Europa, vassallaggio e “Consiglio di Pace”: il nuovo ordine secondo Trump

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Europa, vassallaggio e “Consiglio di Pace”: il nuovo ordine secondo Trump

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Per decenni la dipendenza strategica dell’Europa occidentale dagli Stati Uniti non è mai stata davvero messa in discussione. Era un dato di fatto, coperto da un linguaggio elegante: “Autonomia strategica”, alleanza transatlantica, partenariato tra pari. Tutti sapevano chi comandava, ma nessuno lo diceva ad alta voce. A Davos, però, qualcosa si è incrinato. Leader europei hanno iniziato a parlare apertamente di subordinazione.

Il premier belga Bart De Wever ha sintetizzato il dilemma in modo brutale: scegliere se essere un “vassallo felice” o qualcosa di peggio. Ursula von der Leyen ha ammesso che il vecchio ordine mondiale non tornerà e che l’Europa non può più illudersi di sfuggire alla dipendenza semplicemente aspettando tempi migliori.

Donald Trump ha fatto saltare le ultime coperture. Ha smesso di fingere che il rapporto fosse basato su valori condivisi e non su rapporti di forza. Ha reso esplicito il vassallaggio europeo, costringendo l’UE a riconoscere pubblicamente quanto prima accettava in silenzio. Il punto non è se accettare o meno questa realtà: l’Europa l’ha sempre accettata di buon grado. Il vero problema è che non esiste, oggi, un’alternativa credibile. È in questo vuoto strategico che si inserisce l’iniziativa trumpiana del “Consiglio di Pace”. Presentato come strumento per Gaza, in realtà ambisce a essere un organismo universale, parallelo - se non alternativo - alle Nazioni Unite. Un’istituzione costruita attorno alla leadership personale di Trump, indifferente alle strutture multilaterali del secondo Novecento e pronta a svuotarle di significato e fondi.

A Davos 2026 Trump ha celebrato il progetto come un successo, insieme a un presunto accordo con la NATO su Groenlandia e Artico, ottenuto sotto la minaccia di dazi e perfino dell’uso della forza. Il Consiglio di Pace è già stato firmato da una serie di Paesi extraeuropei, mentre le principali potenze dell’UE restano scettiche. Non a caso: aderire significa riconoscere che la “vera comunità internazionale” è quella che ruota attorno a Washington. Il messaggio è chiaro e mercantilista: chi vuole contare, paga e si allinea. Gli altri restano fuori. L’Europa, priva di una propria visione di sicurezza, sviluppo, politica estera e di qualsiasi barlume di sovranità si trova davanti allo specchio. E l’immagine riflessa è quella di un continente che parla di autonomia, quando nei fatti esegue solo ordini.


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