Il Cerbero dell'euro

Questa domanda doveva essere posta prima sulla troika: chi controlla la bestia?

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Nella mitologia greca, Cerbero è il cane a tre teste che sorveglia i cancelli dell'Ade. Nella Grecia di oggi, la troika è il mostro a tre teste che intrappola il paese in un sotto-mondo economico.  Con questa premessa, la rubrica Charlemagne dell'Economist di questa settimana sostiene che il guardiano dei creditori, la troika – Fondo Monetario internazionale, Banca centrale europea e Commissione europea – alimenta oggi una questione che non è mai stata affrontata a sufficienza quando è stata creata nel 2010: chi controlla la bestia?
 
Il Parlamento europeo ha iniziato un'indagine, visitando i paesi sotto salvataggio ed ascoltando gli ufficiali della troika. I parlamentari socialisti accusano la troika di incompetenza, di aver violato i diritti sociali sanciti nei trattai europei e chiedono la loro abolizione. I conservatori, dal canto loro, affermano che era un esperimento necessario ma oggi deve essere rimpiazzato da un organo completamente comunitario: entrambe le parti concordano sulla necessità di renderla responsabile giuridicamente e con una maggiore trasparenza al suo interno.
 
Dall'inizio della crisi, prosegue l'Economist, il Pil greco si è ridotto di un quarto ed il 27% della popolazione non lavora: nonostante la Grecia ha raggiunto un surplus di bilancio è di nuovo in crisi con i suoi creditori che chiedono ulteriori sforzi per consegnare la prossima tranche di aiuti. Il tempo della disputa è sempre più vicino: Atene detiene il semestre di presidenza e la sua coalizione al governo rischia di essere umiliata dai partiti anti-troika nelle prossime elezioni europee di maggio.
 
Le teste della troika hanno spesso litigato tra loro, con il Fondo Monetario Internazionale che solo dopo molte resistenze ha accettato il piano di salvataggio della Bce per il sistema creditizio irlandese; che ha anche pubblicamente sostenuto come l'Europa stesse esagerando l'austerità troppo pressante; ed, infine, che ha dichiarato come solo con una cancellazione parziale del debito greco è disponibile a concedere nuovi prestiti alla Grecia. Per il Fmi, il deficit più serio da affrontare per Atene è una lunga lista di riforme strutturali non adempiute.
 
Gli eurofili, prosegue l'Econosmist, sperano che un Fondo Monetario Europeo, costruito attraverso il Meccanismo di stabilità europeo (Mes), sostituirà un giorno il Fmi e sarà soggetto allo scrutinio del Parlamento Europeo. Ma questo dovrebbe richiedere un cambiamento dei trattati per portare il Mes, al momento un trattato inter-governativo, a divenire un'istituzione europea. E coinvolgere il Parlamento europeo nella formazione delle condizioni di politica economica è secondo l'Economist la premessa per la paralisi. Un'opzione migliore potrebbe essere di lasciare la questione interamente, o principalmente, nelle mani del Fondo Monetario Internazionale che ha un'esperienza maggiore ed una maggiore indipendenzarispetto alla Commissione. Ma il Fmi non ha i fondi per finanziare i salvataggi della zona euro, anche se in Grecia attuerebbe un taglio del debito ed in Irlanda avrebbe penalizzato chi meritava di ripagare i debiti contratti, vale a dire coloro che avevano prestato soldi facili a persone a rischio. 
 
Ma, conclude l'Economist, è la presenza della terza testa, la Bce, l'anomalia più grande. Che l'istituto di Draghi possa trattare sui tagli alla spesa e la riforma del mercato del lavoro, minacciando di tagliare la liquidità è un conflitto d'interessi non accettabile soprattutto ora che sta diventando il principale supervisore bancario della zona euro. E' questa la prima testa della troika che dovrebbe sicuramente saltare.

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