Francesco Erspamer - Il gioco dei padroni e la farsa elettorale

Francesco Erspamer - Il gioco dei padroni e la farsa elettorale

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di Francesco Erspamer*


Quando ero ragazzo i benpensanti (ossia i benestanti) e i liberisti (che dunque non erano i cattolici ma quelli che sognavano l’America e le sue libertà) annunciavano la fine del mondo nel caso avessero vinto i comunisti. Turatevi il naso e votate DC, diceva il laico Montanelli, uno dei tanti che facevano finta di rimpiangere il tempo passato mentre contribuivano a distruggerlo perché resi ciechi nei confronti del potere davvero dominante e della sua ideologia (l’individualismo, il consumismo, la mobilità) dalle loro ossessioni per pericoli immaginari o ormai svaniti.

Non ci misi molto a capire che era propaganda e che comunque perdere è molto meno grave che rinnegare i propri valori e rinunciare a combattere per i propri obiettivi, come pochi anni dopo fece la sinistra, e continua a fare (la linea Veltroni-Renzi-Schlein in Italia, altrove Blair, Clinton, Mitterand; la destra già da prima). Ma le nuove tecnologie e i nuovi media, tutti saldamente controllati dalle multinazionali, hanno reso molto più difficile, se non disdicevole, questa presa di coscienza. Le cosiddette «breaking news» (da dire in inglese perché era un modo di pensare del tutto estraneo alla nostra tradizione culturale) sono solo un esempio di tale deriva: emozioni a telecomando, intense ma brevi e che non danno esperienza, solo bisogno di altri stimoli da consumare con la stessa rapidità e superficialità.

Per cui ogni volta che il popolo non più popolo (in quanto concetto politicamente scorretto) sovrano non più sovrano (in quanto aggettivo politicamente scorretto) viene coinvolto nella kermesse elettorale, le scelte che gli vengono offerte sono obbligate: non si vota per qualcosa ma solo contro qualcosa. Ogni volta. Anche in consultazioni ridicole come le europee, ossia per un’istituzione governata non da un Parlamento ma da commissari nominati da chi ha già il potere, in particolare finanziario.

Qualunque sia il risultato di queste elezioni, non cambierà nulla; perché non c’è alcuna volontà di modificare la situazione o di contrastare le privatizzazioni, la globalizzazione, la tecnologizzazione, la spettacolarizzazione della società. Se ci fosse una vera opposizione, avreste da tempo smesso di vivere di ciò che spacciano il vostro iPhone e la televisione e sareste invece in piazza o almeno parlereste d’altro. Figuriamoci, stanno per iniziare gli Europei di calcio e fino a ieri l’unica cosa che contava erano i successi di un ventenne che per non dare allo Stato neppure una frazione dei suoi eccessivi guadagni fa finta di vivere a Montecarlo.

In effetti credo che la farsa elettorale venga mantenuta (la promuove persino la pagina iniziale di Google, quella che cambia ogni giorno per dare rilievo a qualsiasi anniversario o festa che affermi i valori liberal e libertari) essenzialmente per verificare con un po’ più di attendibilità dei quotidiani sondaggi, il livello di passività e credulità della gente. Per potere accrescere ulteriormente il livello di manipolazione e di egemonia.

E allora? Allora il primo passo, insufficiente ma necessario, è smettere di giocare al gioco deciso dai padroni del mondo e dalle loro «celebrity» (anche questo un anglicismo irrinunciabile in quanto rivela e stigmatizza la sua provenienza). Non ci sono mali minori, solo male o bene, e se non trovate nessun bene per il quale votare, lasciate la scheda bianca o scrivete un’oscenità (che non è quello che pensate: le oscenità vere sono i valori cancellati dal neoliberismo; per esempio disciplina, lealtà, onore, fede); chi invece si tura il naso è complice di quella puzza e probabilmente gli piace.

*Post Facebook del 9 giugno 2024

Francesco Erspamer

Francesco Erspamer

 

Professore di studi italiani e romanzi a Harvard; in precedenza ha insegnato alla II Università di Roma e alla New York University, e come visiting professor alla Arizona State University, alla University of Toronto, a UCLA, a Johns Hopkins e a McGill

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