/ "Germanizzazione"... quando Rampini nel 1996 scriveva che...

"Germanizzazione"... quando Rampini nel 1996 scriveva che...

 


Dalla Bacheca Facebook di Gilberto Trombetta che ringraziamo


(post di un amico)
 

Ieri, dopo aver smarcato l'uscita, me ne sono andato in biblioteca di ateneo perché volevo verificare rapidamente un paio di cose su dei testi di Wallerstein.



Naturalmente quello che cercavo non l'ho trovato, riproverò con un po' più di tempo.


Però nel fondo dove vado a pescare libri di mio interesse, frutto di una donazione da parte di uno storico/geografo che insegnava alla Statale, mentre scorrevo i titoli sugli scaffali alla ricerca di quel che avevo in mente mi sono imbattuto in un libro di Rampini, edito da Laterza nel 1996*.





L'ho preso, mi son messo su un banco e gli ho dedicato un'oretta.


Il libro contiene cose che sappiamo, fino allo sfinimento.


Leggerlo oggi può risultare solo noioso, ma ha decisamente un suo interesse nel fatto che sia stato pubblicato nel 1996 e contenga un sacco di citazioni letterali di uomini potenti di quell'epoca (molti rimasti potenti fino ai giorni nostri, altri un po' dimenticati come Hans Tietmeyer).


Rampini, che alcuni ultimamente sembrano voler indicare come un intellettuale rappresentativo di una "sinistra" che abbia ritrovato del buon senso, è in realtà sempre stato un nemico e questo testo lo dimostra limpidamente.


Il suo unico "merito" è quello di non essere un idiota, come molti suoi colleghi. Il che lo rende più pericoloso, semmai.


Il 1996 era l'anno nel quale veniva eletto Prodi che prometteva «Con l'euro lavoreremo un giorno di meno guadagnando come se lavorassimo un giorno di più».


Dalla sua posizione di caporedattore a La Repubblica, Rampini, godeva di una posizione assolutamente privilegiata non solo perché certamente ben retribuita a soli 40 anni, ma perché aveva modo di avere rapporti diretti con tutta la gente che conta.


In questo libro, senza tante censure, ipocrisie e sposandone a pieno le tesi, dice quello che questa gente che conta pensava e diceva quando governava e non era in campagna elettorale.


La tesi di fondo è "finalmente ci libereremo dello stato sociale ed economicamente interventista, finalmente privatizzeremo tutto".


Non c'è un solo aspetto della spesa pubblica che non venga bollato come assistenzialismo.


Si dice e ripete più volte che l'apertura dei mercati senza condizionalità politiche serve a imporre ai salari lo standard più basso.


Al di là delle retoriche prodiane si dice apertamente che lo scopo dell'UEM è imporre una "disciplina" alle rappresentanze sindacali - che però si erano per fortuna già vendute ai tempi del compromesso storico facendo cadere la pregiudiziale antiunionista.


Nomi esplicitamente fatti nel testo Amendola e Berlinguer. Ma per completezza sarebbe stato opportuno citare anche i capi sindacali e lo faccio io, da Lama a Trentin.


Si dice inoltre che la germanizzazione ci avrebbe portato una enorme crescita della disoccupazione e che buona parte del tessuto industriale sarebbe stato schiantato dal processo, ma si conclude dicendo che bisogna seguire la strada della "modernizzazione".


Si dice infine, tra le altre cose, che queste élite fossero dubbiose circa il fatto che la democrazia avrebbe resistito ad un processo destinato a generare enorme scontento, ma che si sarebbe trovato il modo o il pretesto per garantirne la tenuta, orientandosi comunque verso sistemi istituzionali più decidenti e meno rappresentativi.


L'ultimo capitolo, in quello che non viene MAI chiamato processo di integrazione ma di "germanizzazione" (nel 1996) riguarda il fatto che molto probabilmente l'Italia si sarebbe spaccata, col Nord agganciato alla Germania come Paese terzista e il Sud abbandonato alla deriva come una propaggine dell'Africa.
 

La Lega e i "progressisti" erano quindi parte integrante nello stesso piano e con finalità convergenti, rispetto alle quali la Lega odierna è rimasta del tutto coerente.


Ma, e qua si riprende un concetto che viene espresso nell'introduzione, far passare tutto questo sarebbe stato molto più semplice in Italia che in Paesi come Francia o Inghilterra, perché tanto gli italiani non hanno alcun orgoglio nazionale e senso patriottico, soprattutto a sinistra, quindi si affonderà facilmente come una lama calda in un panetto di burro.


E con questo sappiamo a cosa servono quelle sinistre che "non esistono declinazioni progressive dell'ideale patriottico e del concetto di nazione", "il Popolo non esiste e anche la comunità è un concetto fascista" e via dicendo.


Utili idioti. Talmente tanto utili che non c'è stato bisogno nemmeno di prezzolarli.


[* https://www.laterza.it/index.php…]

Notizia del:
Notizia del:
 
Copyright L'Antiplomatico 2013 all rights reserved - Privacy Policy
L'AntiDiplomatico è una testata registrata in data 08/09/2015 presso il Tribunale civile di Roma al n° 162/2015 del registro di stampa