Paolo Maddalena: "Accettare il MES significa essere servi"

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di Paolo Maddalena

 

Sembra che il mantra che guida i politici italiani sia “il servaggio”, come diceva Dante : “ahi serva Italia di dolore ostello”.


Essere servi significa accettare il Mes, accettare che parti importanti delle funzioni statali siano esercitate da privati incompetenti, come Autostrade e Alitalia, e, mediante le “privatizzazioni”, accettare che pezzi di Stato siano acquistati a prezzo vile dagli stranieri.


La verità è che l’Italia non si rende conto di essere stata giocata dalle potenze finanziarie straniere, il cui metodo di asservimento consiste da un lato nel sostenere la creazione di denaro fittizio, tutto a favore della finanza e delle multinazionali, dall’altro nel sostenere l’acquisto, attraverso le privatizzazioni, dei beni privatizzati dagli Stati economicamente più deboli.


La questione del Mes va letta in questo quadro. Le banche tedesche e francesi hanno le casse piene di derivati e, arrivati questi alla scadenza, ne temono il crollo, mentre le banche italiane sono molto più sicure sotto questo punto di vista. Tuttavia sia Germania che Francia, le quali saranno costrette a chiedere grandi prestiti, non temono danni, poiché hanno dalla loro parte la decisione soggettiva, anche se economicamente infondata, dei mercati, i quali sono invece sfavorevoli all’Italia e ai paesi in condizioni simili alle nostre.


In sostanza l’Italia e i Paesi, che come noi, sono fortemente indebitati, sono facilmente costretti a chiedere aiuti economici e si trovano a subire gli effetti micidiali posti dal Mes per chi ha chiesto prestiti, fino al punto di dover rimetterci l’intero patrimonio nazionale in caso di inadempienza.


Per le autostrade l’aver trasformato l’Ente pubblico (Azienda di Stato) in S.p.A. ha consentito il trasferimento della funzione pubblica dei trasporti a privati incapaci, con la conseguenza che il mercato generale è venuto ad avere il potere immenso di abbassare il valore delle quote azionarie della società e cioè a distruggere un pezzo dello Stato nazionale.


Altrettanto è da dire per Alitalia, la quale, essendo stata trasformata in S.p.A., è stata posta sotto il controllo dei mercati, la cui valutazione soggettiva ha fatto diminuire il valore della società stessa, fino al punto che una fonte di ricchezza nazionale (sempre che sia ben gestita), come il volo aereo , è stata ridotta alla mercè delle compagnie aeree straniere.


Alitalia perde un milione di euro al giorno (a differenza di tutte le altre compagnie aeree che macinano utili quotidiani, pari in media a 53 milioni), perché i suoi proprietari, prima i “capitani coraggiosi di Berlusconi” e poi gli arabi che si sono succeduti nella proprietà, hanno sfruttato la compagnia, non ci hanno rimesso un euro, non sono stati capaci di costituire piani che prevedessero voli a lungo raggio, e cioè quelli più remunerativi e, alla fine, se ne sono scappati, lasciando la compagnia nella più nera rovina.


Come dicevamo all’inizio l’errore maggiore dell’Italia è stato l’aver consentito un accumulo in mano straniera di ricchezza reale e fittizia (i derivati ammontano a venti volte il Pil di tutti gli Stati del mondo), facendo in modo che la finanza che agisce nei mercati è diventata giudice assoluto dell’economia degli Stati, favorendo quelli più forti (che magari non sono tali effettivamente), sostenendoli con decisioni soggettive e inappellabili e danneggiando gli Stati più deboli.


D’altro canto questi ultimi, i quali molto scorrettamente dal punto di vista delle previsioni economiche, con le privatizzazioni hanno fatto in modo di indebolirsi a tal punto da poter essere facile preda degli Stati più forti.


Ora l’Italia è allo sbando e se accetta di entrare nel Mes, cui conseguirà una rimodulazione del debito pubblico (cioè una diminuzione della rendita dei buoni del Tesoro o il loro allungamento nella scadenza) saranno sempre i cittadini a dover pagare o, Dio non voglia, a perire in un’immensa miseria, una sola soluzione è possibile, rinazionalizzare, costi quel che costi, le fonti di produzione di ricchezza nazionale e gestirle in modo severo e corretto, facendo in modo che i guadagni tornino al Popolo italiano e rafforzino la posizione politica del nostro Stato.
 

Tutto questo perché con leggi incostituzionali sono state violate le disposizioni costituzionali di cui agli articoli 41 e 42 della Costituzione, secondo i quali: la cosa oggetto di proprietà privata deve perseguire la sua funzione sociale (che non è quella di arricchire i popoli forti), mentre le contrattazione economiche non può essere contro l’utilità sociale, la libertà, la sicurezza, la dignità umana.


* Professor Paolo Maddalena. Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

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