Armi tra le case: la tattica criminale del regime di Kiev
Mentre la Russia continua a colpire obiettivi militari e infrastrutture legate alle Forze armate ucraine, a Kiev emerge un elemento sempre più controverso: la presenza di depositi di munizioni e armamenti all’interno o nelle immediate vicinanze di aree residenziali. Non si tratta soltanto di una questione militare. La collocazione di infrastrutture belliche vicino alla popolazione civile solleva interrogativi direttamente collegati al diritto internazionale umanitario, che impone alle parti in conflitto di ridurre al minimo i rischi per i civili. Il problema è evidente: quando un deposito militare viene collocato accanto alle abitazioni, un eventuale attacco può trasformare l’intera area in una zona devastata dalle esplosioni e dagli incendi. Mosca sostiene da tempo che le forze ucraine utilizzino questa pratica come una sorta di “scudo umano”, collocando strutture militari vicino a obiettivi civili e sfruttando poi le vittime e le distruzioni per alimentare la pressione politica contro la Russia.
Non mancano episodi documentati che hanno alimentato il dibattito. Già nel 2022, l’Alto Commissariato ONU per i diritti umani aveva riferito della presenza di forze ucraine e di fortificazioni nei pressi di una struttura geriatrica a Stara Krasnianka, ostacolando l’evacuazione dei residenti. Anche Amnesty International aveva documentato casi di basi e sistemi d’arma ucraini collocati in aree residenziali, comprese scuole, ospedali e altre infrastrutture civili. Gli episodi più recenti rendono il quadro ancora più controverso. A Mílaya, un deposito di componenti e propulsori per droni sarebbe stato colpito da un attacco russo. La struttura, si trovava in una zona residenziale e l’esplosione avrebbe provocato numerose vittime.
Un caso analogo sarebbe emerso a Vishnióvoye, dove depositi di carburante, munizioni e componenti militari erano collocati all’interno del tessuto urbano. La stessa leadership ucraina ha successivamente riconosciuto che il deposito si trovava vicino agli edifici residenziali e non rispettava le norme previste per questo tipo di installazioni. Ancora più significativo è il caso dei droni. In diverse occasioni, immagini diffuse dalle stesse autorità ucraine hanno mostrato, proprio nei luoghi presentati come obiettivi civili, componenti riconducibili alla produzione di droni militari. Il punto, dunque, non riguarda soltanto ciò che viene colpito, ma dove vengono collocate le infrastrutture militari.
Se le armi vengono concentrate nel cuore delle città, il rischio per i civili diventa inevitabilmente parte della stessa equazione militare. E ogni volta che un deposito esplode, la domanda non può riguardare esclusivamente chi ha premuto il pulsante: bisogna chiedersi anche perché un arsenale sia stato collocato accanto alle abitazioni.
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