Il rapporto della Ong Transparency: presto in Ucraina una nuova Maidan

Lagarde (Washington) passa ormai alle minacce palesi: "il paese ha un notevole lavoro da fare per rafforzare la posizione di bilancio"

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Il rapporto della Ong Transparency: presto in Ucraina una nuova Maidan

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di Eugenio Cipolla


La buona notizia per l’Ucraina, non certo per gli ucraini, è arrivata stamattina direttamente dalla bocca della potentissima Cristine Lagarde, direttore del Fondo Monetario Internazionale. «Il completamento di alcune operazione finanziarie è importante per il proseguimento del programma di riforme. Noi stiamo incoraggiando il processo di ristrutturazione del debito ucraino, ma se Kiev non sarà in grado di onorare i debiti verso i creditori privato, saremo in grado di continuare a concedere prestiti all’Ucraina».
 
Tradotto: Poroshenko può prendere una boccata di ossigeno, ma l’Ucraina è sempre più sotto l’egida di Washington. E lo si capisce dalle successive osservazioni della Lagarde, non un semplice memorandum per Kiev, ma un vero e proprio avvertimento alle autorità dell’ex Repubblica sovietica. «Nonostante il nostro aiuto, il paese però ha un notevole lavoro da rispettare per rafforzare la posizione di bilancio a medio termine e aumentare il volume delle riserve in valutare estera, evitando di accumulare nuovo debito». Insomma, Kiev dovrà continuare a fare quello che chiede il Fondo Monetario Internazionale e a pagare saranno sempre i cittadini, con aumenti di tasse e tariffe, e con tagli alle prestazioni sociali.
 
L’obiettivo è arrivare alla riduzione del debito pubblico al 71% del Pil entro il 2020 e risparmiare 15,3 miliardi di dollari. Per fare questo l’Ucraina sta anche negoziando il suo debito con i creditori esteri, perlopiù statunitensi, ma le trattative si stanno rivelando alquanto difficili. Di ritorno dagli Stati Uniti, nei giorni scorsi Arsenij Yatsenyuk ha fatto sapere che se entro fine mese non verrà raggiunto un accordo, l’Ucraina non rispetterà le scadenze, attivando la procedura di moratoria sul debito possibile grazie alla recente legge approvata dalla Rada. Su questo si è aperto anche un fronte caldo con la Russia. Il 20 giugno Kiev dovrebbe pagare una cedola di interessi da 75 milioni di euro a Mosca, ma fonti diplomatiche ucraine hanno già fatto sapere che al ministero delle Finanze russo non arriverà alcun bonifico. Così la Russia potrebbe rivolgersi alla Corte internazionale di Giustizia dell’Aia, chiedendo che l’Ucraina sia dichiarata in default, con conseguenze durissime per tutta l’Europa.
 
Intanto venerdì sulla testa di Petro Poroshenko si è abbattuta una mazzata non poco. Si tratta del rapporto Transparency International Ukraine sullo stato della corruzione nel paese. Secondo la Ong, l’Ucraina è il paese più corrotto d’Europa, al 142esimo posto al mondo su 174 Stati, dietro persino alla Bielorussia di Lukashenko, 106esima, e alla Russia di Vladimir Putin, 136esima. Nonostante le promesse dell’ultimo anno e mezzo, poco è cambiato rispetto all’era Yanukovych. L’agenzia nazionale per l’anticorruzione, creata nell’ottobre del 2014, è stata al centro di uno scandalo politico che sta facendo molto rumore nel paese. Il governo, infatti, secondo diversi accuse, avrebbe manipolato manipolato la commissione di selezione per i vertici dell'Agenzia per ottenere il controllo pieno dell’organismo, indipendente secondo la legge approvata dal Parlamento.
 
 «E’ praticamente impossibile – si legge nel rapporto - fare progressi in settori importanti come quello della corruzione profondamente radicata, della restituzione del patrimonio sottratto da Yanukovich e dai suoi alleati, delle indagini nei casi di corruzione». Sin dalla sua creazione, l’Agenzia anticorruzione, guidata da Artiom Sytnyk, ha fatto poco e niente. In una recente intervista al Washington Post, il premier Yatsenyuk ha dato la colpa al passato sovietico, dal quale «abbiamo ereditato corruzione e malgoverno». Diverso il parere di Andrei Marusov, direttore di Transparency, secondo cui il presidente e il suo premier si occupano della questione soltanto mediaticamente, annunciando provvedimenti che poi finiscono in un nulla di fatto.
 
Cosa che si ripercuote sull’opinione che i cittadini hanno su Poroshenko e Yatsenyuk, sempre meno amati dal popolo. La ricerca condotta da Transparency mostra come solo il 5% degli ucraini creda che la corruzione sia diminuita, mentre il 32% pensa che sia aumentata e il 47% che sia uguale a prima. Sempre più ucraini vogliono vedere un taglio netto rispetto al passato. E l’ipotesi di una nuova Maidan, tra la gente, si fa sempre più probabile. La tensione sociali è alle stelle, sempre più persone sono al di sotto della soglia di povertà e l’aumento del reddito di Poroshenko (nel 2014 circa sette volte rispetto al 2013) ha indispettito e non poco gli ucraini. «Anche se una nuova rivoluzione – dice Marusov – porterebbe in Ucraina caos e anarchia».  

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