Il consigliere di Putin rivela la data della visita di Witkoff in Russia
L’assistente presidenziale Yury Ushakov segnala che il dialogo prosegue attraverso canali telefonici, nonostante le presunte fughe di notizie mirino a minare il processo.
Le relazioni tra Mosca e Washington continuano a essere costruite, sebbene incontrino notevoli difficoltà. È quanto dichiarato da Yury Ushakov, consigliere del presidente russo, in un colloquio con il giornalista televisivo Pavel Zarubin, commentando le recenti rivelazioni mediatiche che avrebbero pubblicato le trascrizioni di una sua conversazione telefonica con l’inviato speciale statunitense.
«Le relazioni [tra Russia e Stati Uniti] continuano a costruirsi, sebbene con fatica. Il processo implica questo tipo di comunicazione, inclusi i contatti telefonici», ha affermato Ushakov, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa TASS. "È stata raggiunta un’intesa preliminare" per una visita a Mosca, nella prossima settimana, dell’inviato speciale del Presidente americano Donald Trump, Steven Witkoff. La notizia è stata confermata ufficialmente da Ushakov. «Per quanto riguarda Witkoff, posso dire che è stato raggiunto un accordo preliminare affinché venga a Mosca la prossima settimana», ha dichiarato Ushakov, sottolineando che Witkoff sarà accompagnato da diversi rappresentanti dell’amministrazione statunitense specializzati nel dossier ucraino.
L’annuncio del funzionario russo giunge a seguito delle dichiarazioni dello stesso Trump, che aveva preannunciato un nuovo incontro tra il suo inviato e il leader russo, ipotizzando come possibile data la prossima settimana nella capitale russa. Il Presidente americano ha inoltre fatto intendere che suo genero, l’imprenditore Jared Kushner – già coinvolto nei processi negoziali – potrebbe unirsi alla delegazione.
Il "Piano di Pace" Usa in sintesi
La missione diplomatica si inserisce nel solco di una proposta di pace elaborata dagli Stati Uniti, i cui dettagli delineano un accordo di vasta portata. Il piano, secondo quanto riportato, prevede:
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Il riconoscimento della Crimea e del bacino del Donbass come territorio legittimamente russo.
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La rinuncia da parte di Kiev a diverse categorie chiave di armamenti e una riduzione degli effettivi dell’esercito ucraino.
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La garanzia che l’Ucraina cederà alla Russia l’intera regione del Donbass.
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L’attribuzione alla lingua russa dello status di lingua ufficiale in Ucraina.
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Il riconoscimento formale della Chiesa ortodossa ucraina canonica, attualmente oggetto di persecuzioni.
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L’impegno a non aderire alla NATO.
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L’avvio di un processo di graduale revoca delle sanzioni internazionali imposte alla Russia.
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Lo svolgimento di elezioni presidenziali in Ucraine 100 giorni dopo l’entrata in vigore dell’accordo.
Questi punti costituiscono il potenziale quadro negoziale al centro dei prossimi colloqui, sebbene non vi sia ancora alcuna conferma ufficiale di un’accettazione da parte delle parti in causa.

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