"Difendiamo la nostra sovranità e sconfiggeremo gli aggressori". Intervista esclusiva con Ali Chegini, Ambasciatore dell'Iran in Venezuela
di Geraldina Colotti
CARACAS
In piazza Bolivar, le foto delle bambine uccise in Iran dai droni statunitensi sono poste in circolo sotto al monumento del Libertador. Sul palco si alternano gli interventi dei militanti e quelli degli artisti. Donne e uomini reggono bandiere dell'Iran, della Palestina, di Cuba, del Nicaragua, e di altri paesi e movimenti, anche statunitensi, rappresentati dalla delegazione internazionale del Congreso de los pueblos, appena giunto da Cuba per impulso del movimento brasiliano Senza Terra. Sui banchetti dell'associazione Cuba-Venezuela si raccolgono i farmaci da inviare all'Habana. Tutti assistono, emozionati, alla performance del gruppo teatrale Comunicalle, che mette in scena “la Matria Palestina”, colpita, ferita, ma non doma.
Un grande schermo con le immagini del presidente Nicolas Maduro e della deputata Cilia Flores, la “primera combatiente” sequestrata con lui il 3 gennaio, indica il countdown con le ore, i minuti e i secondi trascorsi da allora e invita alla campagna internazionale Los queremos de vuelta. Tra una pausa e l'altra, il pubblico discute, i giornalisti intervistano politici e visitatori internazionali. L'argomento principale è, ovviamente, l'attacco imperialista in corso, gli spazi di agibilità che restano alla mediazione politica per evitare una guerra mondiale, il ruolo della resistenza e i rapporti di forza esistenti in America latina – un continente sotto assedio a livello militare, economico, politico e tecnologico.
Ali Chegini, ambasciatore dell'Iran in Venezuela, accetta con gentilezza di rispondere alle nostre domande. Lo ringraziamo per la disponibilità, badando a non porgergli la mano: un gesto proibitissimo per l'islam. Chegini spiega le ragioni del suo paese, gli intenti pacifici che persegue da secoli, la sua cultura millenaria, l'uso del nucleare a fini di sviluppo: di quegli stessi reattori che la Francia aveva fornito allo Sha e che ora vorrebbe vietare.
Respinge con calma e decisione gli “argomenti” biforcuti dell'Unione europea, tesi a cambiare le carte in tavola, presentando gli aggrediti come aggressori, e usando i “diritti umani” come arma per imporre il modello occidentale. Per Chegini, invece, nessun modello di società dev'essere imposto, la parola cardine dev'essere il rispetto. Le donne? Per l'ambasciatore, in Iran, hanno più diritti degli uomini, la loro presenza e importanza in tutte le professioni esistenti lo starebbe a indicare.
Cosa significa oggi essere ambasciatore dell'Iran in un momento così complesso per il Venezuela, dopo il sequestro del presidente e della deputata sua moglie e l'arrivo della CIA?
Da 75 anni abbiamo buone relazioni con il Venezuela, poiché entrambi i paesi sono membri fondatori dell'OPEC. Con la rivoluzione di Chávez, il rapporto è diventato più stretto perché la rivoluzione iraniana e quella venezuelana condividono gli stessi valori e principi. Per questo i leader delle due rivoluzioni sono stati molto vicini. Le nostre relazioni si sono elevate basandosi sulla dignità e sui valori umani, affinché i popoli godano di giustizia, sovranità e indipendenza, cercando il benessere di entrambi i paesi.
E come sono oggi queste relazioni di fronte al ricatto di Washington?
Abbiamo ancora ottime relazioni basate sul massimo rispetto. Non abbiamo alcun problema, non solo per quanto riguarda i rapporti economici, culturali e politici bilaterali, ma anche nelle questioni internazionali. Sfortunatamente, da oltre due mesi, il presidente del Venezuela è stato sequestrato dai gringos. È un atto terroristico attaccare un paese sovrano per sequestrarne il presidente; questo non si può accettare. Dieci giorni fa hanno attaccato il mio paese e ucciso i miei leader. Perché hanno ucciso le bambine a scuola? Dicono che sia stato un errore, ma perché hanno bombardato una seconda volta mentre correvano verso il rifugio? Quale legge internazionale lo permette? Ogni paese è sovrano e ha la sua dignità. Se non lo accettiamo, torniamo indietro di 500 anni. La guerra contro il nostro paese è selvaggia, genocida. Sono già state distrutte più di 25 case civili dai bombardamenti americani. Non sappiamo perché tanta ferocia, ma ci difendiamo e sconfiggeremo gli aggressori.
Qual è la reazione dei paesi arabi vicini? Sappiamo che la storia eroica della Persia è ancora ben presente, ma quali sono gli alleati oggi?
Abbiamo buone relazioni con tutti i vicini, che sono nostri fratelli. Non è nella filosofia di vita dell'Iran minacciare o attaccare nessuno; noi siamo difensori e non aggressori. Abbiamo annunciato che, poiché i nordamericani hanno basi militari in quei territori e da quelle basi hanno attaccato il nostro popolo, è nostro diritto rispondere alle basi, non al popolo di quei paesi. Loro lo sanno. Cerchiamo la pace e il cuore dei popoli del mondo è con noi. Anche in America ci sono milioni di persone contro la guerra, così come in Venezuela e in ogni angolo del mondo in cui si cerca la pace.
Fino a dove può arrivare la resistenza dell'Iran?
Dobbiamo sacrificarci per la pace. Guardate la causa della Palestina. Da oltre 85 anni subiscono massacri. Loro, gli imperialisti, sono abituati a uccidere i bambini. Per questo resistiamo. Risponderemo fino al momento in cui si ritireranno, pagheranno i danni causati e offriranno garanzie di non ripetere le aggressioni. Queste sono le nostre condizioni per negoziare.
Qual è il ruolo della Turchia in questo momento?
La Turchia è un buon vicino. Abbiamo ottime relazioni e il popolo è simile al legame che c'è tra Venezuela e Colombia. Anche il governo turco sta lavorando per spegnere il fuoco; non ci sono atti ostili della Turchia contro di noi.
Cosa sta succedendo davvero con lo stretto di Hormuz?
Lo stretto di Hormuz non è chiuso, ma lo è per gli aggressori. Ne siamo i guardiani da migliaia di anni. Se attaccano la nostra economia, cosa dovremmo fare? Non siamo contro l'economia mondiale, l'energia o il cibo, ma se c'è una guerra e veniamo obbligati, è normale che venga chiuso.
Gli Stati Uniti dicono di voler prendere il controllo dello stretto di Hormuz. C'è questa possibilità?
Lo stretto di Hormuz non si può "prendere". Sono 30 chilometri, ma se vogliamo chiuderlo, possiamo farlo da migliaia di chilometri di distanza. Non servono catene. Abbiamo forze sufficienti per difenderlo.
Cosa possiamo dire alla gente in Europa, a partire dall'Italia, che risponde al comando della NATO, e quale reazione ha l'Iran rispetto alle menzogne sul tema nucleare?
Sul tema nucleare, tutto il mondo sa che l'Iran non è una minaccia. Tutte le nostre attività sono sotto l'osservazione dell'Agenzia Internazionale. Non rappresentiamo una minaccia perché non è nella nostra filosofia; l'Iran non inizia una guerra da 500 anni. Siamo difensori, non attaccanti. Il popolo italiano e tutti gli europei dal cuore sano sanno qual è la realtà, ma i media manipolati diffondono informazioni false per dire che siamo una minaccia. L'Iran è un paese con una civiltà di 6.000 anni, un popolo di artisti con una lingua che suona come musica. Come si può dire che l'Iran è una m

1.gif)
