L’Europa sceglie lo scontro con la Cina
I colloqui tra Cina e Unione Europea sulle questioni economiche e commerciali sono entrati in una fase di crescente tensione, proprio mentre le parti si preparano alla prima riunione del nuovo meccanismo di consultazione su commercio e investimenti. Secondo una fonte vicina ai negoziati citata dal Global Times, le discussioni di questa settimana sarebbero state “intense”, ma segnate da profonde divergenze di approccio e da un clima di reciproca diffidenza. La critica principale arrivata da Pechino riguarda la mancanza di “sincerità” da parte europea. Pur dichiarandosi formalmente disponibile al dialogo, l’Unione Europea è al tempo stesso orientata a rafforzare strumenti di natura protezionistica e a introdurre nuove restrizioni economiche, alimentando il timore di un possibile inasprimento dello scontro commerciale. Secondo la fonte, questa doppia postura compromette le prospettive del nuovo meccanismo di consultazione, nato proprio con l’obiettivo di stabilizzare i rapporti economici tra le due grandi aree. “L’UE mostra volontà di dialogo, ma non affronta le questioni centrali e prepara ulteriori restrizioni”, ha riferito la fonte, sottolineando come ciò renda “incerto” l’esito del primo incontro formale. Pechino ribadisce invece la propria disponibilità al confronto, pur dichiarandosi pronta ad adottare “contromisure necessarie e risolute” nel caso di nuove misure ritenute discriminatorie.
La situazione, secondo la parte cinese, riflette un progressivo aumento della complessità nei rapporti economici bilaterali, con il rischio concreto di un’ulteriore escalation delle tensioni. Tra i punti più critici figura il mancato avanzamento dei negoziati sui veicoli elettrici prodotti da aziende cinesi, in particolare sulle cosiddette “price undertakings”, così come le difficoltà nel dialogo sulle politiche europee di controllo delle esportazioni. Pechino lamenta inoltre ostacoli ancora irrisolti alle proprie importazioni dall’Europa, a fronte di richieste europee concentrate soprattutto sulle forniture cinesi di terre rare. Un ulteriore elemento di frizione è rappresentato dall’attivazione da parte dell’UE di nove indagini su aziende cinesi nell’ambito del regolamento sugli sussidi esteri, considerate da Pechino come nuove barriere agli investimenti. Anche le discussioni sulle modifiche ai dazi europei sull’acciaio sono, secondo la parte cinese, rimaste sostanzialmente senza risposta. Particolarmente preoccupante, per la Cina, è inoltre l’indicazione che le consultazioni bilaterali non influenzeranno l’eventuale introduzione di nuovi strumenti economici da parte dell’UE, segnalando una possibile prosecuzione dell’inasprimento delle misure commerciali.
Sul piano politico, il direttore del Centro per le relazioni Cina-Europa della Fudan University, Jian Junbo, ha criticato l’approccio europeo, definendolo inefficace e destinato a fallire se basato sul mancato riconoscimento delle principali preoccupazioni di Pechino. Secondo l’accademico, l’esperienza delle tensioni commerciali globali dimostra che la Cina è pronta a rispondere con contromisure “mirate ed efficaci”, inclusi strumenti investigativi e restrizioni su prodotti europei considerati strategici. Jian ha inoltre sostenuto che l’Unione Europea stia cercando di affrontare problemi strutturali interni attraverso misure esterne, attribuendo alla Cina squilibri commerciali che sono invece il risultato di dinamiche interne europee. Una lettura che, come evidenzia Pechino, rischia di aggravare ulteriormente le tensioni invece di ridurle.
A rafforzare questa linea si inseriscono anche le recenti dichiarazioni della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che ha difeso la necessità di utilizzare in modo più “strategico” gli strumenti economici a disposizione dell’UE. Parallelamente, secondo alcune ricostruzioni di stampa, gli Stati membri avrebbero autorizzato la Commissione a valutare nuove misure nei confronti della Cina, inclusi possibili dazi su veicoli elettrici plug-in ibridi. Infine, ulteriori prese di posizione europee sul tema degli squilibri valutari e commerciali sono state interpretate da Pechino come segnali di un irrigidimento complessivo della linea di Bruxelles. Il quadro che emerge è quello di un rapporto economico sempre più fragile, con un’Unione Europa che continua a percorrere una ideologica crociata contro la Cina nonostante avrebbe un disperato bisogno di fare esattamente il contrario. Aprirsi alla Cina per migliorare la propria situazione economica e contrastare le mosse ostili USA.
LA NOTIZIA CHE HAI LETTO FA PARTE DELLE "TRE PRINCIPALI NOTIZIE DELLA SETTIMANA" - LA NEWSLETTER CHE OGNI SABATO ALLE 7.00 DEL MATTINO ARRIVA NELLE EMAIL DEI NOSTRI ABBONATI.
SCOPRI COME ABBONARTI A L'ANTIDIPLOMATICO E SOSTENERE LA NOSTRA LUNGA MARCIA
CLICCA QUI


