/ Tutte le bufale dell'intervista de 'Le Iene' al golpista Guaidò

Tutte le bufale dell'intervista de 'Le Iene' al golpista Guaidò

 

La trasmissione di varietà di Mediaset torna ad attaccare la sovranità del Venezuela: una misera propaganda filo-USA smascherata punto per punto

“Grazie Presidente. Ah non ci mandare in Italia in esilio Maduro che abbiamo già i nostri problemi”.
 
Con lo sfondo del Presidente costituzionale della Rebbubblica bolivariana del Venezuela, Nicolas Maduro, che balla salsa con la moglie, a voler dimostrare il presunto disinteresse verso quello che accade nel paese, il “giornalista” conclude: “Davvero buona fortuna a Lei”. Il “Presidente” e il “Lei” sono rivolte al protagonista-marionetta del golpe ordito dagli Stati Uniti il 23 gennaio scorso in Venezuela e miseramente fallito, Juan Guaidò.
 
Le Iene, Mediaset, 24 marzo 2019
 
 
Una delle operazioni mediatiche più tristi, subdole e di bassa propaganda nella già disastrata televisione italiana è andata in onda ieri nella trasmissione di intrattenimento e varietà “Le Iene”. Perseguendo l’obiettivo di Repubblica e degli altri poveri media nostrani che si ritrovano sempre dalla parte sbagliata della storia, la trasmissione di varietà di Mediaset torna ad attaccare la sovranità, indipendenza e il diritto di autodeterminazione del popolo venezuelano.
 
Così mentre attendiamo un reportage sulla morte di Santiago Maldonado o la detenzione arbitraria di Milagro Sala nell’Argentina del neoliberista Macri finita di nuovo nel baratro economico, oppure un servizio sulla Colombia dove gli attivisti sociali vengono uccisi quotidianamente e il livello di povertà è da crisi umanitaria; o sul Brasile di Bolsonaro dove agli attivisti viene rotta una spalla solo per una maglietta che chiede la liberazione del prigioniero politico Lula, o sulla brutale repressione in Cile di un’imponente manifestazione contro il fascista neo-presidente brasiliano in visita nel paese – e parliamo solo di America Latina perché dei crimini di Stati Uniti, Unione Europea e Nato con le Iene ci siamo arresi davvero da tempo - siamo costretti ad occuparci della nuova farsa organizzata a Caracas dalla trasmissione di avanspettacolo della rete di Berlusconi.
 
Protagonista, come nel 2017, tal Gaston Zama – non certo un Premio Pullitzer come potete comprendere per i suoi “reportage” sulla bufala del Blue Whale che ha costretto la trasmissione di varietà a scusarsi o quello sui terrapiattisti – che torna in Venezuela ad intervistare quello che ormai solo lui ha il coraggio di definire “presidente”, il povero Juan Guaidò.
 
Già vi avevamo scritto ieri (I soliti sciacalli attaccano la sovranità del Venezuela), commentando le prime dichiarazioni del golpista rilasciate dalla trasmissione di varietà che ormai non è più presidente nemmeno per gli autori del golpe, come il criminale di guerra Elliott Abrams che (guardate bene il video) non sa più come definirlo.
 




Reuters Venezuela, uno degli organi più agguerriti nella propaganda filo-golpista, è passato dal “presidente interino” iniziale a “deputato” all’”ingegnere venezuelano” di oggi:
 
Solo le Iene del Gastone nostrano lo definiscono ormai “Presidente”. E le sue manifestazioni presentate come raduni oceanici si rivelano dei flop assoluti come dimostrano queste immagini:


 
Il "servizio" inizia con la riproposizione di 4 minuti di pietose fake news con il solito patetico racconto ripreso dal servizio del 2017. Non ci mettiamo qui a rispondere nuovamente, ma vi preghiamo di leggere la lunga e approfondita analisi che avevamo fatto allora e che divenne presto virale. Fu facile, del resto, smontare, la ridicolaggine di quell’attacco alla sovranità e indipendenza del Venezuela.

Proprio come oggi.
 
Si perché, nel servizio, si arriva al momento fatidico. La nuova partenza. Arricchita da tanto “ma che sei matto?” della nota esperta di questioni internazionali, la modella Mariana Rodriguez, che nella nuova puntata del fotoromanzo resta a casa. Da autoproclamato giornalista, il buon Gastone parte alla ricerca del suo nuovo eroe: l’autoproclamato presidente.
 
Arriva a Caracas poco prima dell’inizio del sabotaggio terroristico del sistema elettrico. Sabotaggio che ha lasciato il paese senza elettricità per 5 giorni. E’ noto a tutti oggi come l’attacco sia stato prodotto dall’esterno con l’obiettivo di fomentare una sollevazione popolare che non c’è stata. Riproponendo uno schema già pensato per piegare l’Iran. 
 
La straordinaria dignità del popolo venezuelano nell’affrontare il terrorismo preannunciato da Pompeo e confermato da Marco Rubio su Twitter è stata incredibile.




 
Dopo il golpe fallito del 23 gennaio con l’autoproclamazione di un perfetto sconosciuto nella scena politica venezuelana, dopo il fallimento dell’invasione del 23 febbraio con la fake news di “Maduro brucia i camion umanitari”, dopo la totale dimostrazione di lealtà delle forze armate tranne qualche rara eccezione lasciata marcire in Colombia nella disperazione, si è passati al terrorismo.




 
Si perché le immagini fake e reali che il tal Gastone fa vedere nel servizio – della carne che marciva per assenza di elettricità e le operazioni di emergenza di medici eroici – ha un responsabile preciso ed è lo stesso che dal primo tentativo di golpe contro il Presidente Chavez nel 2002 ad oggi non accetta che in Venezuela esista una democrazia socialista che abbia deciso di nazionalizzare le proprie riserve petrolifere.
 
Su chi ci sia dietro il terrorismo elettrico vi consigliamo di vedere molto attentamente questo video. E’ spiegato tutto nei minimi dettagli:



 
e di leggere con molta attenzione queste dichiarazioni dell’ex vice-segretario Onu Pino Arlacchi.
 
Nel proseguo del servizio il tal Gastone vuole far passare l’idea che non solo la libera stampa non esiste in Venezuela. Non come da noi in Italia dove abbiamo 3 grandi giornali controllati dagli stessi editori. No, il dittatore Maduro fa propaganda perché controlla tutti i mezzi di comunicazione e addirittura 36 giornalisti hanno sono finiti sotto la scure repressiva del regime.
 
Non vi faranno vedere queste immagini che parlano più di qualunque cosa.


 


 
Ma è bene ricordare ai pappagalli vestiti da iene che i gruppi privati vicini alla variegata e disgregata opposizione controllano il 70% dei media. Ed è bene ricordare ai pappagalli vestiti da iene che ci sono effettivamente dei giornalisti in Venezuela costretti a lavorare in condizioni proibitive. Sotto costante minaccia. Questi sono quei giornalisti ritenuti vicini al governo. Un caso su tutti quello di Adriana Sivori di teleSUR. Ha rischiato di morire perché mentre si trovava a documentare l’ennesima manifestazione violenta organizzata dalle opposizioni - con in testa il partito di Juan Guaidó Voluntad Popular - fu colpita da un proiettile. Un giubbotto antiproiettile le salvò la vita. Storie come questa, però, potete esserne certi, non le vedrete mai sugli schermi di Mediaset. Mentre troverete senza dubbio le sparate mediatiche organizzate ad uso e consumo di un’opinione pubblica stordita dal bombardamento mediatico prodotto senza soluzione di continuità contro la Rivoluzione Bolivariana.
 


E’ il caso di Madelein Garcia, la coraggiosa giornalista che mesi prima del New York Times (ah si perché le fake news delle Iene sono state smentite anche dagli organi di propaganda di Washington. Mesi dopo ma lo hanno fatto) aveva dimostrato il tentativo di invasione con mercenari e seguaci dell’estrema destra di Guaidò, su ordine degli Stati Uniti e con la collaborazione della Colombia il 23 febbraio scorso alla frontiera. Madelein che aveva anche dimostrato che a bruciare i camion fossero stati i famigerati guarimberos e che all’interno ci fossero non beni di prima necessità ma materiali per la guerriglia.  Senza la solidarietà di neanche un collega della “libera stampa”, Madelein è oggetto ripetute di minacce di morte, intimidazioni e furti di identità per denigrare il suo lavoro.
 
 
Ma torniamo al servizio. Perché lentamente e tristemente si arriva al momento fatidico tanto atteso. L’auto-proclamato giornalista incontra il suo eroe, il “Presidente”. Anch’egli autoproclamato e sostenuto solo da Washington e vassalli.



 
Lo accoglierà nel Palazzo presidenziale di Miraflores in una delle massime sale di rappresentanza vista la devozione alla causa della trasmissione Le Iene al cambio di governo?
 
No, il “presidente” lo accoglie in un non precisata stanza di albergo dove si trova, in attesa che la giustizia venezuelana faccia il suo corso per i gravissimi crimini commessi contro i diritti umani del popolo venezuelano.
 
E la farsa ha inizio.
 
“Sono un po’ emozionato perché è la prima volta che intervistiamo un Presidente”. “Lo sa che guardandola bene assomiglia a Obama”
 
Non vediamo il volto del Gastone. E la sua voce è registrata come vuole l’artificiosità del servizio. Ma l’emozione non mancava neanche nella sala doppiaggio.
 
“Ha fatto un sacco di cose. Ma è sicuro di avere 35 o 85 anni?”
 
E poi si arriva alle note dolenti. I contenuti.
 
Non vi annoieremo sulle menzogne sulla Costituzione venezuelana, dato che le dichiarazioni del massacratore di El Mazote, il criminale di guerra Elliott Abrams messo a capo dell’operazione contro il Venezuela hanno di fatto messo fine a tutta la discussione. Non ci credono più nemmeno i padroni di Guaidò a questa farsa.
 


E non vi annoieremo nemmeno sulle menzogne sul blackout del duo Gaston - Guaidò. Basta riportare oltre a quello messo in precedenza le dichiarazioni dell’esperto dell’opposizione non del governo a proposito.
 
Ci vogliamo però concentrare su 2 passaggi significativi. Il tentativo di far passare l’opposizione “come pacifica e democratica” e con un sostegno ampio nella popolazione (“siamo al 40-45%” affermano il duo Gaston - Guaidò).
 
L’attitudine violenta del suo partito, Voluntad Popular, la frangia di estrema destra di un’opposizione che ormai è totalmente frantumata rende davvero risibili le dichiarazioni del golpista Guaidó che cerca di presentare la sua formazione politica come rispettabile e di “centro-sinistra”. Parliamo della stessa persona che a fine servizio dichiara: “E’ una menzogna della sinistra il complotto sul petrolio del Venezuela”.  
 
Così come rasenta il ridicolo il tentativo delle Iene, durante l’intervista, di far passare Leopoldo Lopez come un martire.
 
Leopoldo Lopez – che si consegnò lui alle autorità venezuelane per non essere arrestato dai suoi “amici” - è il rampollo di una potente e ricca famiglia venezuelana. Suo zio è stato ministro durante il mandato di Eleazar López Contreras, presidente che esiliò politici e persone comuni solo per il sospetto che avessero simpatie comuniste o anarchiche. Ha studiato presso la Kennedy School of Government, dell’Università di Harvard, sito che è di particolare interesse per la Central Intelligence Agency (CIA). Mentre in precedenza ha studiato presso il Kenyon College, nello stato dell’Ohio, dove la CIA ha inserito alcuni suoi elementi tra gli insegnanti, il cui compito è quello di individuare tra gli studenti, quelli che possono essere utili alla propria causa.

Una volta fatto ritorno in Venezuela si è legato all’International Republican Institute (IRI) del Partito Repubblicano statunitense, che gli ha concesso tutto il suo supporto strategico e finanziario.
 A questo proposito, dal 2002 ha condotto frequenti viaggi presso la sede dell’IRI a Washington per sostenere incontri con funzionari del governo di George W. Bush.
 L’11 aprile del 2002 si trovava in testa alla marcia dell’opposizione golpista diretta al Palacio de Miraflores, che provocò la morte di decine di persone, oltre al sequestro del presidente Hugo Chávez.
Una volta terminato il suo mandato come sindaco di Chacao, è stato interdetto dalla Corte dei Conti del Venezuela a causa della malversazione delle risorse pubbliche che erano a sua disposizione.
 
Lopez è stato uno dei padrini politici di Lorent Saleh, meglio conosciuto come simpatizzante neonazista venezuelano, che con l'aiuto dei militari colombiani ed esponenti dell’opposizione pianificava di realizzare atti terroristici in Venezuela con cecchini, bombe, e la creazione di un gruppo paramilitare. Senza dimenticare il suo ruolo centrale nel piano golpista ‘La Salida’. L’ex sindaco del municipio Chacao è stato condannato perché giudicato responsabile di gravi crimini quali l'incendio doloso (art. 343 del Codice Penale), l'istigazione alla violenza (art. 285 del Codice Penale), danneggiamenti alla proprietà pubblica (art. 83, 473 e 474 del Codice Penale), e associazione a delinquere (art. 37 del Codice Penale), con l'aggravante di aver infranto la Legge Organica contro il Crimine Organizzato e il Finanziamento al Terrorismo, in occasione delle violente proteste da lui capeggiate nell'anno 2014, quando con la destabilizzazione delle piazze l'opposizione cercò di provocare il rovesciamento del legittimo Presidente Maduro. 
 
'Proteste’ cruente caratterizzate dalle cosiddette guarimbas: barricate composte da chiodi e fil di ferro che provocarono una morte tremenda a diverse persone innocenti. Tragico il bilancio: 43 morti e 878 feriti. Insomma, tutt’altro che reati di opinione come si vorrebbe far credere. Lopez è sicuramente un simbolo. Rappresenta il golpismo e la violenza devastatrice. 
 
Per tracciare un termine di paragone con l’Italia, vediamo che considerando solo due dei reati commessi come l’incendio doloso e l’istigazione alla violenza, sarebbero costati al ‘prigioniero’ Lopez oltre 10 anni di reclusione nelle nostre patrie galere, decisamente meno confortevoli del carcere di Ramo Verde a Caracas. 
 


Un percorso che ricorda molto quello di Juan Guaidó. Allevato dagli USA e massone. Da tempo attivo nella destabilizzazione violenta del proprio paese al fine di spodestare prima Chavez e poi Maduro.
 
Perché l’opposizione percorre solo la strada golpista e non prova ad avere la meglio sul chavismo in modo democratico attraverso le urne. Se come afferma l’autoproclamato presidente il suo partito sarebbe al 45% mentre il PSUV al 10%?
 
La realtà è ben diversa. L’ultimo sondaggio realizzato da Hinterlaces nel mese di febbraio e reso noto una decina di giorni fa mostra che il 34% dei venezuelani si dichiara chavista, mentre appena il 18% di opposizione.
Una chiara dimostrazione che il popolo non nutre alcuna fiducia in dirigenti politici che negli ultimi anni hanno esclusivamente soffiato sul fuoco della violenza e del sabotaggio economico per destabilizzare il paese. Le cui conseguenze sono ricadute per intero sulla popolazione costretta a subire scarsità di beni, inflazione alle stelle e terrorismo psicologico.
 
 
Il servizio delle Iene finisce con una precisazione postuma. Si mostra l'immagine dell'ingresso del golpista e si ferma l'immagine sul suo portavoce e collaboratore, Roberto Marrero, presente nella stanza. portavoce e collaboratore di Guaidò. Gaston dice: “Lo vedete? Marrero è stato arrestato pochi giorni fa dai servizi di intelligence venezuelane. Chissà se a lui toccherà la stessa sorte”. Con l'immagine di Guaidò.

Ma chi è Roberto Marrero? Non ve lo dice chiaramente il buon Gastone, ma lo facciamo noi per voi. 
 
 
“Forse faranno lo stesso con Guaidò?”. La giustizia richiederebbe questo. I crimini contro il popolo venezuelano e il tradimento contro la patria richiederebbe questo. Per ora il popolo venezuelano resiste. Resiste dagli attacchi dell’Impero, alle sanzioni criminali mai citate dal vergognoso servizio del Gaston. Resiste agli Stati Uniti, all'Unione Europea, ai loro cani e iene fedeli.


 

 
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