Il potere logora chi non ce l'ha. Calcio, politica, e spettacolo

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Il potere logora chi non ce l'ha. Calcio, politica, e spettacolo

 

di Giuseppe Giannini

C'è una vecchia frase che, ultimamente, ritorna spesso. Ed è quella che utilizzava Giulio Andreotti per mettere in evidenza la frustrazione che attanagliava coloro che inseguivano il potere ma non riuscivano a raggiungerlo: "Il potere logora chi non ce l'ha".

La società italiana è sempre più vecchia, e il sistema di potere, nella politica come nel mondo imprenditoriale, vede nella gestione matusalemme per nulla disposti a fare un passo indietro. Prendiamo diversi casi che dimostrano come la divisione o accettazione del potere altrui siano qualcosa in cerca di riconoscimento.

Il primo esempio potrebbe essere il risultato referendario sulla riforma della giustizia. L'esito è malvolentieri tollerato da parte di coloro che non solo non vogliono accogliere la volontà popolare, ma ancora insistono a voler mettere mano sugli altri poteri costituzionali.

Invece, un aspetto che caratterizza lo stato pietoso del sistema Italia è quello concernente la successione nei poteri. Il ricambio generazionale tarda ad arrivare, in tutti gli ambiti, e ne risente il Paese nel suo complesso. Si parla, in questi giorni, dell'ennesima delusione del calcio italiano.

La nazionale che, per la terza volta consecutiva, non riesce a qualificarsi per i mondiali, malgrado competitor alla portata è la prova provata dell'arretramento senile della società. Il campionato di calcio italiano per oltre un trentennio (dagli anni settanta ai primi anni duemila) dava spazio ai giovani e ai vivai, ed era meta da raggiungere per chiunque ambiva a palcoscenici importanti. Poi, tutta una serie di fattori, soprattutto economici (i diritti televisivi, ma a chi conviene far giocare le partite all'ora di pranzo?,  le scommesse, il potere di ricatto dei procuratori, l'incapacità gestionale di Lega, Federazione e società sportive) hanno prevalso, intaccando la qualità del gioco, i fondamentali (la tecnica di base e il gioco propositivo).

Giocatori superviziati (tutti tatuati e con lo stesso indecente look) che non hanno ambizioni, oltre i lauti stipendi. Che simulano, perdono tempo e stanno perennemente con le mani sul viso al minimo tocco. Lo spettacolo è deprimente: tempo effettivo ridotto, errori grossolani. Non esiste più la fantasia (i numeri dieci, le ali, chi dribbla o salta l'uomo) ma nemmeno chi marca in difesa. E che dire delle regole e degli arbitri? Fuorigioco millimetrici, tocchi di mano opinabili, e troppi falli sanzionati. Così non si gioca più! La classe arbitrale, tante volte definita come la migliore al mondo, è molto modesta, sia che operi sul campo che alla tecnologia VAR (con mancati interventi o interpretazioni contraddittorie anche nella stessa partita). Non si investe sui settori giovanili, e trovare giocatori arruolabili di discrete qualità per la nazionale diventa complicato. Gli stadi sono fatiscenti e le tifoserie sono appannaggio di gruppi ultras legati alla criminalità organizzata. Dove girano i soldi può esserci il pericolo di inserimento della malavita. Il potere sportivo e delle istituzioni ne sono a conoscenza, ma guai a fermare il business.

Il maggiore declino dell'Italia è ravvisabile nel mondo del lavoro e della politica. Anche qui, ci facciamo vanto di essere tra le maggiori economie mondiali (il G7), ma questo benessere dove sta? Politici che amministrano, male, per conto altrui. Imprenditori poco lungimiranti, che non investono in innovazione  e ricerca, puntando solo a profitti facili. Ne risente la produzione industriale (la fine del capitalismo italiano), soprattutto all'interno di una realtà fatta da tante aziende di piccole dimensioni impossibilitate a reggere la competizione estera e a stare sul mercato. Così, in media, abbiamo la classe di lavoratori (dipendenti) con l'età maggiore in Europa, che lavorano di più e sono fra i meno pagati (i salari sono fermi da trent'anni).

Al lavoro ci si arriva con i soliti metodi. La raccomandazione, la sponsorizzazione dell'amico e, alla fine, quando la gestione viene affidata ad incompetenti i risultati non possono che essere mediocri.

Lo star system è quel settore dove l'illusione di fare una vita appagante e diversa dalla triste realtà dei comuni mortali trova concretezza. Il mondo dello spettacolo è pieno di donne che, grazie ad amicizie influenti o a rapporti interpersonali ambigui fanno carriera. Il conduttore che sposa la ballerina o la velina e poi se la porta nei programmi. Le tante donne di Berlusconi inserite nelle tv e in Parlamento.

L'igienista dentale che diventa consigliera; le partecipanti ai concorsi di bellezza che si innamorano di attempati signori che possono essere i loro nonni. Le nuove arriviste sono le influencer. Altro che emancipazione femminile, merito, o pari opportunità. E facile incorrere nelle tv, in rete, e sui giornali di gossip in donne di qualsiasi età rifatte e che per far parlare di se (gli amori, i tradimenti, il lusso) hanno la necessità di apparire svestite. Dove è finita la dignità? Ci si svende per un posto visibile dalle masse di spettatori guardoni, che conoscono ogni minimo pettegolezzo sui vip. Così, all'interno di un Paese dove il titolo di studio, le capacità e competenze non vengono apprezzate, le migliori menti sono costrette a lavori precari e allo sfruttamento. Lauree e conoscenze linguistiche barattate per lavori schiavistici e salari da fame: dal telemarketing alle babysitter e alle commesse, dai riders ai venditori porta a porta. Gli esempi si sprecano. E' ovvio che vedere giovani prosperose legarsi sentimentalmente a vegliardi signori desta qualche dubbio.

Nel giornalismo, nelle università, nelle realtà aziendali e nella politica, è facile incorrere negli stessi cognomi. L'amore sarà cieco ma il potere, inteso come fama  e soldi, è qualcosa di ancor più desiderabile. Avviene in Italia (Marini-Cecchi Gori; Gregoracci-Briatore; Fagnani-Mentana e tante altre coppie famose) come altrove (a partire da Jackie Kennedy fino alle reletivamente recenti unioni di Sarkozy-Carla Bruni e Trump-Melania). L'ultimo caso che fa discutere è quello della giornalista trentenne Claudia Conte, che ha una relazione con il ministro ultrasessantenne Piantedosi. Non fa scandalo la differenza di età o il fatto che sia una relazione extraconiugale (dopo i turbamenti dell'ex ministro Sangiuliano con la Boccia) e nemmeno che i difensori della famiglia tradizionale si concedino scappatelle. Quello che infastidisce è sfruttare personaggi di potere per arrivare ad ottenere incarichi, consulenze ed altro, che vengono preclusi a chi possiede i requisiti. Il mestiere più antico del mondo viene di fatto legalizzato.

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