L'alterazione della realtà nel capitalismo dei disastri

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L'alterazione della realtà nel capitalismo dei disastri

 

di Giuseppe Giannini

Il racconto dell'informazione mainstream, soprattutto in Italia, è sempre più al servizio degli interessi di classe. Di quelli capitalistici e di quelli affini alla propaganda dell'esecutivo (che spesso sono sovrapposti ed indistinguibili). Basti osservare su che cosa si incentra l'attenzione dei media per rendersi conto di come questi abbiano contribuito, in questi decenni, all'arretramento della coscienza civile e sociale di un Paese sempre più povero, non solo materialmente, ma anche per quanto attiene gli interessi culturali.

Così, sembra di vivere in una bolla, progettata e pianificata nel tempo attraverso il mezzo comunicativo, che dalle tv ad internet plasma, indottrina, e sottomette la collettività. E' vero ciò di cui discutono tutti. E' importante quanto fa notizia, ed in che misura questa sia in grado di vendere. L'argomento del quotidiano è quello di cui parlano, con voce altrui, tutti, e non tanto quello che dovrebbe riguardare una massa estesa di individui. Il bombardamento mediatico non lascia nessuno indenne. Proviamo a fare degli esempi. Da oltre un mese uno degli argomenti più inflazionati concerne la tragedia di Capodanno a Crans Montana. I fatti di cronaca sono lo strumento privilegiato per distrarre le masse.

Negli anni in tanti c'hanno costruito delle carriere. Ed altri i plastici. All'interno di quei contenitori demenziali per specialisti dell'insensato che si chiamano talk show emerge la costruzione di una sensibilità artefatta, che pretende di essere sentire comune: ci emoziona, rattrista ed indigna tutti allo stesso modo, perchè diversamente non si può. In realtà questa finta empatia funzionale vuole astrarre le persone dalla loro condizione sociale per proiettarle in un luogo immaginario ma condiviso.

Tutti sono addolorati per la morte di giovani che non conoscevano e dei quali bisogna straparlare. Emergono vari aspetti di cui bisogna tacere per non compromettere la narrazione. Le vittime erano per lo più minorenni (è consentito vendere alcol a quell'età?) e benestanti, vittime dell'euforia del momento, degli eccessi della gioventù, e dell'avidità capitalistica di un imprenditore che, come tanti, mette in primo piano il profitto, a discapito della sicurezza dei locali, della regolarità dei lavoratori, e del pagamento delle tasse o del rispetto delle norme ambientali. Qui, invece, se ne è fatta una questione diplomatica, quasi a voler dimostrare che in Italia le cose vanno diversamente. E con i rappresentanti delle istituzioni uniti in una crociata patriottica con voli di Stato e visite ai ricoverati. Dimenticando che invece siamo proprio noi italiani il pessimo esempio delle illegalità sul lavoro, il caporalato, l'evasione. I settori legati al turismo e all'intrattenimento (locali, ristoranti, stabilimenti balneari, case vacanze) sono quelli dove è più facile riscontrare le irregolarità.

Però noi ci siamo inventati gli stage, l'alternanza scuola-lavoro, i voucher ed il volontariato per agire legalmente e mandare a lavorare i nostri giovani (e non), che di certo non appartengono alle stesse famiglie agiate che oggi piangono i loro cari. E per i quali vengono pensati atteggiamenti di riguardo al pari dei funerali di Stato come avviene con gli appartenenti alle forze armate ( a proposito di privilegiati). Mentre se a morire è un operaio, un bracciante, un cittadino-lavoratore "normale" bastano pochi secondi di commozione. Ed è impensabile una pronuncia da parte del Presidente della Repubblica od una celebrazione condivisa. Questo a voler rimarcare che esistono cittadini di serie a ed altri che non contano, e dei quali utilizzare la forza lavoro ed il plusvalore assoluto per arricchire magari le stesse famiglie di quei ricconi disonesti e truffatori che gestiscono o mandano i loro figli nei locali del gossip.

Insomma, il potere, nelle sue molteplici forme ribadisce cosa conta davvero. E allora parliamo di Sanremo, degli amori dei vip, dei prodigi degli sportivi e facciamo la cronistoria del viaggio della Torcia olimpica. Le Olimpiadi diventano l'occasione per deturpare l'ambiente, abbattere centinaia di alberi secolari, spartirsi i finanziamenti ed indebitare gli Stati. Racconti di miliardari e per il successo del made in Italy elitario. Dopamina del giorno per i sudditi pezzenti. Dunque, per la tenuta  del sistema escludente, è più facile immaginare la fine dell'umanità che la morte del capitalismo come ci ricordava Mark Fisher. Un aspetto, in qualche modo, legato a questa narrazione di parte proviene anche dal linguaggio e dai provvedimenti del governo italiano. Reazionari che con le loro misure ci stanno riportando indietro al ventennio fascista.

Visti i continui attacchi ai contropoteri - la Magistratura e gli organi della giustizia internazionale, i pochi giornali di informazione liberi -, le mani sulla formazione e la militarizzazione della scuola e della società. I decreti sicurezza, la riforma della giustizia (non è un caso che i poliziotti vengono dipinti come eroi, mentre i giudici sono quelli che osano mettere in libertà gli accusati), fino alla discussione sul fermo preventivo dopo la manifestazione di Torino. Evento in solidarietà contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna, realtà virtuosa, che al pari di altre esperienze similari di gestione dal basso mettono al centro il recupero degli spazi sociali.

Uno dei luoghi che sulla messa in discussione delle pratiche estrettative del capitalismo ha fatto la sua missione attraverso pratiche di solidarietà, mutualismo e cooperazione sociale, e con iniziative culturali, educative e riguardanti le politiche abitative. Dopo i fatti accaduti tutti sono d'accordo nel condannare le violenze, ma in pochi che si impegnano nel fare chiarezza. L'invenzione di un clima di tensione, che da quando è stato pronunciato il "conflitto sociale" è in cerca di protagonisti da assimilare a stagioni che, fortunatamente, non ci appartengono più (la strategia della tensione, gli anni di pombo). Chiunque abbia un poco di esperienza di manifestazioni sa che fra le mosse del potere vi sono quelle di creare "casi", precedenti. E' sempre stata prassi delle forze dell'ordine infiltrarsi all'interno dei cortei pacifici, portare molotov nei luoghi, pestare gli inermi e consentire le violenze di chi invece sarebbe facilmente da isolare e contrastare ( il famoso blocco nero). Ed è successo ancora una volta. E le aggressioni ed i pestaggi di alcuni esponenti delle forze dell'ordine a persone anche anziane e prive di qualsiasi motivazione atta ad offendere sono stati propedeutici alle botte al poliziotto lasciato solo dai colleghi.

Lo scopo è delegittimare qualsiasi movimento che critica le operazioni dei rappresentanti del potere e reprimere. Un attacco spropositato alla libertà di espressione del pensiero, del dissenso e della critica. In gioco sono i diritti costituzionalmente garantiti, i movimenti sociali e le proteste civili. Non importa se chi scende in piazza lo fa per difendere il lavoro, la salute, o reclami il diritto a vivere in un ambiente sano o chieda la fine delle violenze in Palestina od in altre zone di guerra. Chi disturba il volere del decisore politico sarà soggetto a retrizioni ed a misure preventivamente detentive, a sanzioni economiche, rischiando anche di essere inquadrato, pur in assenza di prove, come un terrorista. E' il modello trumpiano: di chi va a caccia dello straniero; nega i mutamenti climatici; fomenta le guerre e l'odio interno; attacca e prende possesso degli altri poteri.

Utilizzando in maniera abnorme le armi e i  dispositivi tecnologici. Il nuovo totalitarismo è già operativo ed è presente nelle nostre società, che una volta avevano un passato democratico.

La narrativa dei servitori del potere è dunque sempre più distante dalla realtà. Vive di istanti da prorogare all'infinito per controllare i sudditi e piegarli ai propri voleri.

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L’INFERNO DEL GENOCIDIO A GAZA

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"Questo genocidio non si è limitato a distruggere la mia vita o tutto ciò che possedevo: è andato ben oltre. Mi ha distrutto dall’interno.
Ha spazzato via la pace dal mio cuore, ha frantumato la stabilità della mia mente e mi ha contagiato con una strana sindrome dell’anima. "

Potrebbero benissimo essere parole di un sopravvissuto alla Shoah… 
In realtà sono parole di Wasim Said, sopravvissuto al genocidio a Gaza autore di questa testimonianza esclusiva:

https://www.ladedizioni.it/prodotto/linferno-del-genocidio-a-gaza/

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