I fondi governativi per la ricerca scientifica ripagano i contribuenti americani

In una difficile congiuntura economica internazionale, in America scienza e tecnologia possono ancora essere una carta vincente se sostenute da una buona politica.

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I fondi governativi per la ricerca scientifica ripagano i contribuenti americani

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È questa la tesi centrale sostenuta da Fareeed Zakaria in How government funding of science rewards U.S. taxpayers. In un difficile momento storico con la crisi dell’eurozona, le economie emergenti che faticano a crescere e gli Stati Uniti che risentono del rallentamento dell’economia globale, le uniche note positive nel panorama americano restano la scienza e la tecnologia, dice Zakaria, o meglio ancora, le biotecnologie. L’unico spazio di azione dove gli Stati Uniti possono ancora agire con forza.
Zakaria ci porta come esempio la decisione statunitense di mappare il genoma umano. Un processo che oggi richiede meno di 1000 dollari e due ore di lavoro, ma che originariamente aveva previsto un finanziamento di 3,8 miliardi di dollari per un periodo di 15 anni. Un finanziamento sicuramente imponenti in termini assoluti. Tuttavia, sottolinea Zakaria, occorre considerare il ritorno economico che il progetto ha avuto. Si calcola infatti che il Progetto Genoma Umano abbia provveduto, a sua volta, a finanziare attività economiche per 796 mld di $, creato 310mila posti di lavoro nel solo 2010 e contribuito a pagare 244 milioni di salari. Numeri che potrebbero sembrare, e forse sono, esagerati, ma che chiarificano la portata dell’impatto che gli investimenti statali possono avere in questi settori aperti, quali l’agricoltura, la medicina e le nuove aree come la medicina genica,  i cui progressi possono poi essere estesi a tutti i campi dello scibile umano. 
I finanziamenti per la ricerca e lo sviluppo – contrariamente ai sussidi agricoli -  vivono però una stagione di declino, lamenta Kazaria, con un trend in calo rispetto ad economie come la Cina, la Corea del Sud e la Turchia, che investono sempre di più nella ricerca scientifica. D’altronde, ammonisce Zakaria, in un’economia della conoscenza, molti più posti di lavoro dipenderanno dalla ricerca di quanto non dipendessero già nel 1950. E nel 1950, rispetto ad oggi, la ricerca scientifica rappresentava una voce importante del PIL nazionale.
Ovviamente non tutti i progetti si traducono in successi e/o sono seguiti da ingenti profitti economici. Tuttavia, per un buon progetto – escludendo il finanziamento necessario – nulla può essere più incoraggiante di un chiaro sistema di regole e normative governative di riferimento. Zakaria ci riporta il pensiero di Kiran Mazumdar Shaw, fondatore della Biocon, una delle più potenti industrie farmaceutiche indiane, secondo il quale l’intero sistema statunitense di regole, sperimentazioni cliniche e lunghe attese rappresenta ormai un serio ostacolo per l’innovazione farmaceutica. Drasticità che vengono poi meno in alti settori.
Come al solito, conclude uno sconsolato Zakaria, è la politica il problema.

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