Addio Francia: Mali, Niger e Burkina Faso lanciano la sfida con la nuova forza AES

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Addio Francia: Mali, Niger e Burkina Faso lanciano la sfida con la nuova forza AES

 

L’Alleanza degli Stati del Sahel (AES) ha ufficialmente costituito e resa operativa una propria forza militare unificata composta da cinquemila soldati di Mali, Burkina Faso e Niger, dotata di mezzi aerei, terrestri e di intelligence. Si tratta di una nuova fase nella cooperazione in materia di sicurezza tra questi tre stati della regione saheliana.

La cerimonia ufficiale di consegna della bandiera delle Forze Unite nella Regione dell’Africa Australe (UF-SAER) ha avuto luogo in dicembre nella capitale maliana Bamako, un evento pubblico che ha segnato l’entrata in attività operativa di questa forza multinazionale.

Il comando è stato affidato al generale burkinabé Daouda Traoré, le FU-AES riuniscono unità militari dei tre Stati membri, la missione principale sarà quella di contrastare il terrorismo e neutralizzare i gruppi armati attivi nella regione, in particolare nelle zone di confine contrassegnate ormai da un livello di insicurezza elevata a causa dell’inasprimento degli attacchi jihadisti e della persistente instabilità alimentata dalla mobilità transfrontaliera dei gruppi armati.

Secondo il generale Mody, portavoce dell’UF-SAER, il nuovo dispositivo rafforzerà le operazioni congiunte già in corso, offrendo una risposta coordinata e più efficace alle minacce comuni, rassicurando e garantendo la vita delle popolazioni locali.

Questo progetto era stato concepito nel settembre 2023, come Alleanza degli Stati del Sahel, poi si è trasformata in una Confederazione nel luglio 2024, rafforzando il suo quadro interno sia politico che strategico. Contestualmente, i tre Stati africani hanno formalizzato il loro ritiro dalla Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (Cedeao-Ecowas) nel gennaio 2025, criticandola per l’inefficacia nella gestione delle crisi di sicurezza e per l’eccessiva influenza e ruolo egemonico della Francia. Contestualmente, i tre Paesi stanno diversificando le loro alleanze militari e diplomatiche, con nuovi partenariati, in particolare con Russia e Cina.

AES: UN’ALTERNATIVA PER IL SAHEL?

Il percorso, iniziato nel 2024, è stato portato a termine, portando così Mali, Niger e Burkina Faso ad staccarsi dal G5 Sahel, lasciando Mauritania e Chad alle loro scelte. Tagliando definitivamente e concretamente i rapporti con Francia e Stati Uniti, i sostenitori ed usufruttari reali di quella coalizione.

Pubblicato il 18 Luglio 2024 da NAD

di Cristiana Fiamingo[1]

L’AES che si prefigge come obiettivo strategico di promuovere lo sviluppo socio-economico nell’area, con la consapevolezza di dover ricostruire tutta la rete commerciale che era prima garantita dall‘ECOWAS. A tale scopo, è stata prevista la creazione della AES Investment Bank e di un Fondo di stabilizzazione, mirati alla realizzazione di progetti congiunti con l’obiettivo di provvedere alle popolazioni la sicurezza alimentare, garantire accesso a terra, acqua e sanità, ma anche istruzione e formazione professionale finalizzata all’occupazione e dal punto di vista più strettamente economico e ravvicinato: controllare risorse minerarie ed energetiche, garantire industrializzazione e commercializzazione dei prodotti anche rafforzando le infrastrutture e i trasporti oltre alle comunicazioni e alle telecomunicazioni.

Di fatto è in pieno atto un reale corso di decolonizzazione, questa prospettiva ha finora trovato un pieno consenso e grandi speranze tra i popoli dei tre paesi, sfiancate da decenni di povertà, disordine politico e una annichilente insicurezza: che sono le sostanziali motivazioni delle bande terroristiche che attanagliano la regione, che ha prodotto finora oltre 8000 morti e indicibili violenze e soprusi.

I militari che hanno preso il potere in questa regione saheliana, sanciscono cos’ apertamente e alle popolazioni un programma che non è temporaneo, ma che prevede piani di lunga durata per raggiungere gli obiettivi, e anche questo trova nelle popolazioni un consenso di massa.

Queste progettualità stanno suscitando interesse e attenzione nei paesi intorno, dal Togo al Chad, dalla Guinea ad altri paesi dell’Africa occidentale.  Di fatto si è aperta un’era nuova per un grosso pezzo d’Africa. I prossimi passaggi indicheranno se troverà la forza e lo sviluppo sul campo, necessari.

A cura di Enrico Vigna, IniziativaMondoMultipolare/CIVG

Fonti: Inside e C. Flamingo Nad

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