Putin ospiterà al-Sharaa, mentre la Russia ritira silenziosamente le truppe dalla Siria
Il presidente russo Vladimir Putin ospiterà questa settimana a Mosca l’autoproclamato presidente siriano Ahmad al-Sharaa per discutere del "periodo di transizione" post-Assad e degli sviluppi regionali, ha annunciato il Cremlino il 27 gennaio.
Il Cremlino ha precisato che i colloqui si concentreranno sullo "Stato e sulle prospettive di sviluppo dei legami bilaterali" e sulla "situazione attuale in Medio Oriente".
La visita avviene mentre Mosca ricalibra i rapporti con Damasco dopo la destituzione dell'ex presidente siriano Bashar al-Assad nel dicembre 2024.
Secondo una fonte di sicurezza citata da Shafaq News la scorsa settimana, pochi giorni prima dell'incontro programmato, le forze russe hanno iniziato un ritiro graduale dall'aeroporto di Qamishli, nel nord-est della Siria, trasferendo personale e attrezzature alla base aerea di Hmeimim a Latakia.
La fonte ha affermato che l'evacuazione è iniziata il 23 gennaio in seguito alla decisione di sgomberare il sito dalla presenza russa, iniziando con due aerei cargo Ilyushin che trasportavano attrezzature pesanti, seguiti da veicoli e singoli soldati.
La fase finale ha comportato il trasferimento di quella che la fonte ha descritto come una "squadra d'élite", segnando la partenza dell'ultimo contingente russo di stanza all'aeroporto. Il ridispiegamento è stato effettuato in coordinamento con la parte siriana e quella statunitense, secondo lo stesso resoconto.
I giornalisti dell'AP che hanno visitato la base vicino all'aeroporto di Qamishli hanno riferito che era sorvegliata da combattenti delle Forze democratiche siriane (SDF), i quali hanno affermato che le truppe russe stavano "evacuando a poco a poco" nel corso di diversi giorni.
Ahmed Ali, un combattente delle SDF schierato nella struttura, ha rivelato che i russi hanno ritirato l'equipaggiamento con un aereo cargo, aggiungendo: "Non sappiamo se la destinazione fosse la Russia o la base aerea di Hmeimim".
La Russia non ha rilasciato alcuna dichiarazione ufficiale che confermi il ritiro da Qamishli, nonostante mantenga basi aeree e navali lungo la costa siriana.
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L’INFERNO DEL GENOCIDIO A GAZA
L’inferno del genocidio a Gaza: la testimonianza che pretende responsabilità
Il libro di Wasim Said, pubblicato da LAD edizioni, non è un racconto da compatire ma un atto di accusa che spezza la neutralità e chiama alla lotta politica.
LA PRESENTAZIONE DEL CURATORE DELLA VERSIONE ITALIANA
Pasquale Liguori
Non è un libro “su Gaza”, non è l’ennesimo titolo che si aggiunge allo scaffale del dolore mediorientale. L’inferno del genocidio a Gaza è un documento che arriva in Italia con il peso preciso di una prova, non con la leggerezza di un prodotto culturale. Il fatto che a pubblicarlo sia LAD edizioni con la mia curatela non è un dettaglio editoriale, ma una scelta di campo: portare qui una voce che non si presta né alla retorica umanitaria né alla commozione di consumo, ma esige di essere ascoltata come atto di accusa, come frammento di verità che non intende integrarsi nella normalità del discorso pubblico, bensì incrinarla.


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