Sulla resa dei curdi siriani al terrorista riciclato Al-Jolani
di Vincenzo Brandi
Roma, 27 agosto 2026
Si è appreso nei giorni scorsi che i Curdi siriani, rinunciando a costruire la tanto decantata entità democratica, femminista, indipendente del Rojava, hanno deciso di aderire al nuovo stato siriano governato dall’ex terrorista dell’ISIS e di Al-Qaida Al-Jolani, di sciogliere le proprie milizie nel nuovo esercito siriano e di riconsegnare al governo siriano i pozzi di petrolio siriano che avevano gestito insieme alle truppe USA.
Chi scrive è stato in anni passati un sostenitore della causa curda. Sono stato varie volte nel Kurdistan settentrionale entro i confini della Turchia, parlando con simpatizzanti del PKK (il partito dei Lavoratori Curdi, di ispirazione marxista-leninista e comunista) e con militanti sotto copertura.
Cominciò a sorgermi qualche dubbio quando i compagni ed amici curdi con cui parlavo cominciarono a lodare gli USA, e poi anche Israele, per la loro azione contro l’Iraq di Saddam, che permise alla fine la secessione dei Curdi dell’Iraq settentrionale.
Successivamente si è verificato l’ambiguo comportamento dei Curdi del Nord della Siria, in buona parte provenienti dalla Turchia, accolti in Siria, e divenuti cittadini siriani grazie all’atteggiamento favorevole tenuto dal partito socialista Baath, al potere in Siria, e del Presidente Bashar Al Assad.
Lo stesso capo carismatico dei Curdi, Ocalan, è stato per anni rifugiato e ospite in Siria sotto la protezione del Baath, e del padre di Bashar, Hafez Assad.
Scoppiati i moti antigovernativi del 2011-2012 manovrati dagli Occidentali e dalle monarchie arabe reazionarie, le formazioni armate curde crearono delle zone di fatto indipendenti profittando dei problemi del governo di Damasco.
Dopo aver respinto l’attacco dei terroristi dell’ISIS, i Curdi andarono ad occupare tutti i pozzi petroliferi del nord-Est della Siria insieme alle truppe USA di cui divennero fedeli collaboratori.
Il fatto che il governo di Damasco – già sottoposto a feroci sanzioni – non avesse accesso al petrolio e non avesse la possibilità di procurarsi della valuta vendendolo, è stata una delle cause principali della sua caduta.
Ma oggi, riparatosi Assad in Russia, e installatosi a Damasco l’ex terrorista riciclato Al Jolani, i Curdi rinunciano a tutti i loro ambiziosi programmi e restituiscono il petrolio al governo siriano.
Nell’accordo raggiunto tra i Curdi ed Al Jolani è evidente la regia degli USA di cui Al Jolani è una pedina dopo che, catturato dagli USA quando era uno dei maggiori capi dell’ISIS, fu liberato e trasformato in uno strumento dei servizi segreti USA (oltre che di quelli turchi).
Questo voltafaccia dei dirigenti curdi siriani, che, imitando i loro fratelli iracheni, si sono messi al servizio degli USA, della Turchia, e del loro protetto Al Jolani – oltre a guardare con simpatia ad Israele -.dovrebbe mettere in guardia tanti sinceri compagni della sinistra antimperialista e dei centri sociali che si sono fatti abbindolare dalle grandi sviolinate della propaganda curda sulla democrazia e il femminismo imperante nella loro entità, il Rojava.
Evidentemente il processo rivoluzionario mondiale non può basarsi su chi è pronto a svendersi al miglior offerente (USA, Israele) pur di ottenere i propri obiettivi. Solo la reale coerenza rivoluzionaria è degna di rispetto.


