TAV: condividere e condannare
Ospite pressoché fisso di La7 (devono avergli preparato una branda presso gli studi, magari vicino a quella di Corrado Augias), Paolo Mieli ha recentemente rimbrottato i leader della sinistra per i violenti scontri avvenuti in Val Susa dopo l’ennesima manifestazione contro la TAV Torino-Lione (“In Onda” 27-07-26). Lo ha fatto non perché dalle parti progressiste non si sarebbero prese le distanze rispetto alle violenze e alle devastazioni ma perché, a suo dire, dovrebbe esser un preciso compito degli organizzatori prevenire ed eventualmente reprimere sul nascere certe degenerazioni. Il tono è stato quello paternalistico e cerchiobottista di sempre, con i consueti sprazzi di ironia perbenista e l’immancabile precisazione di esser un elettore dichiarato e non pentito di centro-sinistra. Più o meno la critica benevola di un amico, o la tiratina d’orecchi di una sorta di fratello maggiore. Un buffetto sulla guancia e via.
A questo punto due osservazioni sorgono spontanee. La prima, del tutto ovvia è chiedersi quale dovrebbe essere a questo punto il ruolo delle forze dell’ordine. La seconda è che con questo genere di amici (Mieli, Renzi, Calenda ecc.) ben si capisce come la sinistra possa fare a meno di nemici, ripiegando su un antifascismo di maniera ormai degenerato in pastasciuttate nei più ameni luoghi di villeggiatura. Il men che possa dirsi è che il buon vecchio Marx continua ad aver ragione; quanto meno sui grandi fatti della storia che da tragedia si trasformano in farsa. E poco più di una farsa, è ormai diventato proprio un certo antifascismo, con buona pace della professoressa Ponzani (altra super-ospitata di La7).
Quelli che invece esistono e resistono solo ed esclusivamente grazie all’assidua e spasmodica indicazione di un nemico (da ultimo le baby-gang) sono Giorgia Meloni e compagnia cantante. Se infatti venisse meno la funzione catalizzante in tal senso della sinistra e delle sue appendici (liaison internazionali incluse, vere o presunte che siano, vedi Soros, Gates e quant’altro) quotidianamente descritti come Voldemort in lotta contro le forze del bene- la leader de noantri vedrebbe la sua accozzaglia reazionaria sgretolarsi come un vampiro alle prime luci dell’alba!
C’è da chiedersi come farebbero a turlupinare i fessi che continuano a votarli (qualcuno addirittura in buona fede) bypassando il carovita, la gestione vergognosa e sconsiderata di un’immigrazione (vedi centri in Albania) che nella percezione di un numero crescente di cittadini, costituisce non più un problema ma il problema per eccellenza. E soprattutto, come farebbero a giustificare il tradimento delle promesse (dicasi riduzione accise- età pensionabile) e i prezzi dell’energia tra i più cari d’Europa!?
E quanto a politica internazionale come farebbe la leader di FDI a far dimenticare il suo trovarsi, con precisione degna di un orologio al cesio, immancabilmente sempre e comunque dalla parte sbagliata? Ovvero che su tutte le questioni dirimenti (Gaza, Venezuela, Iran) la sua scalcinata compagine che si avvia ad essere il governo più longevo della storia repubblicana (fatto che lungi dall’essere un merito costituisce semmai un’aggravante) è riuscita persino a dire e fare peggio dell’Unione Europea. Di questa Unione Europea, guerrafondaia e a trazione teutonica, che ha tradito le sue ragioni fondative e che auspichiamo possa avere al più presto un degno funerale.
“Non condivido e non condanno” ha detto la madre y mujer cristiana dopo il proditorio attacco all’Iran e l’assassinio della sua Guida Spirituale, ovvero a ridosso dell’orrendo, barbaro sterminio di oltre 150 bambine, bruciate vive per liberarle definitivamente dal fardello del velo.
E allora? Se su fatti del genere il Capo di Governo di un paese del G7 e fondatore dell’Unione può esprimersi senza pudore in questi termini perché non potremmo fare altrettanto noi, liberi ed incensurati cittadini, rispetto agli scontri di Chiomonte?
Forse perché diversamente da altri una coscienza ce l’abbiamo e quindi non possiamo far altro che pensare ed agire esattamente al contrario della fratella d’Italia, ovvero condividere e condannare.
Non possiamo che condividere la sacrosanta indignazione di un popolo per lo scempio del suo territorio, per un’opera che a questo punto costituirebbe solo uno spreco ulteriore, inutile e dannoso. Un’opera che, come annota con la consueta arguzia M. Travaglio sul Fatto, (Cfr. editoriale 28.07.26) ai francesi non interessa più e che per i soliti affaristi italiani è urgente ormai da oltre trent’anni. Non possiamo non comportarci di conseguenza, soprattutto nella prospettiva dello scatenarsi di analoghi appetiti per il ponte sullo stretto e per le già ventilate, future centrali nucleari
E non possiamo che condannare il continuo buttare la palla in tribuna, frutto del cinico opportunismo di chi eccelle solo nella diuturna opera di camouflage per ritagliarsi un posto quanto meno accettabile nella storia.
Del pari non possiamo che condannare la timidezza e l’Armocromismo di chi di questa destra fa il gioco opponendosi ad essa solo su questioni marginali e di principio ma sposandone di fatto, la retorica securitaria e patriottarda. Non possiamo che condannare quanti, una volta usi a richiamarsi Gramsci, praticano ora l’arte del piccolo cabotaggio e della navigazione a vista. Di fronte a questo scempio, che è anche e soprattutto scempio concettuale di draghiana memoria (vedi l’opzione tra la pace e il condizionatore) non possiamo restare indifferenti.
Non possiamo che gridare a viva voce tutto il nostro disprezzo, per questa politica sempre più votata alla poltrona e sempre più insensibile tanto ai problemi reali e alla carne viva delle persone, quanto ai principi. Quei principi che per il pensatore sardo avrebbero dovuto costituire i mattoni della costituenda città futura.


