Il no a Trump: un gesto di debolezza, non di coraggio

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Il no a Trump: un gesto di debolezza, non di coraggio

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di Paolo Desogus*

Negli ultimi giorni sono avvenuti dei fatti molto importanti, per molti versi anche in contrasto con alcuni timori che ho espresso in passato. L'Italia e numerosi paesi europei non si stanno piegando a Trump nella guerra in Iran. È vero, a una lettura attenta si può osservare che qualcosa gli è stata concessa. Ma è anche vero che agli Usa è stato negato lo spazio aereo da Spagna e, sembra, la Francia, e che l'Italia ha negato l'uso della base di Sigonella.

Sono fatti molto più importanti di quanto si potrebbe immaginare. Certo, il paragone con la crisi di Sigonella del 1985 non regge. E non regge nemmeno qualsiasi confronto con quanto fatto da Moro. La decisione italiana resta tuttavia un fatto abbastanza clamoroso.

C'è però un paradosso. Sono abbastanza convinto che Giorgia Meloni c'entri poco. La scelta di negare le basi è dipesa dal Quirinale ed è stata favorita dalla fragilità in cui si trova il governo italiano dopo il risultato del referendum, del resto condizionato anche dall'eccesso di servilismo italiano verso Trump, a cui il governo deve porre rimedio. Abbiamo insomma detto no a Trump (con tanto di teatrino lacrimoso di Crosetto) per debolezza non per un sussulto politico di forza.

L'orientamento imposto da Mattarella si spiega con le forti preoccupazioni per la tenuta economica del paese. La guerra in Iran ha provocato uno squilibrio internazionale enorme, che difficilmente potrà essere ricomposto. I primi a pagare per questo risultato siamo noi europei che dipendiamo dall'energia fossile con il paletto antirusso. Del resto da anni viviamo su di un piano inclinato per ragioni di diverso ordine - statuale, geopolitico, tecnologico, economico e culturale - a cui si aggiungono la crisi economica del 2008, l'austerity, il covid e appunto le guerre in Ucraina e ora in Iran.

Non voglio dire che l'Europa stia finalmente reagendo agli Usa: basti solo qui ricordare il nefasto accordo sui dazi. Al livello UE l'unico segnale realmente propositivo che vedo è l'introduzione dell'euro digitale, che certamente creerà dei problemi al dollaro. L'atteggiamento dei paesi europei verso gli Usa per scongiurare la partecipazione a una guerra assurda e criminale come quella contro l'Iran è comunque la premessa di qualcos'altro.

Vedremo. Di sicuro dovremo prima o poi sganciarci dagli Usa e da Israele. E dobbiamo farlo senza cadere nei tranelli: la minaccia di Trump di ritirarsi dalla Nato è una scemenza. Certo, poi lui non mi pare un fulmine di guerra: si è fatto fregare come un pollo da Netanyahu e del suo ego. Difficilmente però si ritirerebbe (o gli permetterebbero di ritirarsi) da un programma che ha garantito agli Usa una presa militare ed economica formidabile sull'Europa. Di fronte a una simile minaccia dovremmo infatti invitarlo ad accomodarsi fuori dalla porta senza fargli più tanti complimenti.

*da Facebook

Paolo Desogus

Paolo Desogus

Professore associato di letteratura italiana contemporanea alla Sorbonne Université, autore di Laboratorio Pasolini. Teoria del segno e del cinema per Quodlibet.

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