Venezuela, il sisma mette a nudo il paradosso delle sanzioni occidentali
Il Venezuela è alle prese con una delle più gravi catastrofi naturali della sua storia recente: il devastante doppio terremoto che il 24 giugno ha sconvolto il Paese. Il bilancio continua ad aggravarsi con il passare delle ore: secondo gli ultimi dati forniti dal ministro della Salute Carlos Alvarado, le vittime sono salite ad almeno 235, mentre i feriti hanno ormai superato quota 4.300. Restano inoltre 157 dispersi, circa 200 persone ancora intrappolate sotto le macerie e quasi 3.000 famiglie sfollate (secondo i dati ufficiali provvisori). Le due scosse principali, di magnitudo 7,2 e 7,5, si sono verificate a soli 39 secondi di distanza, dando origine a un raro e devastante fenomeno noto come doppietto sismico. Nelle ventiquattro ore successive sono state registrate 138 scosse di assestamento, segno di una forte instabilità dell'area interessata. L'epicentro della distruzione è lo stato costiero di La Guaira, dove oltre cento edifici sono crollati, ma gravissimi danni si registrano anche nella capitale Caracas e negli Stati di Aragua e Carabobo. Complessivamente risultano compromessi almeno 250 edifici, mentre otto ospedali hanno riportato danni strutturali tali da rendere necessaria l'evacuazione dei pazienti.
Le autorità hanno dichiarato lo stato di emergenza nazionale e mobilitato migliaia di soccorritori. Secondo gli esperti, l'eccezionale violenza del sisma è stata determinata dalla combinazione tra l'elevata magnitudo delle due scosse, la loro scarsa profondità e la quasi simultaneità degli eventi, che ha impedito alle strutture già lesionate dal primo terremoto di resistere al secondo. Il fenomeno è inoltre collegato alla complessa interazione tra la placca caraibica e quella sudamericana, lungo il sistema di faglie attive che attraversa il nord del Venezuela. Sul terreno prosegue una drammatica corsa contro il tempo. La presidente incaricata Delcy Rodríguez si è recata personalmente a La Guaira e successivamente nei quartieri colpiti di Caracas per coordinare le operazioni di ricerca e salvataggio insieme ai vertici del governo, tra cui Jorge Rodríguez e Diosdado Cabello. "La priorità assoluta è salvare quante più vite possibile", ha dichiarato, esprimendo vicinanza alle famiglie colpite e sottolineando che ogni risorsa disponibile è stata mobilitata per individuare eventuali superstiti. Il governo ha annunciato il dispiegamento di 11.500 uomini delle forze di sicurezza, affiancati da migliaia di volontari che partecipano alla rimozione delle macerie, alla distribuzione di beni di prima necessità e alla ricerca dei dispersi. Parallelamente, le autorità hanno escluso il rischio di tsunami, invitando la popolazione a fare riferimento esclusivamente ai canali ufficiali per evitare la diffusione di notizie false. La risposta internazionale è arrivata rapidamente.
Le Nazioni Unite hanno inviato dodici squadre specializzate nella ricerca e soccorso urbano, mentre diversi paesi hanno già fatto partire le prime brigate di emergenza. L'aeroporto principale di Caracas rimane fortemente danneggiato, causando la cancellazione di numerosi voli internazionali, anche se alcuni scali secondari stanno progressivamente riprendendo le operazioni. Tra le decisioni che hanno attirato maggiore attenzione sul piano geopolitico figura quella assunta dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti. Washington ha infatti autorizzato, attraverso una licenza speciale valida fino al 23 ottobre 2026, tutte le transazioni finanziarie necessarie alle operazioni di soccorso che normalmente sarebbero vietate dal regime di sanzioni imposto contro il Venezuela. La deroga comprende anche il trasferimento di fondi da e verso il Paese da parte di soggetti terzi e si accompagna allo stanziamento di 150 milioni di dollari destinati agli aiuti umanitari. La misura rappresenta un riconoscimento implicito di una realtà spesso ignorata nel dibattito internazionale: il criminale sistema sanzionatorio statunitense continua infatti a limitare in modo significativo le capacità economiche e operative del Venezuela, tanto da rendere necessaria una sospensione straordinaria proprio nel momento in cui il Paese affronta una tragedia umanitaria di proporzioni eccezionali. Una decisione che evidenzia la contraddizione di un meccanismo capace di ostacolare anche operazioni essenziali, salvo essere temporaneamente allentato quando l'emergenza rende impossibile ignorarne gli effetti.
Mentre i soccorritori continuano a scavare tra le macerie nella speranza di trovare altri superstiti, il Venezuela si trova ora ad affrontare non solo la fase più critica delle operazioni di salvataggio, ma anche una lunga e complessa ricostruzione che richiederà ingenti risorse nazionali e un sostegno internazionale duraturo. La tragedia del doppio terremoto rischia infatti di aggravare ulteriormente la già difficile situazione economica e sociale del Paese causata dalle criminali sanzioni statunitensi e la guerra ibrida di Washington, trasformandosi in una delle emergenze umanitarie più gravi che il continente latinoamericano abbia conosciuto negli ultimi anni.
LA NOTIZIA CHE HAI LETTO FA PARTE DELLE "TRE PRINCIPALI NOTIZIE DELLA SETTIMANA" - LA NEWSLETTER CHE OGNI SABATO ALLE 7.00 DEL MATTINO ARRIVA NELLE EMAIL DEI NOSTRI ABBONATI.
SCOPRI COME ABBONARTI A L'ANTIDIPLOMATICO E SOSTENERE LA NOSTRA LUNGA MARCIA
CLICCA QUI


