Sionismo, atlantismo e tecnologia: le nuove forme del controllo sociale
di Giuseppe Giannini
L’Italia, dopo decenni di vassallaggio verso la politica estera americana, si appresta a diventare una sua vera e propria colonia.
Non bastano le basi militari e i diktat sull’aumento delle spese di guerra in nome della NATO (vale anche per gli altri sudditi europei), ma a beneficio delle aziende USA, ora sono subentrati altri elementi. Da un lato, la “sovranista” Meloni non conta niente, tanto che a decidere sono Trump e i suoi falchi. Infatti, la “patriota” ha assicurato il padrone americano che, riguardo ai dazi, non ci saranno ritorsioni, perché lei guarda, esclusivamente, agli interessi delle nostre aziende esportatrici. Nel frattempo, peggiorano il tessuto produttivo, le condizioni delle medie e piccole imprese e quelle dei cittadini.
Così, pure Ursula von der Leyen, impegnata ad ubbidire con un occhio rivolto alla ripresa tedesca fondata sulla riconversione bellica. Nessuna reciprocità sui dazi che subiremo e quindi le mega imprese statunitensi, che fanno enormi profitti, non verranno toccate dal fisco. Vale per le multinazionali del web, la tassazione degli extraprofitti e, dopo esserci imbattuti nella guerra per procura, premia quelle del gas e militari. Ne deriva che, costretti a comprare rifornimenti energetici e armi a costi elevati (da qui tutto l’interesse a continuare le guerre) gli europei, impoveriti e impauriti dalla narrazione di parte (il terrorismo mediatico, la russofobia), passeranno i prossimi anni immersi nell’austerità.
Il rigore della tecnocrazia di Bruxelles, accentuato da un ventennio di policrisi, che impone sacrifici alle politiche pubbliche, mentre i ricconi incamerano sempre più profitti. Dall’altro lato, insieme a diversi esponenti dell’opposizione, che vanno dal PD a Renzi e Calenda (a proposito di sudditanza verso l’imperialismo a stelle e strisce,) le destre hanno sottoscritto il ddl sull’antisionismo. Il quale prevede che chiunque osi combattere l’ideologia sionista venga di fatto trattato come un razzista.
La critica al sionismo equiparata ad una visione “allargata” di antisemitismo, secondo quanto previsto dall’IHRA. Solo che quella definizione, non vincolante, cercava di prevenire ogni forma di odio verso gli ebrei, qui, invece, viene, forzatamente, accomunata la critica all’operato dell’esecutivo genocidario israeliano ad ogni possibile ed eventuale avversione o discriminazione fondata sull’essere ebreo in quanto tale. Quando è del tutto evidente dalle dichiarazioni e dall’operato disumano del governo, dei coloni, e di tanti fanatici delle istituzioni israeliane che i veri razzisti sono loro. Il potere di ingerenza sionista è così forte da condizionare più di prima la politica americana (quale peso hanno gli Epstein files?), al pari di quella europea. Ha così presa che oramai i media ospitano solo versioni di parte e menzognere, ma che dinnanzi alla tragedia umana della popolazione palestinese non reggono.
Eppure, abbiamo capito che non è possibile evidenziare quanto accade perché si corre il rischio di essere definiti vicini ad Hamas. Come se esistesse solo quell’organizzazione. Come se Netanyahu non avesse colto l’occasione per portare a termine il progetto suprematista iniziale. E così, in tanti (politici, funzionari dell’ONU, scrittori) oggi si ritrovano vittime delle sanzioni trumpiane (per il quale sono terroristi anche gli antifascisti), a differenza degli autori dei crimini. La stessa UE si è adeguata. Guai a toccare Israele. Per la Russia pacchetti su pacchetti di sanzioni; per chi è in guerra con le inermi popolazioni civili mediorientali solo giustificazioni. Si chiama complicità, anche se indiretta (il supporto logistico, militare, economico e diplomatico), con i crimini di guerra.
Però, se nel "democratico" Occidente, dove pare che non ci siano autocrati al governo (a parte Trump, e la sua scolaretta Meloni), né Putin e nemmeno l'AfD, è vietato condannare i crimini dello Stato genocida vuol dire che si sta attaccando il principio costituzionale della libertà di espressione. Qualcuno direbbe nessuna meraviglia, dopo aver schiacciato il diritto internazionale, vale solo la legge della forza. Di questo passo, pregiudicando i diritti e le libertà fondamentali, tutti i Paesi, ci stanno conducendo verso forme inedite di autoritarismo. Supportate sia da normative ad hoc, che introducono nuovi reati di opinione e, conseguentemente, reprimono le manifestazioni di dissenso, ma anche e soprattutto, per mezzo dei dispositivi tecnologici. Strumenti di profilazione e controllo a disposizione di qualsiasi potere, il cui compito è fermare gli oppositori mediante la censura, l’invenzione di etichette all’uopo, e chissà cosa altro ancora.
Nelle mani sbagliate (vale per ogni forma di governo od attività di impresa), gli abusi, e le violazioni della privacy e del rispetto della vita umana, rappresentano un pericolo attuale, che solo la forza del diritto, attraverso una regolamentazione seria, idonea a frenarne gli eccessi, può impedire o limitare. Destre estreme o meno la società tecnofascista è alle porte.


