Oltre 1.000 tesserati uccisi: la Federcalcio palestinese attacca la FIFA su Israele
La Federazione calcistica palestinese (PFA) torna ad attaccare duramente la FIFA, accusandola di totale inazione nei confronti di Israele e di non aver applicato i propri regolamenti interni di fronte alla progressiva devastazione del movimento calcistico palestinese.
Il bilancio umano e la distruzione delle infrastrutture
In una nota ufficiale diffusa lunedì, la PFA ha tracciato un bilancio drammatico: oltre 1.013 tra giocatori, allenatori, arbitri, dirigenti e membri della comunità sportiva palestinese hanno perso la vita durante le operazioni militari israeliane a Gaza. A ciò si aggiunge la distruzione sistematica di stadi, centri di allenamento e impianti sportivi in tutto il territorio.
La federazione ha inoltre ribadito la dura condanna verso la FIFA per non aver preso alcun provvedimento contro i club israeliani con sede negli insediamenti all'interno dei territori palestinesi occupati, ricordando come le denunce formali presentate da oltre 15 anni siano rimaste del tutto inascoltate.
"Il silenzio, mentre un genocidio viene trasmesso in diretta, equivale a complicità", si legge nel comunicato. "Il calcio palestinese non può più accontentarsi di promesse al posto dei fatti". Al momento, la FIFA non ha rilasciato commenti ufficiali.
Il contesto e le violazioni della tregua
Gli attacchi dell'esercito israeliano su Gaza proseguono quasi quotidianamente nonostante il cessate il fuoco concordato il 10 ottobre 2025, provocando la morte di almeno 1.250 palestinesi e il ferimento di oltre 4.110 persone dalla data dell'intesa.
L'accordo di stop alle ostilità era stato raggiunto dopo due anni di conflitto devastante avviato nell'ottobre 2023, che ha distrutto circa il 90% delle infrastrutture civili della Striscia, con costi di ricostruzione stimati dalle Nazioni Unite nell'ordine dei 70 miliardi di dollari.


