Perché le città americane stanno fallendo

Zakaria rintraccia la responsabilità in scelte passate che gravano ora sul nostro futuro

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Perché le città americane stanno fallendo

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In Why U.S. cities are going bankrupt, Fareed Zakaria affronta questa volta il tema del fallimento. A dichiarare bancarotta non sono solo le società ma sempre più città.  
L’ultima, in ordine cronologico, a dichiarare bancarotta è stata la città di San Bernardino, in California. La città californiana va ad aggiungersi ad una lista che si infoltisce mese dopo mese e contiene già città come Mammoth Lakes e Stockton, sempre in California, Harrisburg, Pennsylvania, Jefferson County, Alabama, Central Falls, Rhode Island e altre ancora. 
Se siamo ormai avvezzi al fallimento delle società, cosa succede invece se a fallire sono le città? si interroga Zakaria. In realtà le due cose non sono poi così diverse, spiega il giornalista. Le società invocano quello che è conosciuto come “Chapter 11”, ossia una sezione della legge federale fallimentare statunitense che permette alle imprese che la utilizzano di procedere ad una riorganizzazione e un risanamento a seguito di un dissesto finanziario. Alle società è però “consentito” anche il fallimento e la conseguente liquidazione totale dei beni dell’impresa, a norma del “Chapter 7”. Alternativa impensabile per una città. Le città ricorrono allora al “Chapter 9”, che riguarda le municipalità e quindi metropoli, città, paesi e comuni. Dalla sua creazione il “Chapter 9” è stato invocato 641 volte, per lo più per casi riguardanti il fallimento di piccoli centri. Il fallimento di una grande città è infatti un caso molto più complesso, spiega l’autore, che mette a rischio posti di lavoro e le prestazioni di servizi essenziali. Tuttavia, sebbene tutti i fallimenti siano una cosa sgradevole, portano con sé alcuni benefici, sostiene Zakaria.
L’autore riporta allora il caso della città californiana di San Bernardino, in bancarotta per un deficit di 45 milioni a fronte di un budget di 130. I suoi creditori – lavoratori e pensionati – non hanno fatto fronte comune per salvarla dal fallimento. La “migliore” proposta è stata quella di un sindacato che, credendo di fare una grande concessione, aveva previsto che i lavoratori pubblici da poco assunti sarebbero andati in pensione 5 anni più tardi con il 90% di quanto dovuto. Non è però così che funziona il “Chapter 9”, chiarisce Zakaria. Un giudice porta tutte le parti ad un tavolo negoziale dove un accordo deve assolutamente essere raggiunto, indipendentemente da quanto doloroso sia. Scelte dolorose sono ormai necessarie a tutti i livelli, federale, statale e locale, ci dice l’autore, soprattutto quando la causa del fallimento non è da rintracciare nelle tasse troppo basse o nei servizi troppo cari, bensì nelle pensioni. Dal 1999 infatti le pensioni in California sono aumentate del 20%, argomenta Zakaria, e del 9% nel solo 2010. Una tendenza seguita un po’ ovunque negli USA e ora divenuta insostenibile. Il divario tra i beni dello Stato e i suoi obblighi pensionistici è pari a 1,3 miliardi di dollari, rivela una ricerca condotta dal Centro di Ricerche Pew. 
La verità è che l’America sta sacrificando il suo futuro per ripagare il suo passato, afferma Zakaria, e che il peso delle scelte passate grava ora sul presente. Per riuscire a pagare le pensioni, stati e città intervengono sui sevizi pubblici, riducendoli, e contemporaneamente alimentano il problema della disoccupazione. Dal 2007 si contano infatti 445mila dipendenti pubblici assunti in meno e pur sottraendo il numero dei soli insegnanti che il dato contiene, si parlerebbe comunque di 231mila posti di lavoro in meno. 
I fallimenti sono sicuramente poco desiderabili, conclude Zakaria, tuttavia innescano un meccanismo che ci obbliga ad ammettere una situazione di emergenza e rinegoziare scelte che si stanno rivelando deleterie per il presente.

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