La Turchia si oppone all'azione militare contro l'Iran
Il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha dichiarato venerdì che Ankara si oppone a qualsiasi intervento militare contro l'Iran e sostiene una risoluzione pacifica e interna dei problemi del Paese da parte del suo stesso popolo.
"Abbiamo detto ai nostri omologhi in ogni occasione che siamo contrari a un intervento militare contro l'Iran", ha affermato Fidan, intervenendo in una conferenza stampa congiunta con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi a Istanbul.
"Ci auguriamo che i problemi interni dell'Iran vengano risolti pacificamente dal popolo iraniano, senza alcun intervento esterno", ha aggiunto.
Le dichiarazioni sono state rilasciate dopo un incontro tra i due ministri degli Esteri tenutosi venerdì a Istanbul.
Nelle ultime settimane le tensioni tra Teheran e Washington sono aumentate, in seguito alle dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump secondo cui una "imponente armata" si stava muovendo verso l'Iran, insieme al suo invito a Teheran a "sedersi al tavolo" per i negoziati.
I funzionari iraniani hanno avvertito che qualsiasi attacco statunitense provocherebbe una risposta "rapida e completa", ribadendo al contempo che Teheran rimane aperta ai colloqui solo a condizioni che definisce "giuste, equilibrate e non coercitive".
'Proprietà regionale' delle soluzioni
Il ministro degli Esteri ha inoltre affermato che durante l'incontro sono state discusse approfonditamente questioni regionali e bilaterali, sottolineando che la stabilità e la sicurezza nella regione restano tra le priorità fondamentali della politica estera della Turchia.
"Garantire la stabilità e la sicurezza della nostra regione è una delle priorità fondamentali della nostra politica estera. Abbiamo sempre sostenuto che i problemi regionali debbano essere risolti attraverso un senso di appartenenza regionale."
Ha osservato che la Turchia conduce le sue politiche in Medio Oriente, nei Balcani e nel Caucaso meridionale in piena conformità con questo principio.
Fidan ha inoltre sottolineato che la pace e la prosperità del vicino Iran sono di grande importanza non solo per la Turchia, ma per l'intera regione.
Il ministro ha affermato che gli sviluppi in Iran vengono monitorati attentamente.
"Vorremmo ribadire il nostro profondo dolore per la perdita di vite umane durante le proteste ed esprimere le nostre condoglianze al popolo iraniano. È incoraggiante che gli incidenti si siano in gran parte placati. Ci auguriamo che la calma sia duratura."
Da parte sua, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha affermato che Teheran attribuisce grande importanza alla sua partnership con Ankara, soprattutto alla luce dei recenti sviluppi regionali.
Ha affermato che la visita è avvenuta in risposta al precedente viaggio di Fidan a Teheran a novembre e che la Turchia e l'Iran sono in contatto regolare a causa di interessi e preoccupazioni comuni.
"Solo nelle ultime una o due settimane, abbiamo avuto conversazioni telefoniche quasi quotidiane", ha osservato, aggiungendo: "Türkiye non è solo un vicino, ma un amico, e i vicini saranno sempre la nostra priorità".
"La Turchia e l'Iran si sono sempre sostenuti a vicenda, sia nei momenti difficili che in quelli facili", ha affermato Araghchi.
Ha aggiunto che le relazioni bilaterali si fondano su “fraternità e amicizia”.
Ha affermato che l'approccio della Turchia nel mantenere aperti i canali diplomatici è molto apprezzato da Teheran e ha espresso la disponibilità a rafforzare ulteriormente la cooperazione con la Turchia quando necessario.
Araghchi ha ringraziato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, il governo turco e Fidan per i loro messaggi di solidarietà in seguito a quelli che ha descritto come recenti "attacchi terroristici" in Iran, affermando che gli incidenti sono stati "chiaramente diretti da elementi legati a Israele".
__________________________________________________
L’INFERNO DEL GENOCIDIO A GAZA
L’inferno del genocidio a Gaza: la testimonianza che pretende responsabilità
Il libro di Wasim Said, pubblicato da LAD edizioni, non è un racconto da compatire ma un atto di accusa che spezza la neutralità e chiama alla lotta politica.
LA PRESENTAZIONE DEL CURATORE DELLA VERSIONE ITALIANA
Pasquale Liguori
Non è un libro “su Gaza”, non è l’ennesimo titolo che si aggiunge allo scaffale del dolore mediorientale. L’inferno del genocidio a Gaza è un documento che arriva in Italia con il peso preciso di una prova, non con la leggerezza di un prodotto culturale. Il fatto che a pubblicarlo sia LAD edizioni con la mia curatela non è un dettaglio editoriale, ma una scelta di campo: portare qui una voce che non si presta né alla retorica umanitaria né alla commozione di consumo, ma esige di essere ascoltata come atto di accusa, come frammento di verità che non intende integrarsi nella normalità del discorso pubblico, bensì incrinarla.


1.gif)
