Rojava: come una finta rivoluzione finisce in nazionalismo etnico a sostegno di Israele

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Rojava: come una finta rivoluzione finisce in nazionalismo etnico a sostegno di Israele

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di Michelangelo Severgnini

Strano modo di mettere sotto attacco una parte della Siria, il Rojava, come sostiene a reti unificate un Occidente bramoso di consegnare l'ennesimo regalo ad Israele.

Persino i fragorosi pro-Pal, si schierano con il progetto israeliano del Kurdistan Nazione, smascherando la loro vera natura.

Nell'accordo proposto da al-Sharaa a Mazloum Abdi, capo delle SDF curde, ci sono questo tipo di proposte:

- tutte le istituzioni civili della provincia di al-Hasakah saranno integrate nelle istituzioni dello Stato siriano,
- tutto il personale militare e di sicurezza delle SDF sarà integrato, su base individuale, nelle strutture dei Ministeri della Difesa e dell'Interno siriani,
- un elenco di leader nominati presentato dalla leadership delle SDF sarà approvato per la nomina di alti funzionari militari, il riconoscimento dei diritti culturali e linguistici dei curdi,
- le SDF si impegnano a rimuovere tutti i comandanti e i membri non siriani del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) dai confini della Repubblica Araba Siriana, al fine di garantire la sovranità e la stabilità degli Stati confinanti,
- si compiranno sforzi per raggiungere un accordo sul ritorno sicuro e dignitoso dei residenti della zona di Afrin e di Sheikh Maqsoud nelle loro aree.
In poche parole viene offerta piena rappresentanza politica e militare all'interno dello Stato siriano, pieno riconoscimento della lingua e della cultura curda all'interno della Siria, in cambio della dismissione di un progetto non autonomista, ma di fatto separatista.

Allora lo si dica chiaro. Non c'è in ballo la fine di una rivoluzione, ma la nascita di un nuovo nazionalismo, quello curdo, volto alla creazione di uno Stato in più nel Levante al fine di raggiungere il sogno israeliano del corridoio di David.


Prendiamo a titolo esemplificativo le dichiarazioni di ?brahim Halil Baran, leader di "Partiya Kurdistanî", prodotte qualche giorno fa:

<<Ci sono tre grandi pericoli davanti a noi: 1. Se si rinuncia alla decisione di resistere, tutti i curdi saranno condannati alla visione turca di Apo. Ma l'apocismo ha distrutto proprio il Rojava e qui è crollato ideologicamente. Se la resistenza continua, la coalizione internazionale cambierà atteggiamento, come abbiamo già visto a Kobani. 2. La sinistra sta cercando di convincere i curdi che l'Occidente li ha traditi, ma questo è solo un modo per proteggere la turcità. I nostri nemici e i nostri amici sono chiari. Il pericolo è che i curdi si allontanino dal blocco occidentale. Non bisogna cadere in questo errore. 3. Se Rojava cade, anche Ba?ur (Nord dell'Iraq) cadrà. La politica frammentaria è finita. Il frammentismo, la politica del “non mi riguarda”, non deve avere spazio. Per tutte le parti, Rojava è la porta verso la liberazione e la fondazione del Kurdistan>>.

Capito? Apo, Öcalan, ormai per questi Curdi è un povero pazzo. Che non mi vengano a parlare di Flottiglie adesso tutte le reti Kurdistan e i poteri al popolo eletto d'Israele.

Michelangelo Severgnini

Michelangelo Severgnini

Regista indipendente, esperto di Medioriente e Nord Africa, musicista. Ha vissuto per un decennio a Istanbul. Il suo film “L'Urlo" è stato oggetto di una censura senza precedenti in Italia.

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