Perché la rivolta di Parigi terrorizza così tanto
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di Paolo Desogus
Sono abituato alla riduzione della contestazione e del dissenso a fenomeno di ordine pubblico. Questa torsione argomentativa è del resto tipica di quel fascismo strisciante che non ci ha mai abbandonati e che salda i sentimenti piccolo borghesi più abietti, più meschini, più reazionari alle istanze del grande capitale che attraverso le proprie agenzie trasforma quei sentimenti in materiale ideologico e in propaganda.
C'è però un salto di qualità. Le reazioni scomposte al grande movimento di protesta nato in Francia, che spero contagi anche l'Italia e il resto d'Europa, non si limitano più a trasformare i manifestanti in facinorosi e il dissenso in teppismo. Quello che emerge dalle reazioni contro gli studenti francesi aggiunge al vecchio armamentario poliziesco e repressivo anche qualcos'altro, ovvero il razzismo.
I commenti al mio post di ieri, sono solo un piccolo indizio. A loro si aggiungono le schiere di troll che hanno saturato le pagine dei social e della stampa, supportati dai questurini dell'informazione che imperversano sulle televisioni. Tra i commenti più frequenti ci sono quelli di chi lamenta la presenza di bandiere della Palestina nelle proteste francesi o di chi conta i visi dalla pelle nera nelle immagini degli scontri: a loro dire segno inequivocabile che "non sono francesi".
Poi ci sono quelli che evocano lo scontro culturale. La sinistra "islamista" vuole distruggere l'attuale civiltà.
Molti di questi commenti nascono da profili falsi. Altri no, sono autentici. Il vannaccismo e il melanismo, uniti al processo di israealizzazione della società e dunque alla criminalizzazione fondata su base razziale del dissenso, si sono oramai radicati. Hanno una base di consenso. Le sue punte più estreme e xenofobe sono certamente minoritarie. Ma è significativo il fatto che i loro sostenitori siano usciti dalle fogne e si manifestino apertamente.
Ad ogni modo, è vero, lo confesso, non amo questa civiltà. Non posso amare un'Europa e un Italia sottomesse in tutto e per tutto al neoliberismo. Non posso supportare chi ha come orizzonte politico solo la guerra e il riarmo. Non posso sostenere le politiche ipocrite che tacciono di fronte al genocidio a Gaza, alle annessioni di Palestina, Libano e Siria e all'apartheid in Cisgiordania. Non amo e non sostengo questa civiltà perché non è tale, perché non è una civiltà. Perché della vicenda europea ha preso solo il peggio e cioè il razzismo, classismo, la soppressione del conflitto sociale e la riduzione del diritto a formalità cui possono sottrarsi i ricchi e i potenti. Insomma non la amo perché è in realtà barbarie.
Fanno bene i ragazzi a protestare. Fanno bene a ribellarsi a una realtà a loro ostile, una realtà alienante che promette false libertà, falsi piaceri, false soddisfazioni esistenziali. La storia europea, di cui la Francia è stata protagonista, non è solo fascismo, colonialismo e individualismo neoliberale. Non è Giorgia Meloni o Marine Le Pen. È anche diritto, democrazia, solidarietà, comunità e lotta di classe.
*Commento Facebook del 5 ottobre 2026


