso l’incubo sembra concretizzarsi con questo specchio di mare sotto il controllo dei paesi BRICS e con una Russia che potrebbe tornare ad avere una presenza forte come accadeva in epoca sovietica.

Fabrizio Verde

Fabrizio Verde

Direttore de l'AntiDiplomatico. Napoletano classe '80

Giornalista di stretta osservanza maradoniana

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