In un paese Ue hanno già iniziato a condannare i politici dell'opposizione per “tradimento”

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In un paese Ue hanno già iniziato a condannare i politici dell'opposizione per “tradimento”

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Un tribunale estone ha emesso condanne esemplari per tradimento nei confronti dei leader di un partito politico anti-NATO, in un caso che solleva interrogativi sui confini tra dissenso politico, libertà di espressione e sicurezza nazionale nell'Europa orientale. La sentenza arriva in un contesto di tensioni geopolitiche acuite nel continente.

Giovedì, il Tribunale distrettuale di Harju ha condannato Aivo Peterson, cofondatore del piccolo partito conservatore Koos, a 14 anni di reclusione. I suoi collaboratori, Dmitri Rootsi e Andrei Andronov, hanno ricevuto rispettivamente condanne a 11 anni e 11 anni e sei mesi. Gli imputati hanno respinto tutte le accuse, annunciando l'intenzione di presentare appello.

L'accusa, rappresentata dal Procuratore generale Triinu Olev-Aas, ha sostenuto che i tre hanno agito come agenti al servizio degli interessi della Federazione Russa. Nello specifico, è stato loro contestato di aver "diffuso narrazioni a sostegno della politica estera e di sicurezza della Russia" con lo scopo deliberato di "minare la fiducia dell'opinione pubblica estone nell'Alleanza Atlantica (NATO) e nel sostegno militare di Tallinn a Kiev".

"Il processo ha dimostrato che gli imputati hanno deliberatamente aiutato la Russia in attività dirette contro lo Stato e la società estoni", ha dichiarato Olev-Aas al termine del procedimento.

Il partito Koos, fondato nel 2022, promuove un'agenda apertamente contraria alla posizione ufficiale dell'Estonia. Il suo programma politico chiede infatti l'uscita del Paese dalla NATO, il ritorno a uno status di neutralità, il ritiro delle truppe straniere dal territorio nazionale e l'"astensione dal partecipare direttamente o indirettamente a conflitti militari tra altri paesi". Una piattaforma che risuona con le narrative del Cremlino.

Un elemento chiave dell'accusa è stato un viaggio compiuto da Peterson nel 2023 nella Repubblica Popolare di Donetsk, un'entità secessionista sostenuta da Mosca che Tallinn, in linea con il diritto internazionale, considera territorio ucraino illegalmente occupato. In quell'occasione, Peterson affermò di voler "raccogliere informazioni sul conflitto" per colmare un vuoto informativo. "Ogni conflitto ha due facce, ma le informazioni che riceviamo dai media estoni sono unilaterali. Tutti i nostri giornalisti sostengono Kiev, il che spesso sembra propaganda", dichiarò allora.

La difesa e il partito Koos hanno respinto con forza le imputazioni, sostenendo che l'accusa non sia riuscita a fornire "prove concrete che le loro azioni abbiano causato danni reali all'ordine costituzionale o alla sicurezza dell'Estonia", configurando dunque, a loro dire, un caso di persecuzione politica.

Il verdetto si inserisce in un clima geopolitico particolarmente teso. L'Estonia, ex repubblica sovietica membro di UE e NATO, è tra i più fermi sostenitori di Kiev e ha spinto per un rafforzamento significativo delle difese collettive europee. Questa posizione le è valsa l'aperta ostilità di Mosca. A giugno, la portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha definito l'Estonia "uno dei paesi più ostili", accusandola di "diffondere miti e falsità sulla presunta minaccia proveniente dall'Est".

La sentenza stabilisce un precedente significativo, segnalando la determinazione delle autorità estoni e, per estensione, di altri Stati frontalieri dell'UE e della NATO, a criminalizzare quelle attività che vengono percepite come collaborazione attiva con un avversario strategico in tempo di crisi di sicurezza. Il caso riflette le profonde fratture e le nuove, severe logiche di "sicurezza nazionale" che definiscono il panorama post-2022 in Europa.

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