Anschluss: il voto per Alternative für Deutschland viene da lontano

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Anschluss: il voto per Alternative für Deutschland viene da lontano

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di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico

 

7 settembre. Per quanto ci riguarda, pensiamo che nel serio e approfondito studio con cui l'ottimo Vladimiro Giacché, qualcosa come tredici anni fa, dava alle stampe il suo “Anschluss”, fossero già racchiuse buona parte delle basi materiali del risultato elettorale del 6 settembre nel Land di Sachsen-Anhalt, una delle regioni che formavano un tempo la Repubblica democratica tedesca.

Se le anime imbelli del liberalismo europeista, dipinto di “sinistra” o di centro-destra, anche in Italia, gridano al pericolo nazista, pare sufficiente rammentar loro come le politiche e le “idee” che caratterizzano quelle anime portino con sé tutto il potenziale che rende possibili risultati elettorali – per quello che valgono nel sistema borghese – simili a quelli del Land tedesco e di altri Land che andranno al voto nel prossimo futuro.

Per non tirarla troppo per le lunghe: quando il signor Piero Fassino si rammarica che non si mandino abbastanza armi alla junta nazigolpista di Kiev, mentre le statistiche ufficiali certificano che quasi sei milioni di famiglie italiane vivono in condizioni di povertà relativa e assoluta, che non ci sono soldi per la salvaguardia degli edifici scolastici, che le strutture sanitarie pubbliche non assicurano servizi sufficienti e decenti, che i salari dei lavoratori italiani sono in coda a quelli del resto dei paesi europei, ecco che allora l'assalto alla cosiddetta “sinistra” - quella dei signori Fassino & Co. - diventa un passo “necessario” con cui si alimentano gli equivalenti italici di Alternative für Deutschland. Quando il signor Walter Veltroni, al pari di un qualsiasi generale reazionario, assicura che le classi sono cose del passato e che è tempo di una collaborazione nazionale, ecco che allora la “lotta allo straniero” diventa il legame tra “la gente” che si riconosce solo nella “nazione”. Quando si grida al “pericolo nazista”, ma si sussidiano a suon di miliardi i nazigolpisti di Kiev e tra di essi si scelgono addirittura i “consigliori” affaristico-militari del governo fascio-leghista, che valenza hanno le autoproclamazioni di antifascismo? 

Basta. Per quanto riguarda il voto in Sachsen-Anhalt, l'ascesa dei nazisti di AfD ha radici se non proprio lontane, quantomeno formatesi nel tempo. Ricordiamo, per dire, alcune avvisaglie di qualche anno fa. Per limitarsi al solo settore sanitario, scriveva nel 2019 Die junge Welt, incidono la forte carenza di personale, le cattive condizioni e bassi salari imposti agli addetti; si riportava per l'appunto il caso di Haldensleben, principale città del circondario della Börde (Sassonia-Anhalt), in cui da tre anni mancavano servizi medici di emergenza per l'infanzia e, in caso di bisogno, si dovevano fare 30 chilometri fino a Magdeburgo o Gardelegen. Sempre nel 2019 e con il titolo “La disparità della Germania”, Markus Drescher scriveva su Neues Deutschland  dell'eclatante divario economico che non accenna a diminuire tra est e ovest del paese, anche trent'anni dopo la declamata “unificazione” tedesca.

Per fare un singolo esempio: chi, ancora una ventina d'anni fa,  usciva esaltato dall'incanto del centro storico di Dresda, sentiva la pelle accapponarsi appena giunto alle immediate periferie della città, alla vista degli edifici diroccati e abbandonati, muti testimoni del patrimonio industriale saccheggiato e portato a ovest, che significava disoccupazione massiccia e pressoché irreversibile. Poche battute scambiate con anziani lavoratori del tempo della DDR esprimevano la frustrazione e il senso di impotenza che affliggeva larga parte della popolazione “annessa” e sottomessa.

E' sufficiente prendere un qualsiasi villaggio in Mecklenburg-Vorpommern: secondo le “coordinate di disuguaglianza” del Leibniz-Institut di economia di Halle (IWH), quei villaggi riuniscono tutti i fattori negativi: in quanto campagna, sono messi peggio delle città, trovandosi a nord stanno peggio che al sud e, trovandosi a est... Ora, dicono al IWH, “responsabile della disparità tra est e ovest è soprattutto la più bassa produttività” che, secondo lo studio, nella Germania dell'est si attestava nel 2017 intorno al 82% della media della Germania occidentale. Nel 2016, 464 delle 500 top-aziende tedesche avevano la sede centrale a ovest, con la conseguente mancanza, a est, di strutture di ricerca e sviluppo. Nel 2018, due abitanti su tre della Sassonia si vedevano, in quanto cittadini dell'ex Germania Est, come persone di “seconda classe”. Tale valutazione riguardava l'84% degli elettori di AfD. In base a un sondaggio del quotidiano Sächsische Zeitung, la pensava così anche il 70% degli over-65 e dei giovani dai 18 ai 29 anni; si scendeva un po', al 60%, nella fascia di età 30-45 anni.

Nello stesso periodo, ancora su Neues Deutschland, Jana Frielinghaus scriveva che non desta meraviglia se i sondaggi danno i tedeschi dell'est ”più scettici verso la democrazia” rispetto a quelli dell'ovest. Soprattutto, molto più scettici rispetto al capitalismo. Per un sondaggio commissionato dal conservatore Frankfurter Allgemeine Zeitung, alla domanda "Pensa che la democrazia che abbiamo in Germania sia la migliore forma di governo?", pare abbia risposto in maniera affermativa il 42% a est e il 77% a ovest; il 23% a est e il 10% a ovest ritiene che esista una "alternativa superiore". Alla domanda se ritengano che esista “un sistema economico migliore dell'economia di mercato?", ha risposto negativamente il 48% a ovest e il 30% a est. Inoltre: 2/3 a ovest, ma solo la metà a est, riteneva che diritti come la libertà di espressione siano efficacemente tutelati, i tribunali siano indipendenti e a tutti sia garantita l'uguaglianza di fronte alla legge. Inoltre: il 26% dei tedeschi occidentali e il 52% degli orientali è convinto che l'origine di "nuovi" o "vecchi" stati federali sia una delle "linee di divisione più importanti della Germania". Riguardo alle preferenze politiche, già allora a est c'era molto meno consenso per CDU/CSU, SPD, FDP e Verdi, e di più per i partiti di sinistra, da una parte, e AfD, dall'altra, che otto anni fa poteva contare sul 21% nei "nuovi" Land e sul 9% a ovest. L'attecchire degli slogan della destra viene spesso sbrigativamente spiegato come conseguenza tardiva della "mancanza di libertà" nella DDR; ma non sarebbe fuor di luogo, osservava Jana Frielinghaus, mettere nel conto gli sconvolgimenti economici degli ultimi decenni, primo fra tutti quanto fatto dalla Treuhandanstalt, l'Ente per la privatizzazione delle industrie di stato della ex DDR e le forti discriminazioni su salari, stipendi e pensioni.

E proprio le peggiori condizioni sociali generali dei länder della ex DDR rispetto a quelli dell'ovest, secondo Frielinghaus, avevano come risultato che a est un numero maggiore di persone che a ovest fosse «scettico nei confronti del capitalismo». Da qui, anche la sfiducia nei confronti dei partiti di centro e tradizionali, quali CDU/CSU, SPD, FDP. Sempre sette anni fa, Renate Köcher osservava come l'orientamento elettorale mostrasse come molti tedeschi dell'est si sentano tuttora estranei a casa propria, sottorappresentati in politica e nel lavoro, o, secondo l'efficace espressione di una ex insegnante della DDR, in un documentario RAI di qualche anno prima, hanno “la sensazione di essere stati assunti come supplenti”. Basti pensare che, se solo nei primi due anni dopo l'annessione, a est si erano persi (ufficialmente) oltre un milione di posti di lavoro, per la frenetica deindustrializzazione e il trasferimento a ovest non solo dei centri di direzione economica e amministrativa, ma delle stesse strutture materiali produttive, ecco che già dopo trent'anni, le cifre dell'ufficiale Bundesagentur für Arbeit indicavano una differenza media di circa due punti nelle percentuali di disoccupazione tra est e ovest.

Nel 2019, la differenza tra est e ovest vedeva estremi di disoccupazione del 2,7%, ad esempio, in Baviera e del 5,4% in Sassonia, 5,7% in Brandenburgo, 7,8% a Berlino, o 6,9% nel Mecklenburg-Vorpommern, nel quale ultimo c'erano distretti e circondari con medie del 8,4-8,5%.

Ecco dunque il voto del 6 settembre, commentato così da Viktorija Nikiforova su RIA Novosti.

 

Il cancelliere tedesco debellato in Sassonia

Poche ore fa si è concluso lo spoglio dei voti per le elezioni parlamentari in Sassonia-Anhalt. Il risultato era in qualche modo prevedibile: Alternativa per la Germania (AfD) ha vinto a valanga, ottenendo il 43,8% dei voti, con un'affluenza alle urne altissima. Il principale concorrente, l'Unione Cristiano Democratica (CDU) del cancelliere Merz, ha ottenuto poco più del 17%. Si tratta di una sconfitta schiacciante, considerando che la CDU ha governato questo stato orientale per quasi un quarto di secolo. Gli altri partiti hanno raccolto meno del 10%.

Celebrando il successo, il leader dell'AfD in Sassonia, Ulrich Siegmund, ha ringraziato calorosamente l'uomo che è diventato il "volto del suo partito" e ne ha assicurato la vittoria. Si riferiva, ovviamente, a Friedrich Merz. È a lui – e ai suoi predecessori come cancellieri – che l'AfD deve il suo successo.

Solo 13 anni fa, questo partito sembrava un gruppo di eccentrici che nessuno prendeva sul serio. Persino la stampa li ridicolizzava pigramente, senza molto entusiasmo. Nel 2013, alle sue prime elezioni per il Bundestag, l'AfD non riuscì a ottenere nemmeno il cinque percento dei voti. Ma entro il 2025, era diventato il secondo partito più popolare del paese.

Quest'anno, AfD si sta candidando a diventare il partito più popolare in Germania, sfidando ogni previsione politica, intrighi e persino il famigerato "Brandmauer", ovvero il boicottaggio a cui tutti gli altri partiti lo stanno sottoponendo. Tra un paio di settimane si terranno le elezioni nel Mecklenburg-Vorpommern e anche lì l'AfD è già certa della vittoria.

Tra i cristiano-democratici si levano lamenti di delusione, ma per questa sconfitta possono incolpare solo se stessi. Hanno monopolizzato tutte le decisioni del paese, commettendo il maggior numero possibile di errori.

L'AfD gode del suo maggiore sostegno nella Germania dell'Est, nell'ex DDR. Il voto per l'Alternativa è la pura revanche che i tedeschi dell'Est aspettavano da tempo. Non è un caso che l'affluenza alle urne sia stata da record (oltre il 76%) e che Ulrich Siegmund si sia presentato a votare a bordo di un buffo scooter d'epoca proveniente dalla DDR.

Subito dopo l’unificazione della Germania, le élite della Repubblica Federale Tedesca hanno letteralmente devastato e saccheggiato la DDR. Tutta la produzione industriale delle terre orientali è stata svenduta per la misera cifra di 34 miliardi di euro. L'85% delle imprese del paese erano cadute sotto il controllo di cittadini tedeschi. Anche tutte le leve del potere politico erano state prese dagli occidentali.

La disoccupazione di massa e la povertà sono state seguite da una catastrofe demografica. Milioni di ex cittadini della DDR, soprattutto giovani, sono fuggiti nella Germania occidentale. Ancora oggi la famiglia media nei paesi orientali è esattamente due volte più povera di quella occidentale. Inoltre, nell’est si rifiutano risolutamente di riconoscere l’agenda di sinistra con il suo culto delle perversioni.

Nel 2017, i tedeschi dell'Est fischiarono e attaccarono aspramente Angela Merkel, che consideravano una traditrice della Germania in generale e della DDR in particolare. Ora, gli "Ossi" stanno distruggendo la cancelliera Merz, e i "Wessi" sono solidali con loro. Lo scagnozzo della Blackrock Corporation ha toccato un minimo storico: il suo indice di gradimento si aggira tra l'11 e il 13%.

Nel pieno rispetto degli interessi delle imprese americane, il Cancelliere tedesco sta distruggendo l'economia tedesca, e l'ondata di fallimenti sta colpendo più duramente gli stati orientali. Allo stesso tempo, ingenti somme di denaro e armi vengono inviate al regime di Kiev, che si presenta senza vergogna come la reincarnazione dell'hitlerismo. Non sorprende quindi che i colleghi di Merz nella CDU parlino di un "cambio di cancelliere" (Kanzler-Taufe): hanno bisogno di un capro espiatorio.

Nel frattempo, i rappresentanti dell'AfD in Sassonia si trovano in una posizione piuttosto vantaggiosa. Non saranno in grado di formare un governo monocolore, ma i loro oppositori avranno molta difficoltà a unirsi. La Sinistra, da cui dipende il destino di questa coalizione, sta chiedendo concessioni alla CDU in anticipo, e non tutti all'interno della CDU sono disposti ad accettarle.

Così che sembra proprio che il Sachsen-Anhalt si trovi ad affrontare una prolungata crisi di leadership. Comodamente posizionata all'opposizione, AfD criticherà incessantemente il governo, guadagnando un consenso sempre maggiore tra gli elettori, pur non assumendosi alcuna responsabilità per le sue decisioni.

Ma potrebbe verificarsi una svolta più audace: il proverbiale “Brandmauer” potrebbe crollare e AfD uscire dal suo isolamento unendosi in una coalizione con un altro partito.

Un cambio del cancelliere tedesco è molto probabile, ma una minaccia molto maggiore alla stabilità è rappresentata dal crescente divario tra la Germania dell’Est e quella dell’Ovest. Il successo dell’attuale AfD ne è la prova. Economia, ideologia, crisi migratoria, militarizzazione, rifornimento all'Ucraina: letteralmente su tutte le posizioni, gli "Ossi" e i "Wessi" hanno punti di vista diversi. L’unica cosa che li unisce è l’odio verso l’attuale cancelliere, ma questo dura poco.

Le posizioni politiche della Germania si stanno frammentando proprio lungo le linee che Mosca un tempo aveva permesso di consolidare. Ma questa volta, i russi non la salveranno.

 

 

Fabrizio Poggi

Fabrizio Poggi

Ha collaborato con “Novoe Vremja” (“Tempi nuovi”), Radio Mosca, “il manifesto”, “Avvenimenti”, “Liberazione”. Oggi scrive per L’Antidiplomatico, Contropiano e la rivista Nuova Unità.  Autore di "Falsi storici" (L.A.D Gruppo editoriale)

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