/ "O una bomba nucleare monetaria o l'Italia è morta". MedioBanca

"O una bomba nucleare monetaria o l'Italia è morta". MedioBanca

 

"La prima scommessa di Renzi è già fallita. Presto ne avrà di fronte una seconda, decisiva". A. Evans-Pritchard


L’Ocse ha tagliato drasticamente le previsioni per l’Italia e la depressione durerà oltre il 2015. L’economia si contrarrà dello 0,4% quest’anno, il paese rimarrà fermo nel suo circolo vizioso e la crescita del Pil dello 0.1%. Ambrose Evans-Pritchard commenta gli ultimi dati sull’economia italiana e sostiene che il debito pubblico italiano entrerà in una spirale molto pericolosa il prossimo anno, oltre il punto di non ritorno per un paese che non può gestire la sua moneta sovrana e una propria Banca centrale.
 
 “Questa è una catastrofe per le finanze del paese. Stiamo per arrivare a una ratio del debito del 145%”, ha dichiarato Antonio Guglielmi, esperto di Mediobanca. “Chi conosce il numero massimo che il mercato tollererà? Il numero è già preoccupante, e il tempo ci dirà se questo gioco di poker di Draghi si rileverà un successo. Ci vorrebbe una bomba nucleare monetaria per cambiare la situazione. Se Draghi alla fine non farà nessun intervento di rilievo – e c’è molto scetticismo sui piani della Bce – l’Italia è morta”, ha dichiarato. Sono stati giorni tremendi per l’economia italiana, scrive Ambrose Evans-Pritchard: l’Istat ha dichiarato oggi che la produzione industriale è crollata dell’1% in luglio, e l’1,8% da un anno. Si tratta della perdita di un quinto della produzione dal 2008. Le esportazioni dalle regioni è diminuito del 2,5% nel secondo quarto. Le statistiche per il sud sono catastrofiche: Sicilia (-11.1), Sardegna (-11.2), Basilicata (-24.6). Sembra che il Mezzogiorno stia cadendo a pezzi. 
 
L’Osce ha anche abbassato le previsioni di crescita della Francia ad uno 0,4% per quest’anno e la zona euro resta l’epicentro del malessere. L’Ocse ha per questo invocato l’introduzione di misure di Quantitative Easing. Richieste, prosegue il Columnist del Telegraph, che sono senza significato senza un numero concreto. Il debito pubblico italiano ha raggiunto il 135,6% il primo quarto dell’anno e aumenta ad un ritmo di un 5% per quest’anno. Questo sta accadendo nonostante – o proprio per – le misure di austerità, e nonostante un surplus primario notevole, del 2-3% del Pil.
I piani per stabilizzare il debito sono tutti in fallimento: da notare come il governo Monti avesse detto tre anni fa che il piano di rientro avrebbe portato il debito a un livello del 115% alla fine del 2014. Queste stime sono sbagliate di un 25%. Si tratta di un errore incredibile in uno spazio ristretto di tempo: è cattiva sorta o cattiva politica in negazione della natura sistemica della crisi italiana all’interno della zona euro?, si chiede Evans-Pritchard. 
 
Zolt Darvas del think tank Bruegel ha dichiarato che i mercati si sbagliano se pensano che i prossimi impulsi di prestiti della Bce (TLTROs) agiranno come uno stimolo semplicemente perché aumenterà la balance sheet della Bce (forse di un trilione di euro). Que-sta non è un indicatore significativo e ha poche implicazioni per la politica monetaria. Solamente con acquisti di assets si fa poca differenza”, ha dichiarato. E, prosegue il colum-nist del Telgraph, non sappiamo ancora se questo sarà un gesto simbolico - come i suoi precedenti acquisti di € 60 miliardi di bond coperti - o su una scala pertinente. Yves Mer-sch della Bce ha già escluso che si tratterà di misure comparabili a quelle di QE anglo-sassoni. 
 
Il premier italiano Matteo Renzi deve ormai aver capito che la sua prima scommessa è fallita: aveva pensato di poter sfruttare un'ondata di recupero economico dopo aver strappato il potere a febbraio, solo per scoprire che in Europa non esiste alcuna ripresa e che il suo paese è intrappolato, senza via d'uscita, all’interno di una spirale deflattiva determinata dalle attuali politiche deflattive dell’Unione monetaria. Se l'Italia riduce drasticamente i salari e sgonfia ulteriormente la sua economia per recuperare la competitività perduta nell’EMU, l '"effetto denominatore" causerà automaticamente un aumento del debito. Non vi è alcun rimedio plausibile per questo a meno di massicce misure inflattive a livello di Unione monetaria. Misure che la BCE non prenderà mai. “Signor Renzi lei avrà presto una seconda scommessa di fronte: rispettare docilmente i voleri di Bruxelles, imporre nuova austerità e tagli fiscali, inseguire il circolo vizioso perpetuo deflattivo e subire il destino disastroso del leader francese Francois Hollande. Oppure pensare ad una idea migliore”, conclude Ambrose Evans-Pritchard. 
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