“La classe operaia venezuelana di fronte all'assedio imperialista”. Intervista a Gerdul Gutiérrez
di Geraldina Colotti
Gerdul Gutiérrez è un giovane dirigente operaio dell'industria petrolifera venezuelana, che ha rappresentato nell'Assemblea nazionale costituente del 2017, ma con una grande esperienza politica al suo attivo. Fra i diversi incarichi che oggi ricopre, c'è quello di Coordinatore internazionale della Centrale bolivariana socialista dei lavoratori e delle lavoratrici, e quello di Segretario generale del Sindacato petrolifero di Baralt, nello Stato Zulia, strategico per la produzione di idrocarburi. Fa inoltre parte della direzione nazionale della Federazione unitaria dei lavoratori e lavoratrici del petrolio del Venezuela. Per il programma Abrebrecha Venezuela, lo abbiamo intervistato alla vigilia del Congresso nazionale della classe operaia, che si celebrerà a Caracas dal 14 al 16 dicembre, e a cui farà seguito il Congresso costituente della classe operaia, il prossimo 17 dicembre, a cui sono invitati oltre 300 delegati internazionali.
Qual è la situazione della classe operaia in Venezuela oggi, alla luce degli attacchi subiti, in vista del Congresso nazionale?
Innanzitutto, grazie per permetterci di esprimere al mondo tutto ciò che i lavoratori e le lavoratrici stanno facendo dalla patria bolivariana e chavista. Da parte della Centrale Bolivariana, inviamo un saluto a tutti i popoli che si collegano a questo importante programma.
In Venezuela, i lavoratori e le lavoratrici stanno compiendo un grande sforzo per la ripresa economica della nostra patria, dopo tutto ciò che è accaduto in questi anni di attacchi. Il Venezuela è sotto assedio costante dalla morte del Presidente Hugo Chávez Fría. Il nostro Presidente operaio Nicolás Maduro è stato vittima di un'aggressione instancabile al suo governo. I lavoratori e le lavoratrici hanno dovuto lottare duramente in tutti questi anni
Lei rappresenta il settore petrolifero nello Stato Zulia. Come ha influito il blocco sull'industria petrolifera, che è il cuore economico del paese, e in che modo i lavoratori e le lavoratrici hanno risposto per mantenere la produzione?
Vengo dal settore petrolifero e, come dicevo, sono Segretario Generale di un sindacato importante nello Stato Zulia, un'area petrolifera da decenni, da dove proviene la maggior parte della produzione venezuelana. Questa produzione si è vista ridotta a causa dell'assalto contro l'industria. L'industria petrolifera venezuelana è talmente bloccata che, purtroppo, non può comprare un solo bullone all'estero. Le sue risorse sono state rubate, i conti bloccati e le imbarcazioni sanzionate o sequestrate. I lavoratori si sono trovati costretti a fare "tutto con poco".
Per questo motivo, un'esperienza significativa che voglio condividere sono i Consigli Produttivi dei Lavoratori e delle lavoratrici (CPT), uno strumento fondamentale. Il presidente operaio Nicolás Maduro è stato enfatico su questo, e abbiamo persino una legge costituzionale che li rafforza. I lavoratori e le lavoratrici, con la loro inventiva e capacità di produrre strumenti, beni e servizi, e riparare attrezzature (dato che non possiamo comprare nulla), hanno realizzato un vero "miracolo economico" in tutti gli 11 motori produttivi. Ad esempio, oggi noi venezuelani produciamo il 99% degli alimenti che consumiamo.
Ha parlato di assedio. Come si manifesta questa aggressione oggi, in particolare con la disputa territoriale della Guyana e l'estrazione petrolifera delle transnazionali?
La pretesa dell'impero nordamericano è molto semplice: appropriarsi del petrolio e delle nostre ricchezze. Sanno che le loro riserve sono quasi esaurite e hanno bisogno di dipendere dalle nostre.
La situazione in Guyana fa parte di queste provocazioni. Il governo della Guyana sta facendo il gioco degli Stati Uniti, permettendo a transnazionali come ExxonMobil di estrarre petrolio in una zona di mare in disputa che rivendichiamo come venezuelana. È un'iniziativa per incitare a un conflitto armato. Le aziende che operano lì sono quelle che, a suo tempo, si rifiutarono di accettare l'ordine stabilito dal Presidente Chávez nel 2006, quando recuperò i giacimenti per lo Stato venezuelano attraverso le imprese miste.
Noi siamo un popolo di pace e non abbiamo mai attaccato nessuno. Ma siamo un popolo sovrano che si alza e non permette che ci rubino le risorse. Questa lotta contro l'imperialismo non è diversa da quella che oggi affrontano altri popoli, come il popolo della Palestina, anch'esso assediato e massacrato.
In questo momento così difficile, c'è una profonda riorganizzazione della classe operaia attraverso la Costituente Operaia, un processo che coinvolge migliaia di assemblee di base. Quali sono gli assi principali di questo processo?
Sì, il Presidente Nicolás Maduro ci ha convocato a una Costituente dalla base. È un'esperienza importantissima in cui abbiamo superato le 10.000 assemblee di base nei luoghi di lavoro. Queste assemblee eleggono delegati che raccolgono proposte su quattro temi importantissimi:
La produzione: Mantenere e aumentare la capacità produttiva per trasformare il Venezuela in un paese esportatore non solo di petrolio, ma anche di alimenti.
La riorganizzazione sindacale: Ristrutturare la nostra organizzazione per adattarci alle nuove forme di lavoro (come il delivery, lo streaming e l'intelligenza artificiale).
La difesa della Patria: Attraverso i Corpi di Combattenti e le Milizie Operaie, assicurare che i lavoratori siano pronti a difendere il Paese e a mantenere la produzione in qualsiasi circostanza.
L'Internazionalismo e la Comunicazione: Portare la verità del Venezuela nel mondo e difendere un presidente operaio attaccato proprio per essere un uomo del popolo e non dell'élite.
In questo processo, qual è il ruolo della donna? Il movimento operaio venezuelano sta affrontando la questione del machismo storico?
Il movimento delle donne in Venezuela è cresciuto in modo importantissimo. La donna è fondamentale per qualsiasi rivoluzione. Storicamente il sindacalismo è stato machista, ma la nostra Rivoluzione è femminista, come ci ha insegnato il Comandante Chávez, comprendendo che la donna deve essere presente a tutti i livelli.
Nella trasformazione che stiamo attuando nella Centrale Bolivariana, la donna avrà una posizione cruciale e rafforzeremo l'organizzazione del movimento femminile dalle basi. Il Presidente della Centrale Bolivariana, il compagno Will Rangel, si è dedicato in modo speciale a dare lo spazio che spetta alle donne nella nostra direzione, e continuiamo a lavorare ogni giorno per incorporare più compagne nel lavoro sindacale.
Il Congresso si lega a un Congresso Internazionale della Classe Operaia e alla proposta della "Diplomazia Proletaria". Qual è il ruolo delle Brigate internazionali e come si organizzano i lavoratori e le lavoratrici a livello mondiale?
Il Congresso Costituente si lega al Congresso Internazionale che si terrà il 17 dicembre: il Congresso Internazionale della Classe Operaia in Difesa della Sovranità e della Pace in America Latina, nei Caraibi e nel Mondo. Questo evento ci permetterà di radunare a Caracas dirigenti sindacali per porre le basi di una forza internazionale coesa. La nostra strategia è la Diplomazia Proletaria, che deve andare nel mondo per consolidare e unificare la forza della nostra gente. Dobbiamo avere obiettivi chiari per andare contro l'imperialismo, l'egemonia e il capitalismo.
Il messaggio del Presidente Maduro è un ordine per noi: in caso di attacco, la nostra risposta sarà la difesa della patria e uno sciopero generale, perché non permetteremo che le nostre risorse vengano derubate. Estendiamo la nostra solidarietà ai popoli che lottano contro il neoliberismo, come l'Argentina, l'Ecuador e il Perù, che sono visti come il "cortile di casa" e che meritano un movimento sindacale di classe.
C'è la necessità, che si continua a concretizzare in Venezuela e che è iniziata con il Comandante Chávez, di mettere in discussione il latifondo mediatico, proprio come si sta facendo con il latifondo economico. Per questo, alle giornate di congresso partecipano anche rappresentanti della piattaforma internazionale della comunicazione antagonista, organizzata nell'ambito dell'Internazionale antifascista e delle Brigate di solidarietà internazionale, Rompiendo fronteras, comunicando alternativas. Come si inserisce questo tema nell'organizzazione della Centrale Bolivariana?
La piattaforma Rompiendo fronteras, comunicando alternativas dice tutto nel nome. Dobbiamo rompere le frontiere, rompere gli ego in questo settore e rompere l'assalto mediatico che si è dedicato a nascondere la verità e a rafforzare la menzogna.
In Venezuela abbiamo fatto crescere la comunicazione alternativa, i media alternativi. Le persone che utilizzano i mezzi di comunicazione come strumento per contrastare la menzogna mediatica dei grandi gruppi. Le tecnologie create per la nostra dominazione —il telefono, il computer— sono oggi un fucile per la comunicazione, e dobbiamo imparare a dominarle per portare la verità.
Dobbiamo generare sciami comunicazionali, truppe comunicative (enjambres comunicacionales) per raggiungere tutti i livelli e smontare le narrazioni che ci vengono imposte. Siamo sicuri che vinceremo sui media internazionali, usando le reti sociali per rompere il pregiudizio comunicazionale. I nostri influencers formano una guerriglia comunicativa quotidiana, e non dobbiamo stancarci in questa lotta, perché la verità vincerà sempre sulla menzogna mediatica.
Alessandro Bianchi

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