Venezuela, l’ennesima lezione di democrazia e sovranità al morente occidente

Il presidente Nicolas Maduro ha sottolineato che «il chavismo ha ripreso il cammino della vittoria in un momento molto difficile»

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Venezuela, l’ennesima lezione di democrazia e sovranità al morente occidente



di Fabrizio Verde
 

Nel bel mezzo di un assedio internazionale dove le sanzioni economiche vanno ad aggiungersi alla crociata mediatica, il popolo venezuelano ha fatto sentire forte la propria voce. Il chavismo ha ottenuto una netta vittoria popolare nelle elezioni regionali. Il Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV) e i suoi alleati minori riuniti nel Gran Polo Patriottico hanno infatti conquistato la vittoria in 17 Stati nel paese, contro i 5 dell’opposizione, riunita nell’eterogenea alleanza denominata Mesa de la Unidad Democratica (MUD). 

 

L’affluenza è stata alta: il 61,14% del corpo elettorale si è recato alle urne, secondo quanto reso noto da Tibisay Lucena, presidente del Consiglio Nazionale Elettorale (CNE). La dirigente venezuelana ha sottolineato che il popolo venezuelano ha esercitato la «sovranità così come deve essere: in pace, in tranquillità e democrazia attraverso il voto». 

 

I rappresentanti della Rivoluzione Bolivariana usciti vincitori dalle elezioni sono: Miguel Rodríguez, in Amazonas; Ramón Carrizalez, ad Apure; Rodolfo Marco Torres, ad Aragua; Argenis Chávez, a Barinas; Rafael Lacava, a Carabobo; Margaud Godoy, a Cojedes; Lizeta Hernández, a Delta Amacuro; Victor Clark, a Falcón; José Vásquez, a Guárico; Carmen Meléndez, a Lara; Hector Rodríguez, a Miranda; Yelitza Santaella, a Monagas; Rafael Calles, a Portuguesa; Edwin Rojas, a Sucre; Henry Rangel, a Trujillo; Jorge Luis García Carneiro, a Vargas e Julio León Heredia, a Yaracuy. 

 

I candidati dell'opposizione vincitori sono Antonio Barreto (Anzoátegui), Ramón Guevara (Mérida), Alfredo Díaz (Nueva Esparta), Laidy Gómez (Táchira), tutti di Acción Democrática (AD) e Juan Pablo Guanipa (Zulia) di Primero Justicia. 

 

Il chavismo con questa vittoria risulta essere vincitore nel 90% delle tornate elettorali svolte in Venezuela dal 1998. Ben 23 appuntamenti in 18 anni. Uno ogni 10 mesi circa. Sfidiamo a trovare un qualsiasi paese definito ‘democratico’ - mentre il Venezuela è una spietata dittatura - che chiami con tale frequenza il popolo ad esprimersi attraverso il voto. Il paragone con l’Italia, giusto per fare un esempio, è impietoso. 

 

Il presidente Nicolas Maduro ha sottolineato che «il chavismo ha ripreso il cammino della vittoria in un momento molto difficile». 

 

Aggiungendo un appello ai paesi del mondo, affinché questi tengano in debita considerazione i dati inconfutabili che mostrano come in Venezuela vi sia una democrazia viva ed efficiente. 

 

Ancora una volta si è mostrata giusta la strategia adottata da Maduro per sconfiggere i tentativi di golpe ripetuti dall’opposizione. Il presidente aveva ragione come già abbiamo avuto modo di spiegare ai nostri lettori. Il Partito Socialista Unito del Venezuela si conferma prima forza politica del paese, con il Gran polo Patriottico che nel complesso raggiunge il 54% dei voti totali. 

 

Come prevedibile i fake media nostrani, in perenne servizio contro il Venezuela e finanche la verità, ignorano quanto accaduto in Venezuela oppure cercano di mistificare rilanciando generiche accuse di brogli riferite dall’opposizione. Un’opposizione, quella venezuelana, davvero poco credibile da questo punto di vista. Grida ai brogli quando esce sconfitta dalle urne, mentre tutto è regolare in caso di vittoria come nel caso delle ultime elezioni parlamentari o i cinque stati presi in questa stessa tornata. I brogli in quel caso non sono avvenuti? Un comportamento a dir poco singolare. Visto anche che la ‘dittatura’ chavista ha sempre riconosciuto senza alcuna protesta le proprie (a dire il vero poche) sconfitte elettorali. 

 

Da Caracas giunge l’ennesima lezione al mondo di democrazia, libertà e sovranità. In un momento storico dove ci sono degli Stati in Europa che cercano di impedire referendum con la repressione. Dove vi sono altri Stati che congegnano sistemi elettorali arzigogolati al solo fine di precludere la possibilità di andare al governo alla principale forza di opposizione.

 

La lezione da trarre è tanto semplice quanto chiara: il Venezuela bolivariano viene colpito e diffamato a reti unificate perché rappresenta tutto ciò di cui l’Impero e i suoi lacchè hanno paura: un popolo cosciente che nonostante avversità all’apparenza insormontabili difende a spada tratta la propria sovranità. Uno straordinario progetto di emancipazione sociale. In piazza e attraverso le urne.

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