I surplus commerciali sono la rovina della Germania

E' necessario un riallineamento immediato della politica economica di Berlino

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I surplus commerciali sono la rovina della Germania

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Una delle grandi tendenze del nostro tempo, è la scomparsa degli squilibri delle partite correnti. Questo succede quasi dappertutto, tranne che in Germania. Con questa premessa Wolfgang Munchau su The Spiegel sostiene come i deficit commerciali con l'estero degli Stati Uniti si sono ridotti ad una misura tollerabile ed anche la Cina si è ormai accorta di quanto l'accumulo di surplus commerciali estremi non sia nel suo interesse, perché aumenta le riserve cinesi di dollari, che non si possono investire con facili profitti. 
 
In Germania, invece, le disuguaglianze crescono energicamente. Secondo l'istituto economico IFO, Berlino aveva nel 2013 un surplus delle partite correnti del 7,3% del PIL, convertiti in dollari fanno 260 miliardi. Siamo ancora una volta campioni del mondo di export. La Cina vince la medaglia d'argento, grazie a "soli" 195 miliardi di dollari d'eccedenza mentre il bronzo va al caso speciale dell'Arabia Saudita, in virtù delle forti esportazioni di petrolio.
 
Non si può negare, prosegue Munchau, che delle società che invecchiano, come Giappone e Germania, dovrebbero mostrare dei surplus moderati delle partite correnti, per costruire una sorta di risparmio per gli anziani della società nel suo complesso. Questi surplus, tuttavia, sono nocivi nel lungo periodo per due ragioni: in primo luogo, queste eccedenze sono l'espressione di un'avversione per gli investimenti interni e non è un caso che la Germania soffra di una cronica mancanza d'investimenti; in secondo luogo, l'incredibile rischio insito nei surplus. Quando si esporta più di quanto si importa, si acquisisce credito dall'estero, in valuta oppure altro tipo di titoli. Quando gli investitori tedeschi hanno avuto occasione di perdere denaro all'estero, sia quando scoppiò la bolla immobiliare, sia nelle grosse banche poi andate in bancarotta ed anche nella ristrutturazione del debito greco, sono sempre stati ai primi posti.
 
I persistenti avanzi delle partite correnti, afferma Munchau, non fanno i tedeschi i campioni del mondo nell'esportazione, ma potenzialmente del trasferimento: più auto, utensili o cucine componibili si vendono all'estero,  più poveri i tedeschi diventano, perché i crediti che si acquisiscono in cambio, si rivelano troppo spesso come inesegibili. E' esattamente il contrario di un'azione economica intelligente.
 
Sarebbe più sensato, conclude il Columnist del Financial Times, un riallineamento della politica economica tedesca con l'obiettivo di limitare i surplus ad una dimensione sostenibile, e cioè del 3% circa. Un buon inizio sarebbe, un programma di investimenti di un 2% del PIL così come l'aumento dei salari nel settore pubblico. E' meglio investire in maniera mirata in Germania, piuttosto che perdere massicciamente all'estero.

(Traduzione di Matteo Thormann)

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