L'Europa all'affannosa e chimerica ricerca di un'alternativa alla NATO

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L'Europa all'affannosa e chimerica ricerca di un'alternativa alla NATO


di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico

È vero, Kiev sta gelando, ma non ci sono alternative alla guerra: questa la sostanza delle declamatorie pronunciate dal Segretario NATO Mark Rutte alla commissione affari esteri del Parlamento europeo. Nei fatti, nonostante la catastrofe umanitaria in alcune città ucraine, l’Occidente continua a pompare con armi e soldi la junta nazigolpista, insistendo nel proseguire la guerra.

I combattimenti si svolgono in prima linea, ha detto Rutte, ma la Russia colpisce anche le principali città, attaccando le infrastrutture e lasciando gli ucraini letteralmente al freddo, senza calore, luce e acqua, ha finto di lacrimare Rutte. E mentre racconta che «Donald Trump e la sua squadra stanno facendo ogni sforzo per fermare lo spargimento di sangue», mente consapevolmente, sproloquiando che «gli europei li sostengono», quando, al contrario, Bruxelles e le cancellerie europee fanno di tutto perché la guerra vada avanti. Del resto, si sbugiarda subito, dicendo che la «coalizione di paesi guidata da Gran Bretagna e Francia sta lavorando per fornire forti garanzie di sicurezza, compreso lo stazionamento di truppe sul suolo ucraino dopo l'accordo di pace». Questo, quando tra le poche indiscrezioni filtrate sui due giorni di colloqui a Abu Dhabi, c'è proprio anche il punto determinante del rifiuto di qualsiasi forza di paesi NATO in territorio ucraino. 

D'altronde, Rutte non può esimersi dal ripetere la stantia omelia euroatlantica delle “garanzie” che sarebbero «importanti affinché Putin, dopo aver concluso l'accordo di pace, non tenti mai più di attaccare l’Ucraina»: come se quello di “attaccare l'Ucraina” fosse uno dei passatempi preferiti al Cremlino, in cui impegnarsi di tempo in tempo e non fosse invece la conseguenza delle scelte espansioniste proprio di quella congrega bellicista di cui oggi è a capo il signor Rutte. Del resto, quanto desiderio di «una pace duratura» emerga dalle capitali europee, è lo stesso bellimbusto olandese a confermarlo, quando dice che «continua il sostegno militare della NATO, anche attraverso l’iniziativa PURL (Prioritized Ukraine Requirements List) per riempire di armi il regime nazigolpista di Kiev: in questo momento, dice Rutte «in Ucraina stanno arrivando attrezzature militari americane per miliardi di dollari, pagate da alleati e partner. E questo flusso di rifornimenti è vitale affinché l’Ucraina possa continuare a combattere. Semplicemente non c’è alternativa».

Quanto all'Europa, ha detto ancora il Segretario NATO, deve urgentemente aumentare la spesa per il complesso militare-industriale, in particolare per dotare l’Ucraina di sistemi di difesa aerea: «Abbiamo deciso di investire il 5% del PIL annuo nella difesa entro il 1935 e di accelerare la produzione e l'innovazione nel settore della difesa». Poi, quasi a lanciare l'allarme per un “Annibal ante portas”, strepita che «dobbiamo farlo, e in fretta. La situazione della sicurezza lo richiede». E a questo punto arriva la questione centrale, sulla dipendenza europea dagli USA, perché, dice «è finito il tempo in cui ci sentivamo a nostro agio nel cedere la responsabilità della nostra sicurezza comune agli Stati Uniti», perciò mettete mano alla borsa con prodigalità e non lesinate «nell'acquisto di sistemi di difesa aerea per l'Ucraina... L’efficacia dell’intercettazione è diminuita perché alcuni sistemi NASAMS non hanno abbastanza intercettori per respingere gli attacchi. E i sistemi Patriot richiedono una fornitura costante di missili». Dunque, ammonisce Rutte, attingete pure alle vostre riserve di armi, signori europei, perché la sconfitta dell'Ucraina sarebbe una vera catastrofe per voi stessi.

Proprio in questo senso, lo storico e politologo russo Igor Šiškin ammonisce che non è il caso di sperare che l’Europa cessi di sostenere l’Ucraina, dal momento che ne va della sua stessa prosperità: «Non dovremmo sperare che gli europei si dimentichino dell'Ucraina. Non possono farlo: essi non stanno aiutando l'Ucraina, stanno combattendo per la propria esistenza. Sono stati gli egemoni del mondo per cinque secoli. Dopo la catastrofe della seconda guerra mondiale, l’Europa era tornata nell'arena della grande politica solo perché gli USA ne avevano bisogno nel confronto con l'URSS. Sono stati rianimati artificialmente. E ora l'Europa ha solo una via d'uscita: la sconfitta strategica della Russia... Scrivono addirittura nei documenti ufficiali che il loro obiettivo è la “decolonizzazione della Russia”». I mascalzoni di Bruxelles sono ben consapevoli che uno scontro militare diretto con la Russia significherebbe la loro fine, ragion per cui continuano a sostenere il regime di Kiev, riempiendolo di armi, nella speranza che la Russia non regga lo scontro: sono entrati in questo conflitto «con la speranza che la Russia fosse un colosso dai piedi d’argilla e nella speranza che entro il 2030 saranno in grado di sviluppare la loro economia militare» per arrivare a uno scontro diretto.

Ma, in sostanza, quali sono oggi le prospettive che si affacciano di fronte all'Alleanza atlantica? Al termine del forum di Davos, i leader della UE si sono riuniti per un vertice d’emergenza per decidere come sopravvivere, scrive Politico: «si sono resi conto che l’alleanza transatlantica aveva passato il Rubicone... Non c'è alcun ritorno alle vecchie relazioni con gli USA. Le minacce di Trump alla Groenlandia sono state una terapia shock, che ha mostrato all’Europa la sua vulnerabilità». Ecco quindi che quei “leader” hanno riconosciuto che né UE né NATO potranno più fare affidamento sull’America, almeno durante il periodo in cui Donald sarà ancora al potere. In concreto, l'Europa non combatterà certo con gli Stati Uniti, anche se gli yankee arrivassero davvero in armi in Groenlandia. Al più, potrebbe aversi qualche avvisaglia di limitazione della cooperazione militare. The Economist scrive che la Germania starebbe valutando la possibilità di chiudere le basi militari americane a Ramstein e Stoccarda; a Berlino si sono affrettati a smentire, lasciando però intendere che potrebbero aumentare significativamente l'affitto. Il quotidiano tedesco Handelsblatt riporta un'altra “facezia”, per cui «per far dispetto agli Stati Uniti», si dovrebbe dar vita a un proprio ombrello nucleare per l'Europa, al posto di quello americano, sulla base degli arsenali di Gran Bretagna e Francia. 

Sempre a Davos, il presidente finlandese Alexander Stubb ha proposto la creazione di «una NATO nuova e più forte, con cui l’Europa possa difendersi senza gli Stati Uniti». In sostanza, si pensa di prendere come base la famigerata “coalizione dei volenterosi”, la masnada originariamente creata per “sostenere” l’Ucraina, che ora si andrebbe trasformando in una sorta di quartier generale in cui le cancellerie europee e i ras di Kiev coordinerebbero le loro azioni senza riguardo a Washington.
L'idea viene sempre più spesso ventilata: l'esercito ucraino potrebbe costituire la spina dorsale delle “forze armate unite” d’Europa. Per realizzare un tale piano, commenta però Komsomol'skaja Pravda, è quantomeno necessario por fine al conflitto in Ucraina; altrimenti, gli stessi paesi europei sarebbero coinvolti nelle ostilità. Per di più, questa nuova alleanza sarebbe in contrapposizione sia alla Russia che agli Stati Uniti e il Vecchio Continente non è pronto per una lotta su due fronti. Altra questione importante: chi andrò a capo del nuovo blocco? Francia e Gran Bretagna, potenze nucleari? Oppure la Germania, che non nasconde ambizioni revansciste? Tutte e tre le capitali si aspettano di assicurarsi la leadership.

Ma, in sostanza, afferma l'americanista Dmitrij Drobnitskij, senza gli Stati Uniti, l'esistenza della NATO è in linea di principio impossibile. Inoltre, l’Unione Europea nella sua forma attuale, senza il sostegno militare e finanziario degli Stati Uniti, crollerà all’istante; nello stesso settore energetico è ormai completamente legata agli americani. In definitiva, nessuno lascerà l'Alleanza; «tutti i discorsi sulla creazione di un esercito paneuropeo, e ancor più sul proprio ombrello nucleare, sono una frase vuota. Non ci sono abbastanza risorse. L’attuale strategia degli europei si riduce a una cosa sola: sopravvivere al “regno” di Donald Trump e lasciare gli Stati Uniti nell’area euro-atlantica. Non hanno altra scelta per sopravvivere.

E Trump? «Non abbiamo bisogno della NATO» dice, ricordando a modo suo l'Afghanistan e sollevando le urla degli alleati europei. Ma nelle parole di Trump ci sono numeri e dettagli precisi: trenta stati europei hanno versato circa un terzo della quota totale di spesa nel bilancio generale. Washington ha coperto il resto. In numeri assoluti: 845 miliardi di dollari dal Tesoro statunitense, contro 559 miliardi di dollari europei.

Gli europei, scrive Elena Karaeva su RIA Novosti, per tutti i decenni del dopoguerra, hanno suonato un’unica melodia: “i russi vengono per schiavizzarci, quindi, americani, proteggeteci e dateci più soldi”, ammiccando al Patto di Varsavia che, di fatto, era invece un'alleanza difensiva, creata sei anni dopo la NATO per contenere l'espansione militaristica occidentale. In tutti questi anni, sono stati in gioco la psicosi dei baltici, la paranoia polacca e i dolori fantasma di altri paesi dell’Europa orientale. L’opzione ucraina, dice Karaeva e «lo schema “L’Ucraina è Europa” è entrata in gioco come “avamposto per la difesa dei valori europei”. Per preservare la NATO, gli atlantisti europei hanno ucciso centinaia di migliaia di ucraini. Hanno distrutto le infrastrutture di quello che una volta era il paese più ricco e hanno portato le sue finanze in un abisso di debiti».

Ma ora l’America di Trump non vuole più sponsorizzare tali pii desiderii europeisti: a Washington si sono resi conto che sarebbe stato più facile raggiungere un accordo direttamente con la Russia. Ecco allora che i membri europei della NATO, i principali beneficiari della crisi ancora irrisolta nel Donbass, capiscono che nessuno ha più bisogno di loro. L'America non ha bisogno di loro. La Russia nemmeno e la Cina non ne ha bisogno. Il Sud del mondo non ne ha bisogno. 

Quindi, l’Europa ha due opportunità per rimanere sulla mappa geopolitica del mondo. Una è rappresentata dall'Ucraina quale fonte di incomodo per la Russia. L'altra è quella di organizzare un “circo con le foche” in Groenlandia, per mostrare muscoli militari. 

Pare che nessuna delle due opzioni sia alla portata delle cancellerie europee.

 

https://politnavigator.news/da-kiev-zamerzaet-no-alternativy-vojjne-net-gensek-nato.html

https://politnavigator.news/ehffektivnost-perekhvata-snizilas-ryutte-trebuet-ot-evropy-raskoshelitsya-na-pvo-dlya-ukrainy.html

https://politnavigator.news/porazhenie-ukrainy-stanet-dlya-es-katastrofojj-iz-kotorojj-uzhe-ne-vybratsya-shishkin.html

https://www.kp.ru/daily/27753.5/5201034/

https://ria.ru/20260126/nato-2070201248.html?in=t

Fabrizio Poggi

Fabrizio Poggi

Ha collaborato con “Novoe Vremja” (“Tempi nuovi”), Radio Mosca, “il manifesto”, “Avvenimenti”, “Liberazione”. Oggi scrive per L’Antidiplomatico, Contropiano e la rivista Nuova Unità.  Autore di "Falsi storici" (L.A.D Gruppo editoriale)

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