Il tramonto del New START e la fine della stabilità strategica globale
Il 5 febbraio segna la scadenza ufficiale del New START, l’ultimo trattato che poneva limiti legali agli arsenali nucleari di Stati Uniti e Russia. Con la sua fine cade l’ultima barriera formale all’espansione delle armi strategiche di Washington e Mosca, in un momento già segnato da forti tensioni geopolitiche. Mosca aveva proposto nell’autunno del 2025 una proroga di un anno delle restrizioni, ma l’iniziativa è rimasta senza risposta da parte statunitense.
Intanto entrambe le potenze sono impegnate nell’ammodernamento delle proprie forze nucleari, un processo che, senza vincoli, potrebbe accelerare. Secondo gli esperti non c’è un rischio immediato di escalation, ma le preoccupazioni aumenteranno nei prossimi anni, quando i nuovi sistemi statunitensi - dai missili intercontinentali Sentinel ai bombardieri B-21 fino ai sottomarini Columbia - entreranno pienamente in servizio senza più limiti negoziati.
Un altro effetto critico riguarda la fine dello scambio di informazioni sulle grandi esercitazioni e sui lanci missilistici, aumentando il rischio di incidenti e fraintendimenti nei sistemi di allerta precoce. Il nodo più politico, però, è l’allargamento del cosiddetto “club nucleare”: la Russia rifiuta nuovi accordi che ignorino le capacità atomiche di Francia e Regno Unito.
Per molti analisti, la scadenza del New START segna la fine della stabilità strategica e apre la strada a una nuova corsa agli armamenti nucleari, con conseguenze potenzialmente globali.
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