Incendio tossico in un impianto di rifiuti di plastica nel palermitano

Guardando oltre al rogo, si intravedono i fallimenti del “riciclo”lasciato alle logiche del libero mercato

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Incendio tossico in un impianto di rifiuti di plastica nel palermitano

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di Francesco Fustaneo

 

Un denso pennacchio nero, carico di diossina, si è alzato martedì notte sopra i terreni confinanti tra i comuni di Campofelice di Roccella e Termini Imerese. L'incendio è divampato in un impianto di trattamento plastiche, ha coinvolto numerose rotoballe stoccate all'aperto, su una superficie di diverse migliaia di metri quadrati ed è stato domato solo dopo ore di intenso lavoro dei vigili del fuoco. Non ci sono feriti, ma il sindaco di Campofelice ha subito firmato un'ordinanza: finestre serrate, in attesa della diffusione dei dati dell’Arpa e dell’Asl.

Al di là della cronaca e delle dinamiche da appurare su cause e origine del rogo, ci sono delle riflessioni più ampie a monte da fare. Quanto accaduto non è un incidente isolato, ma forse il sintomo di un sistema malato.

In Sicilia, ma linea di tendenza è estendibile a tutta la penisola, numerosi sono i centri di riciclo e stoccaggio stracolmi. Montagne di plastica già differenziata dai cittadini giacciono invendute, accatastate in attesa di un mercato che non le vuole.

Il paradosso è spietato: per le aziende, oggi è più conveniente comprare plastica vergine, spesso d'importazione extra-Ue, che investire nel riciclo nazionale. Così, la materia prima "seconda vita" - trattata come una merce qualsiasi - resta senza acquirenti. Il riciclo, nell'ottica neoliberista, diventa un semplice "bene" soggetto alle sole leggi della concorrenza globale.

Occorrerebbe che chi sta ai vertici politici prendesse coscienza che l'ambiente non è una merce e la sua tutela non è un mero slogan da proporre alla collettività.

 La salute pubblica e quella dell’ambiente,

spesso interconnessi non dovrebbero seguire le curve della domanda e dell'offerta. Quando si lascia un settore strategico come la gestione e il riciclo dei rifiuti alle logiche del puro profitto, si genera un triplo fallimento: ambientale (con accumuli pericolosi che diventano bombe ecologiche), economico (si disincentiva un'intera filiera industriale) e sociale (i costi dei disastri ricadono sulla collettività).

 Quanto accaduto è solo l’ennesimo campanello d’allarme.

 

 

 

Francesco Fustaneo

Francesco Fustaneo

Laureato in Scienze Economiche e Finanziarie presso l'Università degli Studi di Palermo.
Giornalista pubblicista dal 2014, ha scritto su diverse testate giornalistiche e riviste tra cui l'AntiDiplomatico, Contropiano, Marx21, Quotidiano online del Giornale di Sicilia. 
Si interessa di geopolitica, politica italiana, economia e mondo sindacale

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