Zelensky e la guerra allo stato di diritto

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Zelensky e la guerra allo stato di diritto

 

 

di Giordano Bruno

 

La vicenda di Aleksander Tupitsky, presidente della Corte Costituzionale ucraina fino al 2021, ricorda come la condotta antidemocratica del governo di Kiev abbia una storia ben più lunga di quella della legge marziale istituita all'indomani dell'attacco russo del febbraio 2022.

Divenuto celebre per aver sostenuto l'incostituzionalità della legge per privatizzazione delle terre ucraine, Aleksander Tupitsky è stato sollevato dall'incarico insieme al giudice della Corte costituzionale, Alexander Kasminin, nel marzo 2021 dal presidente ucraino Vodymyr Zelensky, benché quest'ultimo non avesse alcun potere costituzionalmente riconosciuto per firmare un provvedimento del genere.

L'epurazione subita da Aleksander Tupitsky, la sua persecuzione e la sua tentata eliminazione fisica si spiegano con la volontà di voler rimuovere un ingombrante ostacolo ai piani della Casa Bianca per il controllo delle risorse e delle strutture politiche ucraine.

Le minacce che hanno fatto seguito alla sua rimozione dall'incarico hanno costretto il giurista ucraino a lasciare l'Ucraina e a rifugiarsi in Austria, dove vive da ormai circa tre anni. Aleksander Tupitsky, raccontando anche di un probabile tentativo di sequestro all'estero da parte delle strutture ucraine, ha descritto la sua destituzione come un “golpe costituzionale”. Dopo la sua fuga dall'Ucraina, al termine di un processo-farsa è stato condannato in contumacia per falsa testimonianza ed altri reati, per i quali è stato emesso dalle autorità di Kiev un mandato di cattura internazionale nei suoi confronti. E' ricercato anche sulla base dell'accusa di essere allontanato illegalmente dall'Ucraina quando la legge marziale era già in vigore.

Pur lontano dall'Ucraina, nel settembre del 2024 Aleksander Tupitsky ha subito un avvelenamento con il mercurio a cui è fortunatamente sopravvissuto: la conferma dell'avvelenamento subito da Tupinsky si trova, oltre che nella sua testimonianza, nella copia del referto medico in cui sono compaiono i risultati delle analisi effettuate dai medici che lo hanno preso in cura. 



In una lunga intervista con la giornalista Olga Shary Aleksander Tupitsky ha raccontato i dettagli della vicenda: con l'intensificarsi dei sintomi comparsi il 1 settembre 2024 il livello di contaminazione da mercurio nel suo corpo si è pericolosamente avvicinato al livello mortale, pur non raggiungendolo. E' importante ricordare come l'avvelenamento di  Aleksander Tupitsky sia stato preceduto da una lunga serie di pubblicazioni nei media legati alle strutture ucraine di governo riguardo gli spostamenti all'estero del giurista.

Nell'intervista rilasciata ad Olga Shary quest'ultimo si è lungamente soffermato sulla situazione politica ucraina, descrivendo le ragioni che conclamano l'illegittimità di Zelensky: tuttavia,  Aleksander Tupitsky ha sottolineato come da un punto di vista giuridico l'unico organo preposto a sindacare la legittimità di Zelensky sia la Corte costituzionale: quest'ultima aveva infatti rilevato l'incostituzionalità dei provvedimenti emessi contro Aleksander Tupitsky prima che lo stesso Zelensky e l'SBU – i servizi segreti ucraini – ne paralizzassero l'attività.

La responsabilità della persecuzione di  Aleksander Tupitsky è pienamente riconducibile a Zelensky, ma è ben lungi dall'essere l'unica. Mentre in Ucraina prosegue la persecuzione della Chiesa Ortodossa la Corte europea dei diritti dell'uomo dopo ben 11 anni ha finalmente riconosciuto la responsabilità del governo di Kiev nella strage di Odessa: una responsabilità che riguarda direttamente sia la presidenza Poroshenko che quella di Zelensky, considerando la mancanza di provvedimenti seri nei confronti degli esecutori materiali della strage da parte di quest'ultima.

Insieme a quello eclatante di Odessa sono troppi i casi di repressione politica di cui le autorità ucraine si sono rese responsabili nel passato recente e continuano ad essere responsabili nel presente. 

Oltre a quella di non aver prevenuto la guerra, di non averla fermata alla prima occasione utile e di aver così sacrificato invano la vita centinaia di migliaia di giovani, dal 2022 il governo ucraino ha la responsabilità di un'ulteriore stretta repressiva, culminata con il reclutamento forzato, la messa al bando di qualsiasi forza politica d'opposizione, l'epurazione di ogni figura scomoda ed il controllo pressoché totale sui media. Si può ricordare la persecuzione politica dei fratelli Kononovich e la detenzione dell'attivista per i diritti umani Irina Berezhnaya, così come gli innumerevoli omicidi di giornalisti ed oppositori come Pavel Sheremet, Oles Buzina, Vadim Komarov e tanti altri che si sono impunemente susseguiti dal 2014 ad oggi. Il mandato presidenziale di Poroshenko si è chiuso nel 2019 con l'affermazione di Zelensky, mentre quello di quest'ultimo avrebbe dovuto chiudersi nel 2024 con nuove elezioni politiche: elezioni che Zelensky si è guardato bene dal permettere, consapevole del fatto che queste avrebbero coinciso con una sconfitta cocente e con il suo esilio dall'Ucraina.

Mentre la Casa Bianca pretende da Kiev la rimozione degli ostacoli legislativi allo sfruttamento delle risorse ucraine i governi dell'Unione Europea tacciono sulle aberrazioni e sui misfatti di cui Zelensky di cui è responsabile.

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