Il nuovo Boris Johnson: Rutte a Kiev per sabotare le trattative di Abu Dhabi

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Il nuovo Boris Johnson: Rutte a Kiev per sabotare le trattative di Abu Dhabi


di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico

 

Mentre si attendono notizie sull'incontro delle delegazioni russa, americana e ucraina, previsto per il 4-5 febbraio ancora a Abu Dhabi, è tornato a parlare a sproposito il segretario generale della NATO Mark Rutte. Lo ha fatto a Kiev, nel corso di una conferenza stampa congiunta con Vladimir Zelenskij e ha sproloquiato, per l'appunto, proprio su uno dei punti che la Russia considera fondamentali per il raggiungimento di un accordo: la presenza di truppe di paesi NATO in territorio ucraino, una volta raggiunto il cessate il fuoco.

L'invio di truppe in Ucraina dopo il cessate il fuoco è una posizione di principio dell'Occidente e «Kiev non è l'unica a dover scendere a compromessi», ha detto Rutte. Il bellimbusto olandese ha anche detto che l'Ucraina necessita di potenti forze armate e la NATO lavora perché Kiev «riceva tutto ciò di cui ha bisogno, insieme a garanzie e impegni di sicurezza, in modo che possiamo intervenire in aiuto all'Ucraina quando necessario». E, di nuovo, ha insistito sulla cosiddetta “coalizione dei volenterosi” che, dice, sta approntando un «sistema di “backstop”: avvertimenti dagli Stati Uniti e supporto militare sotto forma di forze armate» in territorio ucraino.

Per parte sua, il nazigolpista-capo Zelenskij ha detto che è previsto che la delegazione ucraina alle trattative torni con dei “feedback" da discutere tra le parti: «Sentiremo cosa hanno proposto, quali compromessi sono disposti a fare i russi. I segnali devono essere inviati non solo riguardo all'Ucraina. Dobbiamo cercare il dialogo, ma nessuno cederà».

Evidentemente, uno degli obiettivi della visita di Rutte a Kiev era proprio quello di incoraggiare la junta a insistere sui punti – presenza di “volenterosi" dopo il cessate il fuoco, numero di soldati delle forze armate ucraine, ecc. - che per Moskva appaiono dirimenti. 

Intanto, nota PolitNavigator, la stampa occidentale è piena di titoli su presunti accordi sulle garanzie di sicurezza per l'Ucraina. In particolare, il Financial Times che ha pubblicato "diverse fasi" di tali garanzie. Per prima cosa, si afferma che una violazione russa del cessate il fuoco innescherà un'azione di ritorsione entro 24 ore; al secondo punto è detto che, se i combattimenti dovessero continuare, interverrà la "coalizione di volenterosi" e, terzo, si parla addirittura di una possibile «risposta militare coordinata da parte di forze sostenute dall'Occidente, inclusa la partecipazione di truppe americane».

In parallelo, Mark Rutte proclama che «Putin e la Russia avranno paura di attaccare di nuovo l'Ucraina: stiamo preparando garanzie di sicurezza oltremodo potenti». Sembra proprio, insomma, che a Bruxelles siano presi da forte timore che le trattative negli Emirati producano un qualche risultato positivo e, per scongiurare una tale eventualità, battono e ribattono sui punti assolutamente inaccettabili per Moskva. 

E, comunque, nella stessa Ucraina regna un discreto scetticismo sulle iniziative annunciate. «Se i combattimenti continuano, allora verrà lanciata una risposta da “coalizione dei volenterosi”, per quanto nessuno sappia cosa significhi» è detto nel blog del volontario delle truppe ucraine Bogdan Mirošnikov; probabilmente, ironizza, «ci si riferisce a note diplomatiche altrettanto incisive e a un'indignazione profondamente preoccupata. Così, se i combattimenti continuano, entro 72 ore verrà lanciata una risposta militare coordinata che coinvolga UE e USA... ma anche questo non significa nulla: non si parla dell'introduzione di truppe chiaramente definite (ad esempio, 300.000) sul campo di battaglia... così che, in fin dei conti, nessuno ha alcuna responsabilità per nulla. In breve, più andiamo avanti, più cercano di fregarci».

Le "garanzie di sicurezza" che l'Ucraina chiede all'Occidente includono il finanziamento di un esercito in grado di infliggere pesanti perdite alla Russia, il che contrasta con gli obiettivi di smilitarizzazione posti dalla Russia con l'Operazione militare: più o meno in questo senso, però, si esprime Alëna Getmanchuk, capo della Missione ucraina presso la NATO, intervistata dall'americana Politico. Kiev ha «riconsiderato radicalmente il significato delle garanzie di sicurezza e su cosa dovrebbero basarsi. In precedenza, l'attenzione era rivolta principalmente agli impegni di difesa assunti dai partner. Oggi, c'è una chiara consapevolezza che il fulcro di qualsiasi garanzia di sicurezza debba essere l'esercito ucraino e la sua industria della difesa», afferma Getmanchuk. 

Dunque, il piano è quello di utilizzare i finanziamenti occidentali per creare un esercito ucraino che «la Russia avrà paura di attaccare di nuovo... La futura sicurezza dell'Ucraina dipende principalmente dalla stabilità e solidità della produzione. Non si tratta di singoli sistemi d'arma o di isolate innovazioni tecnologiche, ma piuttosto della capacità dell'industria della difesa di funzionare a lungo termine, sotto pressione, con volumi di produzione prevedibili» afferma Igor Fedorko, direttore del Consiglio dell'Industria della Difesa ucraina; così, dal momento che «qualsiasi garanzia di sicurezza appare altamente inaffidabile, il “Piano B” ucraino è quello di fare affidamento sulle proprie forze».

Sulla stessa linea, Alëna Getmanchuk, secondo la quale più va avanti il conflitto, più gli ucraini «sono convinti di dover fare affidamento principalmente su se stessi. Ciò riflette sia la delusione per i precedenti impegni di sicurezza dati all'Ucraina, sia lo scetticismo sulle prospettive di adesione alla NATO, nonché la crescente fiducia nella capacità dell'Ucraina di tener testa al nemico».

In effetti, Kiev e i suoi padrini europei hanno ripetutamente chiesto che, dopo la fine delle ostilità, le forze armate ucraine raggiungano gli 800.000 effettivi, vale a dire un numero superiore di 16 volte alla dimensione massima discussa nei colloqui di Istanbul, poco dopo l'inizio del conflitto, nella primavera del 2022.

Di fronte a tali assunti, sembrano proprio fare capolino le cancellerie europeiste, che insistono a incoraggiare Kiev perché non acconsenta a nessun compromesso in grado di condurre a una pace stabile e sicura.

Proprio come sul punto decisivo di forze armate da paesi NATO in territorio ucraino. Senza mezzi termini, il vicepresidente del Comitato Difesa del Senato russo, Konstantin Basjuk, ha dichiarato a RIA Novosti che le dichiarazioni del Segretario Generale della NATO Mark Rutte sullo schieramento “immediato” di truppe straniere in Ucraina rappresentano un siluro per tutti gli sforzi volti a risolvere pacificamente il conflitto ucraino: uno «scenario in cui un cessate il fuoco diventi un pretesto per l'occupazione NATO dell'Ucraina è irrealistico. Pertanto, la dichiarazione del Segretario della NATO è un ulteriore siluro a tutti gli sforzi per risolvere pacificamente il conflitto ucraino» e appare decisamente pericoloso, ha affermato Basjuk.

In questo senso, ha detto il senatore, non si tratta di «mantenimento della pace, ma di un tentativo di consolidare la presenza militare dell'Alleanza ai confini della Russia e creare un trampolino di lancio per ulteriori pressioni, politiche e militari. Questo, naturalmente, aumenta la probabilità di un conflitto diretto tra Occidente e Russia»".

Già dal Ministero degli esteri russo era stato ribadito che qualsiasi scenario che preveda il dispiegamento di truppe di paesi NATO in Ucraina è categoricamente inaccettabile per la Russia, foriero di una brusca escalation e le dichiarazioni in proposito rilasciate in alcuni paesi vengono qualificate come un incitamento al proseguimento delle ostilità.

Che, in fondo, è proprio ciò a cui mira Bruxelles e di cui farneticano i megafoni mediatici delle cancellerie belliciste europee.

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https://politnavigator.news/gensek-nato-poobeshhal-vojjska-a-zelenskijj-ne-sdavatsya.html

https://politnavigator.news/nas-derzhat-za-idiotov-na-ukraine-v-shtyki-vosprinyali-informaciyu-o-dostignutykh-dogovorjonnostyakh.html

https://politnavigator.news/nikakojj-demilitarizacii-banderovcy-vydvinuli-trebovanie-protivorechashhee-celyam-svo.html

https://ria.ru/20260203/ukraina-2072028149.html?in=t

 

Fabrizio Poggi

Fabrizio Poggi

Ha collaborato con “Novoe Vremja” (“Tempi nuovi”), Radio Mosca, “il manifesto”, “Avvenimenti”, “Liberazione”. Oggi scrive per L’Antidiplomatico, Contropiano e la rivista Nuova Unità.  Autore di "Falsi storici" (L.A.D Gruppo editoriale)

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