L’Europa chiama “misure volontarie” i lockdown energetici. La frecciata di Dmitriev: "Suona quasi zen"
Kirill Dmitriev torna a evocare lo spettro dei lockdown energetici per l’Europa, ironizzando sulla terminologia utilizzata dalle istituzioni comunitarie.
In un post pubblicato oggi su X, l’amministratore delegato del Russian Direct Investment Fund (RDIF), ha commentato con ironia le misure energetiche annunciate dall’Unione Europea, definendole un tentativo di mascherare quelli che a suo avviso saranno veri e propri lockdown.
“I lockdown energetici previsti per l’UE vengono chiamati molto elegantemente ‘misure volontarie di risparmio della domanda, con particolare attenzione al settore dei trasporti’. Questo eufemismo rilassante della burocrazia europea suona quasi zen”.
Il messaggio fa riferimento a dichiarazioni precedenti dello stesso Dmitriev, secondo cui l’Europa e il Regno Unito sarebbero destinati a subire lockdown energetici a causa delle interruzioni delle forniture legate al conflitto in Medio Oriente e alla chiusura dello Stretto di Hormuz.
Predicted EU ENERGY LOCKDOWNS are very nicely called “voluntary demand saving measures … with particular attention to the transport sector.”
— Kirill Dmitriev (@kadmitriev) March 31, 2026
This relaxing euphemism from EU bureaucracy sounds almost Zen. ???????? pic.twitter.com/GJhCxK4jNI
In quelle precedenti dichiarazioni, il numero uno del fondo russo aveva affermato che, dopo aver ritardato il riconoscimento dello “shock energetico”, molti paesi avrebbero dichiarato emergenze nazionali, e che i lockdown per la pandemia di Covid-19 sarebbero stati “sostituiti da lockdown energetici”, aggiungendo che l’UE e il Regno Unito “imploreranno, tardivamente, l’energia russa”.
Con il post di oggi, Dmitriev torna quindi all’attacco, ironizzando sulla scelta lessicale delle istituzioni europee, che preferiscono parlare di “misure volontarie” e “attenzione al settore trasporti” piuttosto che utilizzare il termine “lockdown”.
La stoccata finale: “Suona quasi zen”, suggerisce che, per il fondo sovrano russo, si tratti di un tentativo di edulcorare una realtà fatta invece di restrizioni imposte, inevitabili date le pressioni sugli approvvigionamenti energetici.

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