Portaerei invece di diplomazia: gli USA rialzano la tensione con l’Iran
Teheran si dice aperta al dialogo con gli Stati Uniti, ma avverte di essere pronta a difendersi se sottoposta a pressioni. È il messaggio diffuso dalla Missione permanente iraniana all’ONU, che richiama i costi enormi - umani ed economici - delle guerre statunitensi in Afghanistan e Iraq come monito contro nuove avventure militari. La disponibilità iraniana al negoziato, chiarisce il comunicato, è legata a un principio non negoziabile: rispetto reciproco ed equilibrio tra le parti. In caso contrario, l’Iran risponderà “come mai prima d’ora”.
Parole che arrivano dopo l’annuncio di Donald Trump sull’invio di una “enorme armata” militare verso il Golfo, guidata dalla portaerei Abraham Lincoln. Trump parla di forza pronta a colpire e rilancia l’urgenza di un accordo sul nucleare, evocando l’attacco del 21 giugno contro siti iraniani e minacciando operazioni “molto peggiori”. È qui che il quadro si fa inquietante: mentre Washington dice di voler negoziare, accompagna le parole con ultimatum, flotte militari e minacce esplicite.
Una diplomazia armata che non costruisce sicurezza, ma normalizza il ricatto bellico. In un contesto già esplosivo, l’uso sistematico della forza come leva politica da parte degli Stati Uniti appare non solo irresponsabile, ma intollerabile.
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