Frana di Niscemi: il prezzo della subalternità agli USA e del MUOS

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Frana di Niscemi: il prezzo della subalternità agli USA e del MUOS

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di Clara Statello per l'AntiDiplomatico


„Le antenne cadranno giù“. I NO MUOS cantavano questo slogan, negli anni delle lotte contro la militarizzazione dei territori, subendo feroci persecuzioni da parte dello stato. Oggi che le antenne della stazione di telecomunicazioni dell’esercito americano sono ancora in piedi, mentre Niscemi frana metro dopo metro, casa dopo casa, quelle parole diventano l’emblema di una sconfitta: non solo del movimento, ma della stessa Sicilia.

La distruzione di Niscemi è la conseguenza di una precisa scelta politica: subordinare la sicurezza dei territori alla sicurezza della potenza straniera che li occupa. Gli Stati Uniti d’America.

L’elefante nella stanza

Il MUOS è il grande rimosso di questi giorni. I media riportano le promesse e lepasserelle dei politici, la disperazione degli abitanti, gli insulti di giornalisti e dell’opinione pubblica che rivittimizzano gli sfollati con commenti dai toni antimeridionalisti.

Nessuno che ricordi che Niscemi è la città del MUOS e della NRTF (Naval Radio Transmitter Facility) della US Navy, la marina statunitense. Nessuno che ricordi che Niscemi è una città chiave nella strategia globale degli USA.

Le antenne della stazione di telecomunicazione sono un’infrastruttura ad utilizzo esclusivo delle forze armate statunitensi, in grado di trasmettere “oltre l’orizzonte”, cioè a grandi distanze, comunicazioni di intelligence alle forze di superficie, sottomarine, aeree e terrestri e dei centri C4I (Command, Control, Computer, Communications and Intelligence) della Marina militare Usa. In poche parole trasmettono le informazioni necessarie per le operazioni militari, anche d’attacco, a droni, caccia, sottomarini e la comunicazione tra combattenti.

Il Comando Navifor riferisce che le antenne di Niscemi “costituiscono la parte principale delle operazioni a supporto della Marina, delle forze congiunte e alleate nelle aree del Mediterraneo, del Sud-Ovest Asiatico, dell’Oceano Indiano e dell’Oceano Atlantico”.

Ciò significa che Niscemi è direttamente coinvolta sui principali fronti di guerra, operazioni militari o strategie di contenimento/destabilizzazione del Pentagono.

Militarizzazione selvaggia  

La NRFT è stata costruita nel 1991 all’interno della riserva naturale della “Sughereta”, in contrada Olmo. Il sito è considerato di importanza comunitaria SIC. Nella stazione, che si estende per 1.660.000, vennero installate oltre 40 antenne al alta frequenza HF e un trasmettitore a bassa frequenza LF alto circa 256metri.

Nel 1997 la prima frana. Come raccontano le cronache dei tempi, il 12 ottobre, poco prima delle 14, la popolazione scese per le strade di Niscemi, dopo un cupo boato. Si pensava ad un terremoto. Era invece una frana. Esattamente come oggi, avveniva dopo intense piogge. Lo smottamento riguardava i quartieri Sante Croci, Pirillo e Canalicchio.

Inutilmente, l’allora sottosegretario alla Protezione civile, il vulcanologo Franco Barberi, parlò di “ordinaria malamministrazione e di completo degrado in una zona sottoposta a vincolo geologico”. La procura di Caltagirone aprì un fascicolo per disastro colposo, circa 400 persone furono costrette a lasciare le proprie abitazioni. Agli sfollati venne riconosciuto un contributo per l’affitto di 600mila lire al mese per 13 mesi. L’elemosina.

La soluzione arrivò nel 2000: 48 costruzioni furono abbattute, tra cui l’antica chiesa settecentesca di Sante Croci. Dopo di che, al posto di un piano per la messa in sicurezza del territorio, si intensificò la militarizzazione dell’area.

Lo stato d’emergenza venne prorogato fino al 2007. L’anno seguente, nel 2008, il Movimento per l’ Autonomia denunciava già il 19 febbraio dello stesso l’inizio “in segreto” della costruzione delle tre antenne del sistema satellitare di comunicazione militare MUOS (Mobile User Objective System).

Anziché mettere in sicurezza i territori colpiti dalla frana, le autorità hanno consentito agli Stati Uniti di perseguire i propri interessi di sicurezza, iper-militarizzando un territorio fragile. 


Infrastruttura chiave per le guerre USA

La stazione terrestre del MUOS (NCTS Sicily) è considerata il “fiore all’occhiello” delle stazioni di comunicazione militare di tutto il mondo: 

“ è strategicamente posizionato per fornire supporto alle comunicazioni mission-critical alle forze statunitensi, NATO e della coalizione che operano nelle aree di responsabilità dello US Africa Command (AFRICOM), dello US Central Command (CENTCOM) e dello US European Command (EUCOM)”, scrive Novifor.

Ha addirittura ricevuto numerosi premi per l'eccellenza nelle comunicazioni e nelle tecnologie dell'informazione (CITE), premi Golden Anchor e Silver Anchor Retention e premi per le strutture eccezionali della Defense Information Systems Agency (DISA).

I 1500 sfollati di Niscemi, invece, riceveranno un bonus di 400 euro più 100 euro a componente familiare, fino a 900 euro mensili, per un anno. Ancora una volta, alle richieste di sicurezza della popolazione, il governo risponde con l’elemosina.

Cronaca di un dissesto annunciato

Il pericolo dell’esposizione all’inquinamento elettromagnetico e i rischi per l’ambiente sono stati al centro delle lotte del movimento NO Muos, che ha mobilitato nel corso degli anni cittadini, attivisti, militanti, docenti universitari, esperti da tutta la Sicilia e non solo.

Il movimento diceva no alle basi e installazioni militari statunitensi, sì alla cura, alla tutela, alla messa in sicurezza del territorio, sì allo sviluppo delle attività di produzione locale.

Le istanze sono state ignorate, il governo ha preferito per Niscemi la servitù militare. Le conseguenze di questa decisione sono sotto gli occhi di tutti.

Dire oggi che i NO MUOS avessero ragione è un’amara consolazione di cui non ci si può accontentare. È necessario restituire al territorio la sua naturale vocazione, sottraendolo alla servitù militare. Il dissesto idrogeologico della Sicilia sarà affrontato quando la Sicilia cesserà di essere la portaerei degli USA nel Mediterraneo. Quando non sarà il Pentagono a decidere per i territori, ma le comunità siciliane che li abitano.

Clara Statello

Clara Statello

Clara Statello, laureata in Economia Politica, ha lavorato come corrispondente e autrice per Sputnik Italia, occupandosi principalmente di Sicilia, Mezzogiorno, Mediterraneo, lavoro, mafia, antimafia e militarizzazione del territorio. Appassionata di politica internazionale, collabora con L'Antidiplomatico, Pressenza e Marx21, con l'obiettivo di mostrare quella pluralità di voci, visioni e fatti che non trovano spazio nella stampa mainstream e nella "libera informazione".

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