Repubblica, la Stampa e il mondo del lavoro

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di Paolo Desogus*

Mi è stato fatto notare che non ho espresso solidarietà per i lavoratori del gruppo Gedi, i quali con la vendita annunciata in questi giorni rischiano il loro posto di lavoro. È vero e me ne scuso. Il posto di lavoro è sacro. Deve esserlo per i giornalisti, i tipografi e gli amministrativi che rischiano di restare a casa. Deve esserlo anche per tutti i tipi di lavoratori, ai quali, a dire il vero, i quotidiani del gruppo, Stampa e Repubblica, hanno prestato ben poca attenzione.
Sotto la guida Elkann negli ultimi anni sono tate vendute numerose fabbriche della famiglia Agnelli, molte delle quali cresciute grazie a un forte sostegno pubblico che doveva servire a difendere i lavoratori e far crescere l'occupazione. Vorrei però far notare l'ultimo grave tradimento della Fiat con il piano "Fabbrica Italia", stabilito per il rilancio dell'auto nel paese (con l'obiettivo di 1,4 milioni di auto) attraverso un investimento di 20miliardi e il potenziamento di alcuni impianti, come Mirafiori, Pomigliano, Menfi e Cassino, a fronte di un forte contributo statale con la rottamazione, la cassa integrazione straordinaria e la tacita accettazione di tutta una serie di provvedimenti antisindacali tra cui gli accordi separati e l'esclusione della Fiom da ogni trattativa.
 
 
 
La Fiat non solo non ha investito un bel nulla, ma ha lasciato che la produzione crollasse senza per questo rinunciare ai vantaggi offerti dallo stato. Secondo alcune stime quest'anno sarebbero state prodotte in Italia meno di 200milia auto, il dato più basso dal 1950.
 
Su questo scandalo la stampa e i quotidiani del gruppo Gedi non si sono mai espressi, non hanno mai prodotto un'inchiesta, non hanno mai preso le difese dei lavoratori. Non hanno mai sviluppato un'analisi sulla catastrofe industriale prodotta dalla Fiat sotto la guida Elkann e sulle gravissime conseguenze per il paese.
 
Repubblica e la Stampa hanno confermato la loro impostazione di quotidiani culturalmente postmoderni, orientati a neutralizzare qualsiasi discussione sul conflitto e a orientare i loro lettori verso questioni del tutto marginali, nell'ottica di quello che potremmo definire "il qualunquismo dei ceti medi riflessivi". Nella visione del mondo di questi due quotidiani, essere di sinistra ha a che fare con i buoni comportamenti individuali, con la buona creanza urbana, le giuste frequentazioni culturali e l'adeguazione frivola ai dettami liberal. Hanno esaltato l'economia di mercato e rifiutato di leggere la realtà attraverso conflitto tra capitale e lavoro, ovvero quel conflitto che ora sta travolgendo le vite e la professionalità dei loro lavoratori.

*Post Facebook del 14 dicembre 2025

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