Tensioni nel Mar Rosso: lo Yemen sfida Israele e gli USA nelle rotte cruciali

Tensioni nel Mar Rosso: lo Yemen sfida Israele e gli USA nelle rotte cruciali

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Nel Mar Rosso non si passa: "Le forze armate yemenite confermano che continueranno a impedire a tutte le navi dirette ai porti occupati da Israele di navigare nel (Mar Rosso) finché non porteranno il cibo e le medicine di cui hanno bisogno i nostri fedeli fratelli nella Striscia di Gaza", ha affermato il portavoce militare yemenita, Brigadiere Generale Yahya Saree, in un comunicato.

L’ondata di attacchi da parte dell’esercito yemenita contro navi nel Mar Rosso dirette verso i territori occupati nelle ultime settimane ha già costretto molte compagnie di navigazione a sospendere le loro partenze.

Maersk, la più grande compagnia di navigazione del mondo, ha annunciato venerdì, di aver informato tutte le sue navi che intendevano attraversare lo stretto di Bab el-Mandeb di “sospendere il viaggio fino a nuovo avviso”.

Anche la compagnia di navigazione tedesca Hapag-Lloyd ha annunciato la decisione di fermare fino a lunedì il traffico di tutte le sue navi portacontainer attraverso il Mar Rosso.

Mentre lo Yemen intensifica le sue operazioni nella parte strategica del Mar Rosso, Israele accusa il colpo poiché minaccia di colpire l’economia già in difficoltà del regime di occupazione sionista.

Il giorno prima, quindi il giovedì, l’esercito yemenita aveva lanciato un missile balistico contro una nave portacontainer che attraversava lo stretto strategico dopo che aveva sfidato gli avvertimenti emessi in precedenza dall’esercito yemenita.

Martedì, invece, ha colpito con un missile una nave cisterna commerciale battente bandiera norvegese mentre la nave si trovava nel Mar Rosso diretta verso un porto occupato da Israele per consegnare il suo carico.

L'operazione yemenita sulla petroliera Strinda ha avuto luogo a circa 100 chilometri a nord dello stretto di Bab el-Mandab che collega il Mar Rosso e il Golfo di Aden.

Il 4 dicembre, l’esercito yemenita ha preso di mira due navi nel Mar Rosso mentre tentavano di attraversare lo stretto di Bab el-Mandeb e dirigersi verso i territori occupati.

Colpo agli interessi di USA e Israele

Lo stretto di Bab el-Mandeb ha un grande significato economico per Israele ed è di immensa importanza per gli Stati Uniti. Situato all'estremità meridionale del Mar Rosso, questo stretto corso d'acqua collega il Corno d'Africa con il Medio Oriente, facilitando il commercio tra Europa, Asia e Africa orientale. Israele, in quanto paese strategicamente posizionato nella regione, ha tratto grandi benefici dallo stretto di Bab el-Mandeb in termini di economia e relazioni commerciali. Inoltre, lo stretto riveste un notevole interesse per gli Stati Uniti a causa del suo ruolo cruciale nel mantenere le rotte commerciali globali e nel garantire la fornitura ininterrotta di petrolio sia agli USA stessi che ai vassalli/alleati. Quasi il 10% di tutto il petrolio scambiato in mare passa attraverso questo punto, così come 1 trilione di dollari in merci, secondo vari studi e analisi.

Innanzitutto, lo stretto di Bab el-Mandeb svolge un ruolo fondamentale nell’economia israeliana. Essendo uno dei maggiori esportatori mondiali di diamanti, il regime sionista, fa molto affidamento sulle rotte commerciali marittime per il trasporto dei suoi beni preziosi. Lo stretto fornisce un collegamento diretto tra i porti di Eilat in Israele e l'Oceano Indiano, evitando la necessità di navigare intorno al continente africano. Consentendo così un risparmio di tempo e denaro, rendendo Israele più competitivo nel mercato globale dei diamanti. Inoltre, la posizione geografica di Israele all'estremità orientale del Mediterraneo, con la sua vicinanza allo stretto di Bab el-Mandeb, lo rende un hub commerciale ideale per le spedizioni internazionali che attraversano il Mar Rosso. Fosfati, potassa e minerali grezzi vengono esportati dal porto di Eilat in tutto il mondo. Mentre ci sono anche importazioni di legname, materiali da costruzione, prodotti alimentari e automobili.

Per decenni, il regime israeliano ha offerto al mondo il porto di Eilat come una via marittima-ferroviaria, un oleodotto o addirittura un nuovo canale verso il Mar Mediterraneo, un'alternativa al Canale di Suez egiziano, e negli ultimi anni ha avuto grandi ambizioni per il suo sviluppo. Nel 2013 il porto è stato privatizzato, le infrastrutture costiere e di trasporto sono state ampliate e il progetto trovo il favore entusiasta dell’allora presidente statunitense. Oggi, le operazioni yemenite a Bab-el-Mandeb hanno ridotto il traffico portuale dell’80-85%.

Inoltre, lo stretto di Bab el-Mandeb è di vitale importanza per gli Stati Uniti e i suoi interessi economici. Essendo il più grande consumatore mondiale di petrolio, gli Stati Uniti fanno molto affidamento sul trasporto sicuro di questa preziosa risorsa. Lo stretto funge da importante rotta marittima per le petroliere provenienti dal Golfo Persico, in rotta verso il Canale di Suez e poi verso l'Europa e il Nord America. Qualsiasi interruzione o instabilità nello stretto di Bab el-Mandeb è capace di causare gravi conseguenze per il mercato globale dell’energia, portando potenzialmente a un’impennata dei prezzi del petrolio e influenzando negativamente l’economia degli Stati Uniti. Pertanto, garantire la stabilità e la sicurezza di questo corridoio marittimo è una priorità assoluta per gli Stati Uniti.

Oltre alla sua importanza economica; lo stretto di Bab el-Mandeb ha un valore strategico per gli Stati Uniti in termini di mantenimento della stabilità regionale secondo la loro visione e in base ai loro interessi egoistici.

Dunque, lo stretto di Bab el-Mandeb riveste un immenso significato economico per Israele, agendo come una rotta commerciale cruciale per la sua industria dei diamanti e fungendo da collegamento vitale tra diverse parti del mondo. La sua importanza non si limita a Israele, poiché è altrettanto vitale per gli Stati Uniti e i suoi interessi. Lo stretto di Bab el-Mandeb costituisce un chiaro esempio di come le dinamiche geopolitiche e marittime si intersecano con gli interessi economici. Proprio per questo motivo lo Yemen ha deciso di colpire in questo punto in solidarietà con il popolo palestinese.

Mar Rosso

L’intero Mar Rosso ha un immenso significato geopolitico per Israele grazie alla sua posizione strategica e alle rotte commerciali vitali. Incastonato tra l’Africa e la penisola arabica, il Mar Rosso fornisce a Israele un collegamento diretto con l’Oceano Indiano e il Canale di Suez. Così il regime sionista riesce ad accedere a rotte marittime cruciali, consentendo al paese di impegnarsi nel commercio globale e assicurarsi risorse preziose. Inoltre, il Mar Rosso funge da zona cuscinetto tra Israele e i potenziali avversari.

Inoltre, il Mar Rosso svolge un ruolo fondamentale nella strategia di sicurezza e difesa nazionale di Israele. Funge da corridoio marino vitale per la marina israeliana, consentendo un facile accesso alla penisola arabica e al Golfo Persico. Questa vicinanza consente a Israele di monitorare da vicino gli sviluppi e le minacce regionali, rendendolo una componente importante della sua infrastruttura di difesa.

Senza dimenticare che la centralità geopolitica del Mar Rosso diventa ancora più cruciale se si tiene conto della sicurezza energetica di Israele. La regione che circonda il Mar Rosso ha immense riserve di idrocarburi, in particolare in paesi come Arabia Saudita, Egitto e Sudan. Essendo posizionato strategicamente, Israele può attingere a queste risorse energetiche, garantendo una fornitura costante di petrolio e gas naturale. Inoltre, con le recenti scoperte di vasti giacimenti di gas offshore nel Mediterraneo orientale, il Mar Rosso offre a Israele uno sbocco conveniente per esportare il suo surplus energetico verso i mercati globali.

Il Mar Rosso occupa una posizione geopolitica fondamentale per Israele. La sua posizione strategica, il ruolo di hub commerciale e l’importanza per la sicurezza nazionale ne fanno una risorsa insostituibile. La capacità di Israele di utilizzare il Mar Rosso per il commercio, la difesa e le esigenze energetiche gioca un ruolo vitale per il regime sionista che quindi si vede profondamente colpito dalle mosse di Yemen e Iran.

Quindi è naturale che dopo le ultime operazioni yemenite contro le navi affiliate a Israele a Bab-el-Mandeb e il successo del blocco navale, il regime israeliano e gli Stati Uniti mostrino sempre più nervosismo. 

Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu avrebbe detto al Presidente degli Stati Uniti Joe Biden che Tel Aviv  avrebbe reagito, se gli Stati Uniti non avessero preso misure adeguate per fermare l'esercito yemenita.

I funzionari yemeniti non si sono lasciati impressionare dalle minacce del regime sionista: il ministro dell'Informazione, Dhaifullah al-Shami, ha dichiarato che Sana'a è pienamente preparata a qualsiasi scenario militare.

La risposta USA alle richieste di Netanyahu non si è fatta attendere: funzionari statunitensi hanno annunciato di essere in trattativa con diversi Paesi per creare la più ampia coalizione navale volta a proteggere la libertà di navigazione, in altre parole le navi israeliane.

Abdul Malik al-Ajri, membro dell'ufficio politico del movimento di resistenza yemenita Ansarullah, ha risposto con forza all'annuncio statunitense.

"Se tutte le flotte navali del mondo navigano verso il Mar Rosso e si riuniscono lì, non garantiranno la sicurezza né a Israele né alle navi del regime e a quelle destinate alla Palestina occupata", ha dichiarato.

Al-Ajri ha aggiunto che l'unico modo per far prevalere la pace nella strategica rotta marittima del Mar Rosso è un cessate il fuoco permanente nella Striscia di Gaza e la fine dell'aggressione del regime israeliano.

Anche l’Iran ha fatto sentire la propria voce. Il ministro della Difesa Mohammad Reza Ashtiani ha affermato, secondo quanto riporta l’agenzia ISNA, che non  "spazio" nella regione per manovre di questo tipo da parte di stranieri. "Loro (gli USA) non proveranno assolutamente una cosa del genere. Se fanno una mossa così sciocca, dovranno affrontare enormi problemi", ha avvertito il ministro della Difesa di Teheran.

"Nessuno può fare una mossa del genere in una regione in cui abbiamo il predominio", ha poi affermato in maniera lapidaria.

In ultima analisi, quanto accade in questo punto cruciale geopolitico del Mar Rosso, evidenzia un potenziale cambiamento nell’equilibrio di potere globale e la fine del dominio degli Stati Uniti nei mari, come abbiamo indicato in una nostra recente analisi

Gli Stati Uniti, abituati al loro ininterrotto dominio marittimo, si trovano ora ad affrontare l’urgente necessità di adattare le proprie strategie e garantire il prosieguo della propria influenza di fronte alle potenze emergenti. Le mutevoli dinamiche del Mar Rosso, insieme alla crescente influenza di Cina, Russia, Iran e di altri attori regionali, segnalano una nuova realtà geopolitica cui Washington non può far altro che prenderne atto, così come il regime israeliano.  

Fabrizio Verde

Fabrizio Verde

Direttore de l'AntiDiplomatico. Napoletano classe '80

Giornalista di stretta osservanza maradoniana

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