Continuons le combat: le piazze d'Europa contro carovita e guerra

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Continuons le combat: le piazze d'Europa contro carovita e guerra

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di Giuseppe Giannini

L'ondata di proteste che sta travolgendo l'Europa (e non solo) in queste settimane rappresenta una bella ondata di aria fresca. C'è la necessità di sconvolgere quel sistema di potere consolidato, che appare sempre più distante dalla volontà popolare.

La classe dirigente abbottonata nelle stanze del privilegio, ha dimostrato di essere sorda agli appelli e alle rivendicazioni dei sudditi. In particolare, gli interessi legati alla guerra in Ucraina e la questione palestinese sono la dimostrazione di come il no al riarmo e lo stop al genocidio reclamato dalla maggioranza della popolazione mondiale vengano disattesi, appunto, da superiori mire geopolitiche, che passano sopra vite e territori, e dalla contiguità di un mondo della comunicazione, asservito ai giochi del potere, e che fa propaganda, censura, inventa categorie da demonizzare.

Accanto, e come conseguenza delle politiche di guerra, oltre alle speculazioni, e all'immanenza del capitalismo, è esplosa la rabbia di categorie che, a loro volta, fanno da traino per intere fasce di popolazioni depauperate da un trentennio di politiche neoliberiste. Generazioni invecchiate con la speranza di risposte mai arrivate; pensionati in lotta quotidiana con la carenza di servizi e che hanno difficoltà ad affrontare le spese; giovani che da troppo tempo sono privi di prospettive ed ai quali si vuole negare il futuro (l'assenza della stabilità lavorativa, la guerra come certezza del presente).

che caratterizza le manifestazioni di protesta è, più di tutte, la componenente sociale. In Albania, Francia, Spagna ed Italia si scende in piazza anche per motivi, apparentemente distanti (la corruzione, il caro vita, l'assenza di politiche abitative, la scuola a pezzi, ecc.)  ma legati da un filo conduttore: l'abbattimento delle politiche del welfare e la privatizzazione di ogni aspetto dell'esistente. Dalla gentrificazione come dato attualizzato delle nostre città, con assenza di alloggi popolari, affitti impraticabili per studenti e lavoratori, già compromessi dall'inflazione, i rincari energetici ed i salari fermi, all'aumento del prezzo dei carburanti e delle utenze energetiche, che rendono difficile affrontare le incombenze quotidiane. Tutto comporta delle ripercussioni, soprattutto sui redditi medio bassi. In particolare, sono gli addetti ai settori indispensabili le vittime di un sistema basato sulle iniquità.

I lavoratori del settore primario, della trasformazione e distribuzione, dopo aver scontato decenni di globalizzazione economica, il potere ricattatorio della GDO, i ritmi estenuanti imposti dagli algoritmi della logistica, per i quali l'efficienza è sinonimo di competitività al ribasso, sacrificando tempi di vita e le esigenze fisiologiche, adesso debbono accollarsi anche i costi sociali imposti dal lobbismo militare, che affianca le pressioni delle multinazionali economiche. In pratica, in Occidente sta avvenendo quanto accaduto negli anni novanta in America Latina, Asia, ed Est, dove lo sfruttamento lavorativo e delle risorse è stata la prassi dei giganti dell’economia. Aziende occidentali che, attraverso le delocalizzazioni e la politica dei brevetti, hanno imposto standard subumani ed impattanti. Quello che, finora, è mancato, è stato un movimento esteso ed intergenerazionale che, facendo confluire le diverse rivendicazioni - il no alla guerra, la questione ecologica, e legata ai diritti, ed a un modello diverso di gestione delle risorse e del lavoro - riuscisse a canalizzare le istanze.

Per fortuna, le piazze ribollono. E' un movimento di protesta eterogeneo, che andrebbe approfondito ed analizzato perchè il rischio di derive reazionarie e di possibili infiltrazioni degli apparati è qualcosa con cui, da sempre, fare i conti. Intanto, in Francia viene rispolverata la ghigliottina come simbolo di ribellione verso governi neo-aristocratici.

In Albania la corruzione endemica e la svendita del Paese vedono mesi di protesta tracimati nello sfondamento delle porte dei ministeri. In Spagna gli acampados dimostrano che la bolla immobiliare non è mai finita. E poi vi sono altri milioni di rassegnati, che vengono sfrattati e dormono in "rifugi di salvezza", rinunciando alle cure mediche di base e ad un'alimentazione adeguata. In Italia, il governo dei cd. sovranisti, in realtà forze partitiche al servizio dell'Europa austeritaria e dell'imperialismo americano, ma che all'interno malgovernano, anche a causa di un riassetto degli equilibri costituzionali e di misure dal piglio autoritario, verrà ricordato come uno dei peggiori. Vengono snocciolati numeri ed imprese mai realizzate. La realtà è che il lavoro è sempre meno pagato, il complesso produttivo-industriale è in condizioni arretrate per garantire assetti adeguati, e il dieci per cento della popolazione è in povertà. La conseguenza sono le proteste.

Per delegittimarle partono le solite tattiche ed ingerenze sistemiche. Gli infiltrati sono un classico delle forze dell'ordine a disposizione del potere borghese. Servizi segreti, intelligence o semplici provocatori messi lì per "disturbare" le istanze dei movimenti. Negli anni '60 e 70 la conflittualità c’ha permesso conquiste sociali e civili messi in discussione dai regimi tecnocratici successivi; il G8 a Genova nel luglio 2001 è stata la data spartiacque, che ha messo fine alle rivendicazioni globali. Arriviamo, dunque,  ai giorni nostri, dove da Occupy Wall Street agli Indignados, fino alle tante organizzazioni di protesta presenti in Francia. La reazione del potere liberale è stata l’uso spropositato della forza. Con spari ad altezza d’uomo e diversi manifestanti che hanno perso un occhio o subito altri traumi psico-fisici indelebili.

La prassi delle forze dell’ordine in Italia sta nel travestirsi da black block, fare danni ai negozi e lanciare pietre, scaricando le colpe sulla intera piazza. Oppure portare le molotov nei luoghi della protesta. I servi dell’ordine precostituito conoscono solo l'autoritarismo e il manganello. Le violenze gratuite verso i pacifici manifestanti sono la prassi legittimate tanto dai governi reazionari, se non affini al fascismo, quanto da quelli liberali, che con l'appoggio dei partiti socialdemocratici parlano la legge del capitale.

Recuperare lo slogan del maggio francese diventa, dunque, un imperativo. In mezzo alla massiccia ondata di proteste si inseriscono, in maniera fuorviante, i gesti vandalici di minori che a Milano hanno avuto come scopo quello di saccheggiare le vetrine del lusso. In questo caso, parliamo, forse, degli stessi ragazzi che ascoltano la trap, desiderano l’ultimo modello costoso di telefonino e si danno l’appuntamento per risse o accoltellano coetani ed adulti. Qui, però, la questione è culturale, è chiama in causa la virtualizzazione delle esistenze, con un modello socio-educativo compromesso e deprivato alle fondamenta, da genitori e formazioni sociali avulsi dalla realtà.

 

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