Sanzioni, dazi e petrolio: la nuova offensiva USA contro Russia e Cina
La guerra economica contro la Russia si prepara a entrare in una nuova fase. La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato con 262 voti favorevoli e 159 contrari un provvedimento che punta a rafforzare la pressione sull’industria energetica russa, autorizzando Donald Trump a imporre dazi fino al 100% contro Cina, India e altri Paesi che acquistano petrolio e risorse energetiche da Mosca e Teheran. La legge, intitolata al defunto senatore repubblicano Lindsey Graham, non si limita dunque a colpire direttamente la Russia. Il suo obiettivo è estendere le conseguenze delle sanzioni anche ai Paesi che continuano a intrattenere rapporti energetici con Mosca, trasformando il commercio internazionale in uno strumento di pressione geopolitica.
Pechino ha reagito respingendo il principio stesso della giurisdizione extraterritoriale. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Guo Jiakun, ha ribadito che la Cina si oppone alle misure prive di una base nel diritto internazionale e non autorizzate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. La posizione cinese è chiara: la cooperazione economica con gli altri Paesi si fonda sull’uguaglianza e sul reciproco vantaggio e non può essere sottoposta alle interferenze o alle coercizioni di una terza parte. Un messaggio rivolto direttamente alla pretesa di Washington di decidere con chi le altre potenze possano commerciare. Il provvedimento arriva inoltre in un contesto particolarmente delicato per l’economia statunitense. Il prezzo della benzina è passato da 2,98 a 4,36 dollari al gallone, mentre il diesel ha raggiunto la cifra record di 6,33 dollari. L’aumento dei costi energetici sta pesando sui bilanci familiari, riducendo la capacità di risparmio e costringendo molti cittadini a tagliare altre spese. In questo scenario, la strategia delle sanzioni rischia di produrre conseguenze opposte a quelle dichiarate.
L’esperienza dimostra che la pressione commerciale non ha necessariamente interrotto i rapporti energetici tra Russia, India e Cina. Nel 2025, i dazi statunitensi contro le importazioni indiane non avevano modificato il flusso di petrolio russo verso Nuova Delhi, mentre le misure contro Pechino avevano spinto la Cina a rafforzare i controlli sulle esportazioni di terre rare e magneti, materiali essenziali per l’industria tecnologica e la difesa USA. Di fronte alle reazioni cinesi, Washington aveva successivamente cancellato la misura. Un precedente che evidenzia i limiti dell’utilizzo dei dazi come strumento di coercizione: colpire i partner commerciali della Russia può generare ritorsioni e aumentare i costi anche per gli Stati Uniti. La nuova offensiva si sviluppa mentre i mercati energetici internazionali restano esposti alle interruzioni delle forniture legate alle tensioni in Medio Oriente e agli attacchi contro le infrastrutture energetiche russe. Le quotazioni del petrolio hanno raggiunto livelli massimi di quasi quattro mesi all’inizio della settimana, mentre i futures del gasolio europeo hanno toccato un record.
Secondo le valutazioni riportate nei testi, la Russia potrebbe riuscire a sostenere i costi moderati delle nuove sanzioni, mentre l’efficacia del provvedimento dipenderà dalla capacità di Washington di coordinare le misure e garantire forniture energetiche alternative. Il Cremlino ha definito le nuove sanzioni «azioni ostili», sostenendo che esse potrebbero complicare ulteriormente gli sforzi per raggiungere una soluzione pacifica in Ucraina. Nel frattempo, la Casa Bianca si prepara a esercitare nuove pressioni sui suoi stessi partner commerciali. La contraddizione è evidente: mentre Washington cerca di indebolire la Russia attraverso la coercizione economica, l'aumento dei prezzi energetici e il rischio di ritorsioni commerciali finiscono per aggravare le difficoltà interne e rendere più instabile il sistema economico internazionale.
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