Coronavirus: il possibile impatto sul Sistema Sanitario italiano

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Coronavirus: il possibile impatto sul Sistema Sanitario italiano

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"Erano nell’Attica solo da pochi giorni, quando il morbo cominciò a manifestarsi ad Atene. Imedici non riuscivano a fronteggiare questo morbo ignoto ma, anzi, morivano più degli altri, in quanto più degli altri si avvicinavano ai malati, né alcuna tecnica umana venivaloro in soccorso. Per quanto si formulassero suppliche nei templi o si ricorresse agli oracoli e acose del genere, tutto si rivelò inutile.Dapprima, a quanto si dice, la peste incominciò in Etiopia, poi passò anche in Egitto e in Libia, enella maggior parte della terra del re. Ad Atene piombò improvvisamente, e dapprima contagiògli abitanti del porto, così che gli ateniesi sostennero che i Peloponnesiaci avevano gettato dei veleni nei pozzi; poi raggiunse anche la città alta, e iniziò a ucciderne molti di più.Si dica pure su questo argomento quello che ciascuno pensa, medico o profano che sia, sia sulla probabile origine della pestilenza, sia sui fattori capaci di indurre un così repentino cambiamento dello stato di salute."
 

Tucidide, La guerra del Peloponneso.

 

Purtroppo anche in Italia si sono verificati i primi focolai di coronavirus. Il primo in Lombardia, nel lodigiano e probabimente un secondo in Veneto. E del tutto inutile lasciarsi andare a reazioni isteriche e addirittura a inutili e infantili cacce all'untore.

Molto più importante eventualmente pensare a quale sarebbe l'impatto del coronavirus sul nostro sistema sanitario nel caso in cui si verificassero molti casi. Quanti posti in rianimazione abbiamo a disposizione per la malaugurata evenienza? Mi dicono che i posti in rianimazione sono occupati tutti 365 gg all'anno. A gurdare i dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità non c'è da stare allegri: nel 1980 l'Italia vantava 922 posti letto in terapia intensiva per 100000 abitanti, nel 2013 sono scesi ad appena 275 posti per 100000 abitanti.

E negli ultimi anni le cose sono peggiorate ancora: basta verificare i dati del Ministero della Salute. I posti in terapia intensiva del Servizio Sanitario Nazionale siano 8,42 per 100mila abitanti, più 4,30 in unità coronarica. A meno di errori, un crollo tragico. Insomma, anni e anni di tagli draconiani - solo negli ultimi 10 ben 37 miliardi di euro sottratti al sistema sanitario - provocano queste gravi carenze.

Una vera ecatombe che non può non aver avuto conseguenze sulle capacità del sistema di reggere all'urto di uno shock come può essere, appunto, quello di una improvvisa epidemia virale altamente contagiosa.
 

E ora che facciamo? Vorrà dire che osserveremo il nostro Avanzo Primario e il nostro rapporto deficit/pil ottenuto anche grazie ai posti letto tagliati negli ospedali compresi quelli in rianimazione? E i medici? Anche loro sono umani, hanno bisogno di turni e di riposo. Abbiamo medici a disposizione? Ah, già, siamo il paese che richiama in servizio medici ottantenni perchè - sempre in ossequio all'Avanzo Primario e alle altre folli regole contabili imposte dall'UE - abbiamo messo il numero chiuso a medicina con i ragazzi che ogni anno si sottopongono a selezioni gladiatorie per poter accedere ai pochi posti a disposizione.

Non parliamo poi degli ancora meno posti di specializzazione con i ragazzi già laureati che scappano all'estero per avere una possibilità che da noi non viene concessa sempre in ossequio alle deliranti leggi ferree della contabilità della sparagna eurokompetente. Non aggiungo altro.

Ricordo a tutti che però abbiamo l'Erasmus, quello si che è importante. I posti in rianimazione e i medici invece non servono a nulla: nella migliore delle ipotesi ci affidiamo alla Provvidenza noi, come Fra' Cristoforo nei Promessi Sposi. Nella peggiore potremmo comportarci come gli ateniesi ai tempi di Tucidide.

 

A tempesta finita bisognerà ridiscutere totalmente le regole europee. Non si può mettere a repentaglio la salute pubblica a causa di regole contabili totalmente idiote.


Giuseppe Masala

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