Un anno dopo il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, ciò che per decenni è sembrato impensabile si sta ora materializzando con la forza di un terremoto geopolitico: il divorzio strategico tra Europa e Stati Uniti. Lo scrive oggi POLITICO. La minaccia di dazi punitivi contro chiunque ostacoli le mire americane sulla Groenlandia ha rappresentato, per molti governi europei, la fatidica goccia che ha fatto traboccare il vaso. La relazione atlantica, già logorata da litigi e tensioni inespresse, ha raggiunto il punto di non ritorno.
In conversazioni riservate, funzionari europei descrivono la frenesia dell’amministrazione Trump di annettere il territorio sovrano danese con aggettivi come “folle” e “pazzesca”. Interrogandosi su una possibile “modalità guerriera” scatenata dopo l’avventura venezuelana, molti la considerano un “attacco” immotivato che esige la più dura risposta. “L'Europa è stata criticata per essere debole. C’è del vero, ma ci sono limiti invalicabili”, ammette un diplomatico europeo sotto condizione di anonimato.
La convinzione che si sia aperta una fase irreversibile, prosegue POLITICO, si sta ora cristallizzando ai massimi livelli. “C’è un cambiamento nella politica statunitense, per molti versi permanente”, afferma un alto funzionario di un governo europeo. “Aspettare che passi non è più un’opzione. Serve un movimento ordinato e coordinato verso una nuova realtà”.
Questo coordinamento è già in atto, e punta verso una riorganizzazione radicale dell’Occidente destinata a stravolgere gli equilibri globali. Le implicazioni sono profonde: dai danni economici di una guerra commerciale transatlantica ai rischi per la sicurezza di un’Europa costretta a difendersi da sola prima di essere pienamente preparata. Anche gli Stati Uniti ne pagherebbero il prezzo, vedendo erosa la loro capacità di proiettare potenza in Africa e Medio Oriente senza l’accesso alla rete logistica e di basi europea.
Il Laboratorio del Futuro: la “Coalizione dei Volenterosi”
Mentre si discute di ritorsioni commerciali, i diplomatici lavorano già al progetto di un ordine post-statunitense. Per molti, la prospettiva è dolorosa, poiché segnerebbe la fine di 80 anni di cooperazione e darebbe il colpo di grazia alla NATO nella sua forma attuale.
Tuttavia, un modello operativo esiste già: la cosiddetta “coalizione dei volenterosi” a sostegno dell’Ucraina. Questo gruppo, che riunisce 35 governi europei (inclusi Regno Unito e Norvegia) al di fuori della struttura USA, è diventato un meccanismo di coordinamento efficace. I consiglieri per la sicurezza nazionale comunicano regolarmente, abituati a cercare soluzioni multilaterali in un mondo dove Trump è spesso parte del problema.
A livello di leader, prosegue POLITICO, la cooperazione si è intensificata in un forum informale: una chat di gruppo che riunisce figure come Keir Starmer (Regno Unito), Emmanuel Macron (Francia), Friedrich Merz (Germania), Ursula von der Leyen (Commissione UE), Alexander Stubb (Finlandia) e Giorgia Meloni (Italia). Nata in occasione di una visita alla Casa Bianca nell’agosto 2025, è stata soprannominata “Washington Group”.
Questa piattaforma ha permesso una risposta coordinata e misurata alle provocazioni di Trump, facilitando persino i delicati negoziati di pace in Ucraina. Tuttavia, la crisi groenlandese ha trasformato l’approccio. L’era della calma appare finita. Anche Starmer, normalmente cauto, ha definito “sbagliate” le minacce tariffarie di Trump.
È qui che la “coalizione dei volenterosi” mostra il suo potenziale trasformativo. “Ha creato legami strettissimi e una capacità di lavoro congiunto senza precedenti”, osserva un diplomatico. Questo formato potrebbe costituire il nucleo di una nuova alleanza di sicurezza, non necessariamente escludente gli USA, ma che non li dà più per scontati. E, conclude POLITICO: "Il prossimo vertice di emergenza dei leader UE sarà il banco di prova. Sebbene formalmente convocato per rispondere alle minacce sulla Groenlandia, la discussione promette di spaziare ben oltre, verso la definizione di quella nuova architettura di sicurezza che appare ormai inevitabile. Come ha dichiarato la presidente von der Leyen dopo una serie di consultazioni: “Affronteremo queste sfide alla nostra solidarietà europea con fermezza e determinazione”. In un mondo dove la garanzia americana non è più un pilastro, all’Europa non resta che unirsi e inventare il proprio futuro. La strada è incerta e costosa, ma la direzione, ormai, è segnata".