La guerra in casa Del Vecchio: così la finanza privata minaccia i risparmiatori
323
di Alessandro Volpi*
Una storia pericolosa. All'interno di Delfin, la holidng lussemburghese che gestice il patrimonio della famiglia Del Vecchio, è in atto uno scontro durissimo, con dichiarazioni e azioni da parte degli 8 eredi e dell'amministratore Francesco Milleri che appaiono pesantissime sia sul piano legale sia su quello penale.
Di fronte a ciò qualcuno potrebbe dire che si tratta di affari di una famiglia di super ricchi particolarmente litigiosi e bizzosi.
In realtà la questione è molto più complessa e non solo per i circa 15 mila dipendenti italiani di Essilorluxottica, ma per migliaia di possessori di fondi pensione.
La presenza dei titoli legati alla galassia Delfin nei portafogli dei fondi pensione italiani infatti è capillare e profonda, rappresentando uno dei principali canali di trasmissione del rischio tra le vicende della holding lussemburghese e il risparmio previdenziale dei cittadini.
Per comprendere questa interconnessione, bisogna guardare ai pesi che le società partecipate da Delfin occupano negli indici di riferimento, in particolare il FTSE MIB, che funge da benchmark per la quasi totalità delle linee di investimento azionarie e bilanciate "Italia" dei fondi pensione negoziali e aperti.
UniCredit, di cui Delfin è socio con circa il 2,8%, è attualmente il primo titolo del listino milanese con un peso che sfiora il 16,5% dell’intero indice; Assicurazioni Generali, dove la holding detiene il 9,9%, pesa per circa il 5,7%, mentre Mediobanca (partecipata al 19,8%) e Monte dei Paschi di Siena (di cui Delfin è diventata socio rilevante con il 17,9% nel quadro dei recenti risiko bancari) oscillano tra il 2% e il 3,5% ciascuna.
Complessivamente, le sole partecipazioni finanziarie di Delfin pesano per oltre il 25% dell'indice principale di Piazza Affari: ciò significa che ogni euro investito da un fondo pensione nel mercato azionario italiano è, per almeno un quarto, esposto direttamente all'andamento di società i cui equilibri di governance dipendono dalle decisioni dei Del Vecchio e di Francesco Milleri.
A questo si aggiunge l'esposizione indiretta tramite le Casse di Previdenza (come Enpam, Enasarco e Cassa Forense), che gestiscono oltre 100 miliardi di euro e che spesso siedono negli stessi consigli di amministrazione o patti di consultazione di Delfin, agendo talvolta in concerto o in contrapposizione nelle battaglie per le nomine; ad esempio, enti come l'Enpam detengono quote dirette in Mediobanca (circa il 2%) e MPS, raddoppiando di fatto il rischio di concentrazione per i professionisti iscritti.
Sebbene la quota totale di investimenti azionari domestici dei fondi pensione italiani sia contenuta rispetto al patrimonio complessivo (circa il 2,4% del totale degli attivi secondo i dati COVIP, pari a circa 5 miliardi di euro in termini assoluti), essa costituisce il cuore pulsante dei rendimenti delle "linee Italia".
In sintesi, dalle "intemperanze" di una famiglia, la finanziarizzazione del risparmio fa discendere i rischi per una collettività, una parte della quale decisamente fragile.
Anche per questo sarebbe indispensabile riportare Cassa Depositi e prestiti a funzionare da banca pubblica verso cui indirizzare il risparmio del Paese, senza dipendere dalle bizze di pochi.
*Commento Facebook del 8 settembre 2026


