Obama non cedere al ricatto

Sul debito, i Repubblicani stanno sequestrando il paese e le prospettive di crescita

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Paul Krugman in Sequester of Fools torna ad affrontare il tema del dibattito americano sulle soluzioni da affrontare per ridurre il debito interno, prendendo a riferimento il recente rapporto pubblicato dai due presidenti dell'apposita Commissione bipartisan creata da Obama, Erskine Bowles e Alan Simpson. Due anni dopo aver erroneamente dichiarato che il paese era in procinto del fallimento se non avesse attuato le misure da loro indicato, i due senatori tornano alla carica con una nuova versione ed una nuova strategia:  ricattare e sequestrare le istituzioni di Washington. Dopo che con le elezioni presidenziali del novembre scorso, il popolo americano ha chiarito di voler difendere il sistema di Welfare state e di voler aumentare le tasse sulle fasce più abbienti, quelli che Krugman definisce gli “speculatori” del debito si sono spostati ancora più a destra, chiedendo tagli alla spesa più radicali.
Invece di prendere a riferimento il tasso di disoccupazione ed i tassi di interessi tra i più bassi nella storia con i quali il governo americano riesce a prendere a prestito per ripagare il proprio debito, la questione del debito è al centro delle scelte di Washington. Dopo l'accordo sul cosiddetto fiscal cliff di fine dicembre, che ha permesso al paese di evitare una serie di aumenti automatici delle tasse e riduzione della spesa che avrebbe gettato il paese in una drammatica recessione, i due partiti devono trovare ora un accordo definitivo sulla questione fiscale entro la prossima settimana per non incombere in problematiche similari. I repubblicani stanno utilizzando la tecnica del ricatto al presidente Obama per imporre la loro visione sui tagli alla paese. Il problema, sottolinea Krugman nella sua analisi, è che anche i democratici si sono assegnati a quest'idea, anche se in una chiave totalmente diversa. E manca nel paese la proposizione di un'idea migliore per affrontare la situazione.
La migliore opzione, secondo l'economista americano, sarebbe semplicemente quella di dimenticare la questione, che del resto è solo un falso problema. L'America non vivrà infatti una crisi del debito, ma, con un'economia molto debole che non riesce a riprendersi compiutamente dalla grave crisi iniziata nel 2007, i problemi e le strategie dovrebbero essere altre. Come ha sottolineato il vice presidente della Federal Reserve recentemente, Janet Yellen, la ragione principale del rallentamento attuale della ripresa economica è da individuare nella minore spesa pubblica, che ha bloccato il moltiplicatore dei consumi e degli investimenti dell'economia statunitense. Il paese quindi dovrebbe spendere di più, non meno, e questo fino al momento di essersi avvicinato alla piena occupazione
Sfortunatamente, nessun partito propone questa ricetta. Mentre la proposta dei senatori democratici va almeno parzialmente verso la direzione giusta, rimpiazzando i tagli alla spesa — che pesano sulle fasce della società più vulnerabile — con aumenti delle tasse sui più ricchi, e ritardando l'attuazione di misure d'austerità in una fase più solida per l'economia, la strategia repubblicana sarebbe drammatica per il paese.  Il Congresso a maggioranza repubblicana vorrebbe, infatti, cancellare i tagli previsti alla Difesa e rimpiazzarli con riduzioni ancora superiori al Welfare sociale, con un duplice drammatico colpo per il paese: minore crescita e maggiore ingiustizia.
Una soluzione intermedia, che potrebbe far arrivare i due partiti ad un accordo entro la prossima settimana, vale a dire tagli alla spesa abbinati ad un incremento delle tasse per le fasce più ricche, sarebbe comunque l'accettazione del ricatto da parte dei democratici. Un ricatto che costerà al paese almeno 700 mila posti di lavoro. 

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